Io sono (ero, ora sto meglio) in una situazione un po’ strana, perchè avendo l’OCD tante volte “doccavo” e sembravo sconnesso dal mondo mentre metabolizzavo un pensiero intrusivo (qualsiasi distrazione mi costringeva a ricominciare)
I miei amici più stretti lo sanno e mi lasciano in pace, le conoscenze col “hey tuttapposto” mi rompevano completamente il meccanismo ed era un rosik infinito, solo che non me la sono mai presa perchè come cazzo facevano a saperlo?
in verità parte della ragione per cui oversharo è anche che la terapia mi ha portato ad attraversare il processo
“ma parleresti a qualcuno dei tuoi mali?”
→ “no”
→ “perché?”
→ “perché è degradante per me”
→ “degradi le persone che ti parlano dei loro mali?”
→ “no”
→ “quali sono le ragioni per cui allora a parti invertite questo processo lo valuti così?”
e, vabbè, le risposte personali a cui son arrivato, per me hanno funzionato.
Per te e per i suoi cari equivale a decidere male, quella persona invece non vedeva altra scelta per smettere di stare male. È controintuitivo se non l’hai provato.
Ha comunque deciso male. Si muore comunque tutti, non c’è motivo di aver fretta. E l’esempio che si offre alle altre persone, buttando via sé stessi, è atroce. Il senso della vita non è riferito solo al proprio minuscolo ego, c’è tanto altro attorno.
Quando stai “male”, uno dei motivi che ti spinge verso il suicidio può essere anche - e lo è spesso - la preoccupazione per gli altri: vuoi smettere di essere un peso e di rovinare la vita altrui con la tua presenza e, appunto, il tuo inutile e minuscolo ego. Il meglio che puoi fare è togliere il disturbo.
Ma riesci a capire che non si è in condizioni di fare ragionamenti lucidi in quello stato? È come se ti avessero aperto la pancia con un coltello, tu ti senti morire, ma quelli attorno a te pretendono che tu faccia discorsi razionali. Non hai proprio idea del baratro quanto è profondo e cosa significhi non avere la speranza.
Totalmente l’opposto. Si vive per incoraggiare gli altri a vivere. Un pieno di empatia. Ogni vita è d’esempio.
I ricci si chiudono quando hanno paura o soffrono. Ma siamo un attimino più evoluti rispetto a loro.
il fatto che ti abbia risposto in due nanosecondi senza metterti a pensare se forse non avessi mancato un punto di vista diverso conferma solo quanto dico.
io ho evitato di rispondergli in maniera articolata perche’ e’ inutile, ho avuto purtroppo 2 suicidi in famiglia e so cosa significa da una parte e dall’altra e pikkolo parla solo per frasi fatte lette sui baci perugina…
ecco appunto, parlavo di frasi da baci perugina… non sporcare anche questo topic pikkolo, lo stai deragliando con frasi a dir poco orribili
La persona che ha una così detta “depressione psicotica” e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette “per sfiducia” o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano “No!” e “Aspetta!” riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta.
Pare logico, e forse proprio per questo il concetto appare così astratto ed estraneo quando osservato dall’esterno, la prospettiva spesso troppo differente per poter trovare un punto di contatto, perchè arrivare a soverchiare il proprio istinto di sopravvivenza rappresenta una soglia drammarica e terribile; io valuto il concetto in direzione opposta però, se la morte rappresenta l’ineluttabile conclusione della vita, ed oltre lascio a chiunque la propria interpretazione al suo valore, significato e prosecuzione, se qualsivoglia sia il proprio percorso conduce alla solita destinazione allora la vita è di per se stessa la finalità stessa del suo essere ed il suicidio rappresenta non solo un tentativo di porre fine ad una sofferenza ma pure un atto di affermazione personale, di potere, rifiutare attivamente di riconoscere la suddetta sofferenza come elemento di definizione della vita.
Pikkolo se vuoi possiamo fare sto giochino che tu posti e la gente reporta e io faccio hide post finché non raggiungi il punteggio necessario per vincere una vacanza (non in Giappone però) oppure la puoi finire qui evitando l’imbarazzo a tutti.
Non è RNG, è una persona che ha disturbi debilitanti e che ha preferito youtube alle pasticchette, e se un giorno mi diranno “xanth, è il momento delle pasticchette” penso a Pikkolo e piuttosto che arrivare a quel punto lì le mando giù pure con l’acqua del mocio