Thread dei diritti civili [LEGGETE IL PRIMO POST PRIMA DI COMMENTARE GRAZIE]

Scusate il tema ma è un aneddoto su cui non sto dormendo tranquillo.

Sto lavorando ad un libro di ricerca fotografica relativa al fenomeno dei “john doe”, ovvero i defunti ai quali non si è ancora riusciti a dare una identità.

Di recente è stato istituito un commissario straordinario per le persone scomparse che ha fatto fare un apposito registro digitale.

Dato che il registro è tecnicamente inadeguato per l’approfondimento specifico che devo fare, mi sono sviluppato una mia piattaforma per aggregare i dati di questo registro, i dati del labanof, i dati di chi l’ha visto, del joe network internazionale, delle testate giornalistiche etc, così da avere la geoloc corretta, le traduzioni per gli organi internazionali etc.

Da li, ho riscontrato abbastanza in fretta che il registro nazionale omette sistematicamente tutti i casi dove la persona senza nome è trans. Non solo, in alcune schede il referto dell’autopsia entra proprio nel merito con affermazioni folli.

Quella che mi è rimasta più impressa è “SUL CADAVERE DI SESSO MASCHILE SONO STATI RINVENUTI INDUMENTI INTIMI FEMMINILI. QUESTA TIPOLOGIA DI IMPIEGO FAREBBE RITENERE CHE LA PERSONA CONDUCESSE UNO STILE DI VITA PIUTTOSTO MARGINALE NELLA SOCIETA’, FORSE ANCHE A RAGIONE DI PROBLEMI DI ORDINE PSICHIATRICO”

E niente, solo per dire che manco nei confronti dei morti sembra dovuto comportarsi civilmente.
Non so se denunciare o cosa, sicuramente è un tema che farò emergere in fase di intervista, vi tengo aggiornati.

(Non state a cercare che son foto brutte)

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Grazie. Per la segnalazione, e per la volontà di segnalarlo in fase d’intervista.

Purtroppo questo fatto (l’essere giudicati in qualsiasi situazione, anche nella morte) è qualcosa con cui le persone trans si trovano a dover convivere. Anzi, uno dei consigli che di solito viene dato alle persone trans che hanno famiglie “ostili” è di lasciare chiare istruzioni nel proprio testamento riguardo alla sepoltura: chi se ne deve occupare, come deve essere vestita in caso di funerale a bara aperta, che nome deve essere messo sulla lapide e sugli annunci. (Questo non è il caso di cui ti occupi, visto che tu parli di John Doe, ma è una cosa comunque che mi sento di raccontare.)

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Senti ma il fatto che fosse una persona trans è stata una supposizione fatta da terzi solo perché l’uomo indossava intimo da donna?

E’ una forma (super tranquilla) di feticismo (oggetto dell’attenzione sessuale appunto un “oggetto”) che è anche abbastanza comune, solo che molte volte è “nascosto” agli occhi di tutti perché si mettono sopra abiti normali allineati all’espressione di genere. E’ quindi assurdo già pensare che questa persona venga giudicata come deviante ma ancora peggio attribuire implicitamente la devianza ad una persona trans (mutandina da donna > trans > psichiatrico).

Magari potresti anche integrare il tema del pregiudizio a quello che stai facendo

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È sicuramente uno dei temi caldi, anzi grazie del suggerimento.
Questo pregiudizio si evidenzia molto anche sul tema stranieri. Se sei straniera, magari anche morte violenta ma senza documenti, aspettati due righe su colore occhi colore capelli, se proprio proprio fortunata un identikit fatto da un bambino delle medie, e finisci su un sito che taglia la descrizione a 255 caratteri nemmeno tradotto o indicizzato. Praticamente sei cancellato dalla memoria d’ufficio. È abbastanza orribile.

Orcodue in che vespaio sei finito :sad:

Antefatto: Parkrun è una no-profit che organizza gratuitamente corse della lunghezza di 5km ogni settimana nei parchi pubblici di tutto il mondo (per l’appunto: park run). Si tratta di corse non competitive, che vengono affrontate alla velocità che ciasuna persona vuole, e con uno spirito di gioia e di collaborazione tra chi corre.

Chi corre una parkrun si vede assegnato un tempo ufficiale cronometrato, che può usare per verificare il suo stato di forma e per vedere i suoi progressi; fino a non molto tempo fa (ma non più, capirete perché) ciascun percorso aveva anche i record di miglior tempo maschile e miglior tempo femminile.

Fatto: a gennaio una manica di “gender critical” si sono accorti che per quanto riguarda Parkrun UK (ossia il Parkrun del Regno Unito) tre dei record “miglior tempo femminile” erano detenuti da donne trans. (N.B.: alla data odierna, Parkrun UK conta milleduecentoquarantaquattro – 1244-- gare settimanali, quindi 3 record equivale a dire lo 0,24 % del totale.) E i gender critical (leggasi anche TERF) si sono messi a fare casino a riguardo.

All’inizio Parkrun ha risposto “noi siamo una no profit che organizza gare non competitive, quindi non rompeteci i c.”, ma visto che la “polemica” non accennava a calmarsi hanno deciso ok, cancelliamo tutti i record. D’ora in poi a ciascuna persona viene dato il suo tempo, ma non pubblicheremo più i record di percorso.

Questo è stato caratterizzato dai gender critical come “Parkrun che la da vinta agli attivisti trans!!!”, con anche tutti i media, sempre a caccia della culture war, che gli sono andati dietro. E non hanno perso l’occasione di coprirsi di ridicolo, tipo questo servizio di Sky News:

https://twitter.com/SkyNews/status/1756296907121451241

Prego notare la differenza tra le interviste e quello che dice il cronista.

Persona 1: “Parkrun è solo un modo di stare assieme e divertirsi il sabato mattina.”
Persona 2: “Il dibattito sulle persone trans nello sport è completamente fuori controllo, dovremmo cercare di rendere gli sport più inclusivi.”
Persona 3: “E’ un modo di trovarsi assieme e divertirsi. Sabato mattina, alle nove, ci troviamo e ci divertiamo.”
Cronista: “Questo dibattito è una fiamma che divampa da parecchio tempo e divide le persone!”

Cioè, non sono neanche riusciti a trovare nessuno da intervistare che gli desse ragione :rotfl:

Questo dimostra come 1. ormai le persone trans nel Regno Unito (ma anche altrove) sono il pallone politico preferito dalla destra, e 2. alla gente comune fregancazzo delle “culture war” che la destra cerca di scatenare.

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Copypaste dell'articolo

Why have rightwingers made even parkrun a battleground for trans people?

When non-competitive, mass-participation jogging is annexed by the culture warriors, it’s clear there are other agendas at play

Last week a 16-year-old school basketball player in Utah was targeted by threats and online abuse, and had to be given police protection. A member of the state’s board of education had posted a photo on Instagram casting doubt on her gender, and these days, on the smoking tyre‑fire of the internet, that’s all you really need to destroy somebody.

“She cuts her hair short because that’s how she feels comfortable,” the girl’s parents told local news. “She wears clothes that are a little baggy. She goes to the gym all the time so she’s got muscles. It just broke our hearts that we needed to have this conversation with our daughter. Worst-case scenario, she could have ended her own life.”

The official in question, a Republican called Natalie Cline, later backtracked and apologised for her claim, although not without swinging some more punches. “She does have a larger build,” she argued. “It is normal to wonder if people are what they say they are, because of the push to normalise transgenderism in our society.” Nevertheless, she did affirm that the child “is in fact a biological girl and always has been”, which was good of her.

Just another week of fighting the good fight. Standing up for women. Protecting girls’ sport from – hang on, let’s see if we’ve got this right – 16‑year‑old girls. Then again, if you’re one of the growing army trying to restrict the access of trans people to sport, you’re probably not going to let a little minor inconvenience like logic or absurdity get in your way.

Take the recent controversy over parkrun, the mass‑participation 5km fun run that has become the latest target in the cross hairs of the radical trans‑exclusionary police.

In recent weeks parkrun has been doggedly pursued by protesters and the media, unhappy at its policy of allowing trans women to identify as female.

Never mind the fact that parkrun has always maintained that it is a running event and not a race, has no prizes and hardly any competitive apparatus at all. You can do parkrun on a mobility scooter if you want. You can do it with a pram. You can dope yourself to the eyeballs. Still, in order to head off the vitriol, it decided to delete most of its records to avoid any ambiguity. And that was the end of the matter.

But of course it wasn’t, because this isn’t really about parkrun records, and it’s not really about parkrun, and it isn’t really about sport at all. This issue began to gather traction a couple of months ago, spurred by a report from the rightwing thinktank Policy Exchange calling for parkrun to be stripped of public funding unless it banned trans women from the women’s category.

The cause was quickly taken up by the press and their useful idiots on social media. Things were angrily written. Insults were slung. Noise begat noise. Last Saturday, rather amusingly, Sky News sent a reporter to a parkrun in London in an attempt to drum up some righteous fury, and instead encountered only indifference, comments like “it’s just a bit of fun” and “the debate has been blown out of proportion”.

Still, blowing debates out of proportion is the raison d’etre of Policy Exchange, set up to promote conservative talking points in the corridors of power: taking on “left-wing” views on campus, judicial oversight of government, leaving the European court of human rights. It helped to draft laws restricting the right of climate change activists to protest, not declaring that it had received funding from fossil fuel companies. And now it appears to have taken a sudden interest in women’s sport. Why might this be? Perhaps because, for all of the venom characterising this conversation, there is of course a genuine fear there: the feeling on the part of certain women that their space is being encroached upon, that trans rights are an extension of the patriarchy they have long been fighting. The problem is that this anger is being whipped up and exploited by malign actors, the media and politicians of on the reactionary right, to advance causes that go well beyond the remit of women’s sport.

And so once you erase trans women from physical sport, you move to sports such as chess and darts. From there it’s a short leap to scoffing at people’s pronouns, talking about “men in dresses”, perhaps even a cheap gag during prime minister’s questions while the parents of a murdered trans teenager are watching from the public gallery. Next you start denying the concept of gender fluidity entirely. You demonise the trans woman as a potential abuser or rapist. You describe transition surgery as “mutilation” or “child abuse”. All in the service of pushing the window, inching towards some sunlit horizon in which – as is already beginning to occur in parts of the US – trans people can be legislated out of existence entirely.

And really the telling part of the parkrun row is the way the anti-trans movement in sport has begun to broaden its focus beyond the Olympic 800m, or national swimming trials, or suppressed testosterone levels, into areas of identity and belonging. The proposed parkrun ban is – short of genital inspectors in the token queues – basically unenforceable. The cruelty is the point here: the desire to forcibly out trans women, even when it might threaten their safety. The message to trans women, trans men – or even anyone who looks like they might be trans – that this is not your space, and you will identify not according to your values but to ours.

The great shame is that for its many devotees parkrun’s appeal lies in its simple purity: a holistic, community‑driven vision of sport untainted by commercialism or top-down power, free of politics or culture wars. So of course, like the National Trust or the BBC, it needed to be defiled, made a contested space, made a more toxic and less welcoming space. Once the rage machine has finished eating, it can simply move on: to the next target, the next domino teetering in line.

E mi permetto di sottolineare i punti che sono importanti:

Fare esplodere i dibattiti oltre ogni proporzione è la ragion d’essere [delle associazioni di destra], che sono state create per promuovere il conservativismo nei corridoi del potere: si battono per “rimuovere la sinistra” dalle università, per cancellare ogni controllo sul governo, per uscire dai trattati europei sui diritti umani. Hanno aiutato a scrivere leggi che diminuiscono la capacità di protestare contro il cambiamento climatico (senza dire di avere ricevuto fondi dalle aziende di combustibili fossili). E adesso, improvvisamente, si interessano degli sport femminili. Perché mai? Forse perché, indipendentemente da tutto il veleno che circonda la conversazione, c’è una paura sincera qui: alcune donne pensano che i loro spazi stiano venendo invasi, che i diritti trans non siano che l’estensione del patriarcato che da tempo combattono. Il problema è che questa rabbia viene alimentata e sfruttata con malizia dai media e dai politici della destra reazionaria, per mandare avanti cause che vanno ben al di là degli sport femminili.
E quindi una volta che le donne trans sono state rimosse dagli sport fisici ci si sposta ad altri sport come gli scacchi o le freccette. Da lì il passo è breve a deridere i pronomi scelti dalle persone, di parlare di “uomini con la gonna”, forse anche come battuta di basso livello fatta da un primo ministro in parlamento quando i genitori di un’adolescente trans pugnalata a morte sono in aula. Le donne trans vengono demonizzate come potenziali violenti stupratori. La transizione viene descritta come “mutilazione” o “abuso di minore”. Tutto quanto al servizio di spingere la finestra, avvicinandosi ad un orizzonte in cui, come già accade in alcune parti degli Stati Uniti, le persone trans sono rimosse dagli spazi pubblici per legge.
E quello che lo fa capire è proprio parkrun, il modo in cui il movimento anti-trans negli sport ha ampliato i suoi bersagli al di là delle olimpiadi, o delle gare di nuoto, o dei livelli di testosterone, in aree che si autodichiarano esplicitamente inclusive. Anche se Parkrun escludesse le donne trans dalle gare, il divieto non potrebbe essere applicato a meno di verificare i genitali delle persone in fila. Il punto è essere crudeli in quanto tali: è il desiderio di costringere le donne trans a fare outing, anche quando metterebbe a repentaglio la loro incolumità. Il messaggio che vogliono mandare alle donne trans, agli uomini trans, e persino a chiunque sembri poter essere trans, è il seguente: “Questo non è il vostro spazio, e voi dovete sottostare ai nostri valori, non ai vostri.”
Parkrun è uno spazio puro, uno spazo comunitario, in cui praticare sport senza contaminazioni commerciali o regole imposte dall’alto, senza politica o guerre di cultura. Quindi di conseguenza deve essere contaminato, deve essere reso politico, deve essere reso tossico e meno accogliente. E quando ciò sarà stato fatto, la macchina si muoverà al bersaglio seguente, alla prossima tessera del domino.

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https://twitter.com/PrimeministerGR/status/1758245681863483800

E l’Italia? :thinking:

No sul serio, siamo l’unico paese dell’Europa occidentale che non ha il matrimonio egualitario.

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La Grecia non ha una monarchia assoluta straniera nel proprio territorio che impone i propri valori per interesse economico.
Comunque dai, manco si può dire che almeno c’è la Grecia peggio di noi, siamo proprio il cazzo di Alabama dell’Europa.

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Anche questa sara’ l’ennesima cosa dove arriveremo ultimi in occidente nonostante tutti gli altri paesi da decenni sono progrediti, con i soliti discorsi del cazzo su cosa succede signora mia se permetti i matrimoni omo, quando niente di quello che dicono si e’ mai visto in tutti gli altri paesi.

Mappa del disagio, again, siamo l’Alabama dell’Europa occidentale, con tutto il rispetto per l’Alabama visto che almeno li’ ci si puo’ sposare tra persone dello stesso sesso.

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Il problema (uno dei problemi, vabbè) è che in Italia come dici te siamo un feudo cattolico. Non c’è un cazzo di nessuno che ogni volta che se ne discute a livello politico ed il clero comincia a parlare gli risponde “siamo uno stato laico non rompeteci i coglioni.”

Io non ho niente contro le persone religiose ma madre di Cristo donami la grazia vogliono comandare tutti, anche i non fedeli. “Io sono cattolico e quindi non voglio i matrimoni gay” e vabbè non matrimonigayarti che vuoi che ti dica. Ma chi non è cattolico o non è religioso? Deve sottostare alle vostre regole? (Sì.)

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Il fatto strano è che i cattolici non esistono. Le chiese sono vuote, le vocazioni svanite.
Sono degli strani “cattolici sulla carta”, a volte più estremisti dei cattolici che vanno in chiesa.

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Beh non e’ necessario essere cattolici per essere omofobi, ma fornisce un’ottima scusa per trasferire ad altri un giudizio sui propri valori.

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L’omofobia non nasce con il cattolicesimo, però il cattolicesimo fornisce un’ottima giustificazione morale per far sentire gli omofobi nel giusto.

Yep, ma non le chiamerei persone religiose e nemmeno fedeli perchè de facto non lo sono.

Il che è più pericoloso perchè del cattolicesimo prendono ciò che fa loro comodo e lasciano quello che da fastidio.

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Precisamente.
“Ama il prossimo tuo come te stesso” non è tipo una feature opzionale, è proprio la BASE del cristianesimo, casualmente sti soggetti la ignorano bellamente come nulla fosse.

Vaccaboia tall order :asd:

Non proprio il cattolicesimo ma le religioni abramitiche si. Dalle altre parte dove non c’erano (o prima che ci arrrivassero) si scopava qualsiasi buco senza problemi. :dunnasd:

Mah non e’ che il buddhismo ad esempio se sgratti la patina propagandistica, sia meno omofobo. Basta vedere nelle comunita’ dove e’ ancora una religione molto importante: spesso gli ordini monastici sono i primi a perpetuare l’intolleranza.

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