Ho finalmente deciso di smettere di fumare, cosa mi attende?

Mi chiedo sempre perchè intanto, prima di smettere di fumare “per sempre”, i tabagisti non decidono di tagliare tutte le sigarette tranne le 2/3 al giorno veramente “essenziali”. Almeno quando si smette la quantità di nicotina a cui l’organismo è abituato è minore.

ps: c’entra poco col fumo ma magari vi è utile. Io è un anno e mezzo che non mangio carne. Non mi identifico comunque come vegetariano. So che un giorno rimangerò carne. Se un giorno dovessi per sbaglio mangiare carne … sticazzi.
Però, sta di fatto, che è appunto un anno e mezzo che non la mangio.
Il mio pensiero è stato, dopo una grigliata: “bon domani non la mangio”.
E il giorno dopo pure.
e il giorno dopo pure.
iterato fino ad oggi.
Non so se può essere comodo per un fumatore pensare che si sta solo “prendendo una pausa” è solo “per oggi/domani”.
Perchè (credo) che superata la fase di dipendenza fisica\psicologica non c’è nulla di male se poi a Capodanno da ubriachi vi fumate una sigaretta. Cazzo tra fumare una 50ina di sigarette l’anno ( vi basterebbero?) e fumarne 10/15/20 Al giorno * 365 giorni… insomma… per i polmoni e la salute è un’altra storia.
Probabilmente non sto ragionando da “dipendente da sostanze”

My2Cents

Il libro di Allen Carr spiega esattamente come questa sia una logica fallace perché è provato che anche dopo anni se si rifuma una sigaretta le possiblità di riprendere sono altissime.

vabbè mica ho detto “MAI più” smettere :asd:. al momento non vuoi smettere, no?

:snob:

Allen carr, la magica bibbia degli ex fumatori, sarà 15 anni che ogni tot mi risalta fuori l’esaltato di carr che quando ne parla pare un fanatico religioso :asd:

Questa è una cosa che mi sono sempre chiesto ma probabilmente la risposta è “americani”.

Innanzitutto non esiste una associazione culturale alla sigaretta che non sia il chain-smoking, quindi l’utilizzo già da subito è vincolato ad una specifica abitudine che guardacaso prevede un acquisto compulsivo di roba costosissima e costruita per darti dipendenza.
Poi anche il rapporto con l’astinenza è americano\calvinista\reliogioso, dove la sostanza è demoniaca e solo l’idea di fumarsene una dopo aver smesso è un nuovo contratto col demonio.

ecco appunto. Ho un amico che l’ha letto e ha smesso istant, ma ovviamente da anni ha ripreso a chain-fumare però non credo sia un demerito del libro, è comunissimo il relapse tra i fumatori

@CrazyWildhog ma il libro di Allen Carr funziona, il motivo per cui chi ne parla appare un fanatico religioso è perché in sostanza lo è.

Solo che è un fanatismo solo nei confronti della propria dipendenza e di cosa è il fumo, quindi che cazzo ti frega :asd:

…se poi la cosa è che dà fastidio sentirsi dire “io ho smesso è stato facilissimo omg, fallo anche tu!” perché tu sai che per te non è / non è stato facile, o non sei proprio riuscito, beh, pace, mica ti sta obbligando a far niente

EDIT: poi c’è da dire che nel libro c’è un po’ di idiosincrasia nel dirti che, una volta libero, vedrai “con compassione” gli altri fumatori, e contemporaneamente di non demonizzarli perché non sono loro deboli, ma la dipendenza forte, e sminuendoli non fai un favore a nessuno. Alla fine il libro però è rivolto al lettore, non a chi gli sta attorno (o almeno, lo è in minima parte)

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non mi è chiaro a cosa ti riferisci, se all’affermazione di @Andak “non capisco che male c’è a fumarsene una a capodanno” o a qualcos’altro.
In qualsiasi caso, visto che si parla anche del libro, Allen Carr dice esplicitamente che si può pensare al fumo, e anche alla voglia di fumare, va solo cambiato il modo di interpretare questa “voglia” - quindi no, non è demoniaco anche solo volerlo - è però demoniaco fumarla.

Il motivo però qui non è certo fanatismo, ma è insito in ogni tossicodipendenza e non credo di doverlo spiegare no? Insomma, mangiare la carne è una cosa, assumere nicotina un’altra.

Per la mia esperienza la questione è molto più psicologica che fisica

Chain fumare sarebbe?

Insomma abbiamo capito che nobsyde è un ex fumatore :asd:

mi pareva fosse abbastanza esplicito :asd:

e sono anche un ex “…però ci son ricascato” se è per questo (due volte!), ed entrambe le volte perché mi era capitato di fumare canne, poi di non averne, provare con una sigaretta “BLEAH CHE SCHIFO”… e poi rip.

Ma tldr in sostanza qual è il sistemone che propone nel libro :asd: ?

è impossibile fare un TLDR perché il “sistemone” è letteralmente la parte long, ovvero un lavaggio del cervello al contrario (hence il fatto che poi ti sembrano fanatici religiosi :asd:).

il concetto di fondo è che ti fa capire quanto inutili le sigarette siano, smontando caso per caso i motivi per cui credi invece siano utili (alleviare la noia, aiutare la concentrazione, socialità, solitudine ecc ecc), ma per farlo dev’essere molto ripetitivo perché ti si inculchino in testa dei concetti che sono veri, e probabilmente ne sei pure già a conoscenza, ma che mentre fumi appaiono non esserlo.

C’è solo una condizione (che dico io e non il libro) perché funzioni: ovvero volere smettere. Il che non vuol dire “avere la forza di volontà di smettere” eh (anzi lui passa tre quarti del libro a perculare chi dice “basta la forza di volontà”), ma semplicemente essere in uno stato mentale in cui nonostante tu non riesca a smettere, vorresti farlo.

Per questo non ti consiglio di leggerlo al momento, perché non sei in quello stato mentale e quindi ti ritroveresti a scorrere le pagine senza leggerle “che tanto questo lo so già, questo l’hai già detto, questo non è il mio caso…”. Se mai invece lo sarai, ti consiglio di farlo :dunno:

Tra l’altro la cosa “bella” è che mentre lo leggi devi continuare a fumare (a meno che, come nel caso di @Ch4kra , tu non abbia già smesso, in quel caso puoi continuare a non fumare), il che elimina buona parte dello stress mentale.

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è complicato’d

Trattare gli abusi di sostanze dal pov psicologico non è come trattarli dal punto di vista fisico, quindi il ruleset è diverso. Nella nuova edinizione di Dungeons&Drugs si mette enfasi sull’etichetta che si da all’individuo che cerca aiuto. Definire una persone come “tossicodipendente” oppure usare la perifrasi “persona affetta da tossicodipendenza” cambia totalmente l’assetto cognitivo e comportamentale dell’individuo in relazione alla sostanza.

L’approccio self-help all’americana ignora totalmente la questione e spinge sul calvinismo flagellante dove tu sarai sempre il peccatore che ha firmato il contratto con la sostanza\demonio, ovvero:

La “terapia” secondo sto paradigma funziona (o almeno, dovrebbe) perché punta sulla ristrutturazione identitaria verso l’idea che sei e sempre sarai un tossicodipendente. Succede la stessa cosa con gli Alcolisti Anonimi. Per la sigaretta e per l’alcol può sembrare una scemenza, ma in casi più gravi, costruire la persona mettendo alla base l’etichetta di tossicodipendente equivale a costruire uno schema cognitivo che filtra la tua vita.

Anche se sei guarito puoi cappare la tua esistenza perché alas sei solo un tossicodipentente, puoi tornare a drogarti perché che speranza c’è per te, sei solo un tossicodipendente.
Non a caso si sta attentissimi su questo discorso delle etichette con i ragazzini che hanno ancora tutta la vita davanti, istituendo pene “alternative” che evitano lo stigma dell’etichetta. Ancora, non a caso Cartabias e co. di CL, invasati cattolici, piano piano provavano a smontare sotto Draghi tutte le istituzioni a tutela del minore “deviante” but I digress.

Questo tipo di approccio non è che non funziona, ma funziona magari meglio in determinati contesti culturali turboreligiosi tipo la cultura americana, e anche li i tassi di abbandono e relapse sono giganteschi. Come già appunto detto anche nel thread dell’alcol, una terapia cbt verso l’autoregolazione all’uso della sostanza è più efficace e ha meno abbandoni. Comunque è giusto provare diversi approcci finché non ottieni quello che vuoi.

Tipo @CrazyWildhog se ti proponessero un approccio educativo, limitato e (auto)regolamentato alla sigaretta ti approcceresti più volentieri all’idea di tagliare le sigarette rispetto a smettere cold turkey?

EDIT: Comunque al di la del pippaus sullo stigma per me personalmente non ha senso fumare sigarette perché sono intrinsecamente LSC antiedonista selfpunitivo.

Su di me rilevo un curioso effetto collaterale psicologico che non mi piace dall’essere passato alle iqos.

Prima mi autoflagellavo perchè mi vedevo come un debole incapace di gestire me stesso.

Mi sentivo proprio una merda a comprare l’ennesimo pacchetto.

Davo la colpa all’ambiente da dove provengo che considerava le sigarette come uno status sociale.

Ho iniziato a fumare la prima avrò avuto tipo 8 anni di nascosto me la fece provare mio cugino.

Poi dopo anni alle medie iniziai a scroccarle e alle superiori iniziai proprio a comprarle.

Poi tutto il repertorio, narghilè incluso.

Cioè non c’era luogo dove non si fumasse.

Una roba che quando ci penso è uno schifo immane.

Gli uffici sembravano una cloaca.

Giunto ai 40 mi odiavo per questa scelta, ero rimasto veramente tra i pochi a fumare.

Il pensiero di un fisico compromesso per sempre e questa dipendenza da ragazzo mi mandava ai matti proprio.

Ebbene dopo questa premessa le iqos mi hanno creato la repulsione per le sigarette, cioè ora ho proprio lo schifo dell’odore, pura a maneggiarle, la cicca poi mi fa proprio vomitare, ma di contro non percepisco più che le iqos fanno malissimo uguale e anzi le compro senza più sensi di colpa alla menta.

E questo razionalmente mi sembra la pietra tombale sulla mia volontà di smettere.

Su di me ha vinto l’industria del tabacco.

I miei figli non fumano e nemmeno mia moglie.

Sono rimasto come lo stronzo in carriola del noto film.

[quote=“Grismi, post:175, topic:838649”]
Tipo @CrazyWildhog se ti proponessero un approccio educativo, limitato e (auto)regolamentato alla sigaretta ti approcceresti più volentieri all’idea di tagliare le sigarette rispetto a smettere cold turkey?[/quote]
Dover scegliere “una strada” per smettere è già uno step oltre rispetto alla situazione attuale in cui sì c’è l’idea di smettere ma al momento non l’idea di metterla in pratica :asd:
La risposta è non lo so, anche se credo che sarebbe meno traumatico.
Da un lato sono anche dell’idea che lo strappo secco possa funzionare più del mantenere un piede nel tunnel

[quote=“Grismi, post:175, topic:838649”]
EDIT: Comunque al di la del pippaus sullo stigma per me personalmente non ha senso fumare sigarette perché sono intrinsecamente LSC antiedonista selfpunitivo[/quote]

Non ha senso perché fa malissimo, tutto lì, altrimenti sarebbe un’abitudine come un’altra :asd:
Ed è LSC perché vendi roba estremamente pericolosa in nome del profitto.
Le sigarette “industriali” non dovrebbero semplicemente esistere.
Poi se non sei fumatore come se non sei genitore non puoi capire’d :teach:

Ma anche perché fa schifo, sfido a trovare un tabagista che possa dire che effettivamente la sigaretta “gli piace”. Io fumo in modo ultra saltuario il sigaro quando sono in ferie (ma roba che ne fumo 2 all’anno per intenderci) e le pochissime volte che ho provato ad assaggiare una sigaretta l’ho trovata uno schifo privo di ragioni se non che ormai ci sei assuefatto.

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Boh io fumavo come un porco assatanato, ero arrivato anche a farmi due pacchetti al giorno di siga normali più altro numero random di quelle rollate.
Decisi che qualsiasi cosa sarebbe successa avrei smesso al compimento dei trent’anni, perché tanto era una hobby malsano ed inutile ed ormai non mi dava neanche più piacere, anzi mi disgustava.
E così feci, di botto e da un giorno all’altro, mai più toccato una siga da allora. Son passati ormai dieci anni.

N.B.: Avevo anche letto pure io il libro di Allen Carr, giuro non mi fece un assoluto cazzo, appena finita l’ultima pagina mi accesi una sigaretta.
Forse trovai più efficace la meticolosa descrizione del tabagista che faceva Svevo ne La coscienza di Zeno.

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Come dicevo, fa schifissimo le prime, lì devi metterci proprio sforzo per non buttarla via e vomitare, ha un sapore orribile (è il tuo corpo che ti urla “oh, ma che cazzo è sta merda, è tossica, levala dai coglioni”) :asd:
Dopo neanche tanto non percepisci più il suo sapore e odore nello stesso modo, non so come spiegarti, ma lo senti molto più smorzato e da sgradevole diventa se non gradevole un’abitudine.
La forzatura iniziale in genere avviene ad un’età di formazione in cui per emulazione (per sentirti grande, per sentirti figo come i ragazzi di due classi avanti etc) sei disposto a fare cose che in età adulta non ti forzeresti a fare.
Non saprei come spiegarlo, ironicamente dico che un non fumatore non può capirlo ma è vero, io ho ben in mente cosa intendi quando dici che fa vomitare ma tu quando ti dico che non te ne accorgi più no :asd:
Poi magari è così solo per me, comunque non so se la definirei “buona”, diventa un gusto acquisito.
Hai in mente quando assaggi le prime volta la birra o il caffè, magari da bambino rubandola al genitore distratto ad una cena tra parenti o salcazzo?
Ti fa schifo, poco da dire, poi crescendo ti abitui in fretta :asd:
Non sto dicendo caffè o birra siano come la sigaretta ma il punto è che cambia la percezione che ne hai

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