si ma quello è un problema politico non di soldi, la francia “se ne frega” cit. per dire, ha il deficit all’5+% il debito al 115% e se c’è da fare robe in EU mica si tira indietro
tutti i numerini EU sono cazzate che vengono sistematicamente ignorati da buona parte dei governi in EU, li fanno pesare solo a chi non ha capitale politico da spendere.
eh, insomma. perché il debito italiano è stato molto isolato agli italiani, e non ci stampiamo valuta da soli.
quindi in sostanza le centrali nucleari si potrebbero fare solo per vie pseudo-patrimoniale e con un colabrodo come rete di sicurezza per evitare la fuga di capitali.
magari convinci parte dei detentori del debito italiano a partecipare a questa roba. ma boh. non abbiamo il know how in casa e dobbiamo metterci in fila con tutti gli altri clienti che sanno già cosa e come lo vogliono.
hanno una centrale nucleare anche in romania, per dire.
Per chi vuole approfondire, qua ce la ceo di ansaldo che parla
Non ricordo i dettagli, si parla di circa 100 persone che si occupano di progetti sull’estero. Considerando che sono 40 anni che il nucleare è stato mandato alle ortiche…
Se può interessarvi il governo belga ha deciso di mettere alla prova il proprio bilancio pubblico annunciando l’intenzione di rilevare, nazionalizzando, gli impianti di produzione elettrica da nucleare sul proprio territorio, 2 centrali per un totale di 7 reattori, con la prospettiva di riavviarne l’attività in quelli disattivati, disconnessi ed in fase di smantellamento. Augurissimi.
Lo temo anche io; certo, stiamo parlando di procedure di distattivazione e smantellamento avviate solo recentemente, in un processo a cui in genere sono richiesti decenni per arrivare al completamento, e spesso passano anni anche solo per finalizzare normativamente i processi di decontaminazione e l’attibuzione delle responsabilità sociali, mentre gli attuali reattori leggo abbiano raggiunto la fine operativa delle loro licenze da pochissimo da 6 a 40 mesi sostanzialmente, lasciando prospettive, perché dubito sia stato fatto molto per adesso.
Però lo spegnimento come si è già visto in Germania è un procedimento che generalmente inizia anni prima della scadenza della licenza, partendo dai mancati rinnovi della fornitura del materiale fissile, realizzato specificatamente per ogni esigenza del reattore e seguendo con una bella lista di incombenze tecniche, quindi, mah, mi sembrano iniziative prese sul momento senza una strategia industriale sottostante.
Engie (ex GDF Suez) è n grande operatore di gas naturale e infrastrutture (è uno dei leader europei in reti gas, storage e LNG). Indovina perchè erano cosi interessati a spegnere quelle centrali. Il governo belga avrebbe dovuto internenire prima, ma politicamente era impossibile.
Quei PWR sono ancora prime age e potrebbero produrre altri 40/50 anni. Anche ammesso il refurbishment sia costoso, molto piu semplice riattivare GW cosi (come gia stanno facendo in america) rispetto a costruire nuove centrali. Da questo punto di vista è una scelta molto intelligente.
Man mano che la tecnologia va avanti puo essere che queste centrali superino i 100 anni se ci avventuriamo su terreni nuovi (annealing del nocciolo, etc).
Vero ci siano interessi, ma ho seri dubbi su quelle tempistiche, si parla comunque di strutture vecchie di 40 - 50 anni basati sempre su progetti e design di seconda generazione anni '60, possono spremere un decennio in più, forse qualcosa di più, ma qualche dubbio lo avrei.
La realtà è che molti degli impianti (di 2nda generazione) chiusi in anni recenti in Europa avevano ancora parecchi decenni davanti di vita utile. Anche in Francia per dire. Fessenheim, chiuso da Macron, aveva appena completato il refurbishment (miliardi buttati).
Il “cap” alla vita di un reattore PWR é il neutron embrittlement del nocciolo (che non puo essere sostituito).
In Inghilterra è diverso perchè hanno una tecnologia diversa e pertanto andranno chiusi nei prossimi anni.
Anche Caorso (BWR) avrebbe prodotto energia fino al 2050+.
Semplicamente perché il rapporto tra produzione energetica e costi di mantenimento decresce nel tempo, gli intervalli di mantuenzione iniziano a farsi più frequenti e complessi, le maestranze preparate a gestire impienti vetusti latitano e la complessità dell’evoluzione ingengeristica di ogni centrale cresce e si diversifica contribuendo ad impediere la creazione di una filiera industriale sostante.
A mio avviso questo prolungamenti non sono una strategia, sono la risposta abborracciata ad una mancanza di strategia; se vuoi spremere i core per qualche anno in più in attesa di una loro sostituzione bene, posso approvarlo, ma questo è solo un approccio per demandare il problema un poco più avanti, sperando sia qualcun altro a doversene occupare.
Si capisco questo punto di vista, ma da quello che vediamo in America (dove ci sono, per ragioni anagrafiche e politiche, la maggior parte di questi esempi) è che gli implanti rimangono competitivi a livello di performance (capacity factors altissimi) e ok a livello economico anche dopo i “costosi” refurbishments.
Intanto ringrazio per la fonte perché è un eccellente documentazione riassuntiva dello stato della flotta di reattori in generale, lo salvo per ogni evenienza, e per il resto a mio avviso resta il problema delle dinamiche socio-economiche oltre a quelle tecnologiche; gli impianti di cui si discute sono stati costruiti in un’altra epoca, in un’altra società e con ben differenti modelli previsionali a loro carico, da un livello di industrializzazione diverso, che prospettavano mantenere tra l’altro, e relative proiezioni venture, alla partecipazione dello Stato nel loro finanziamento fino ad aspettative tecnologiche ben diverse con tempi di rientro dell’investimento molto più ottimistici.
Ne risultano strutture di produzione in cui, si, gran parte dei costi di costruzione dovrebbero essere oramai assorbiti, e quindi risulta relativamente facile e utile volerli utilizzare fino a che, più o meno letteralmente, non cadano a pezzi per bombardamento neutronico, specialmente quando i privati lagnano costi energetici troppo elevati offrendo una risposta facile a tali lamentele, ma a mio avviso è una strategia perdente perché disattende opportunità di crescita. Se l’Unione Europea volesse rilanciare il settore non servono estemporanei piani per costruire un rettore qua ed un da qualche altra parte, separatamente e personalizzati, serve scegliere un design, scegliere necessità di produzione, luoghi di avviamento e acquisirne una decina identici per strutturare stabilmente l’industria sottostante e sfruttare i costi di filiera in economia di scala.
Altrimenti qui si rischia seriamente di arrivare al 2050 con reattori vecchi di 80 anni, costruiti su ipotesi ingengeristiche vecchie di quasi un secolo, in un dedalo di condotte e valvole in cui nessuno ha più materialmente in mano i progetti per sapere cosa faccia dove. Ovvio poi ogni inconveniente costa mesi di manutenzione.
Ah sicuramente salvare i reattori esistenti da una morte precoce non é la risposta a net 0 o a maggior indipendenza energetica europea. Quella passa da autoferitilizzanti + un ambizioso piano di costruzione.
Ma salvare i reattori é un obbligo morale di chiunque, imho, si definisca ambientalista (e non un profeta/utile idiota del gas - non mi riferisco a te ovviamente).
E ancor di piu la scelta razionale dal punto di vista energetico nell’ottica di stabilità della rete, minor dipendenza da gas, e diversification. In europa potremmo riattivare circa 8 GW di nucleare in 5 anni…
Reactor operators and nearby communities are exposed to radioisotopes; in the USA, 115 000 cancer deaths since 2000 are attributed to residence near nuclear plants.
Beh dai, solo 115.000 morti quando va tutto bene, no problem.