Nah, dissento. Non è un autore semplice, ma nemmeno incomprensibile imho. Cioè Herscht 07769 è un romanzo linearissimo, con l’unico scoglio (questo sì) che è scritto come un’unica frase dall’inizio alla fine
Un’opera come Melancolia che richiede uno sforzo intellettuale per essere fruita non è per forza elitaria. Puoi dire che è ricercata, ecco, che è complessa, ma elitario è un termine molto negativo e non mi pare si applichi a K.
hai ragione, è negativo.
Ed effettivamente ha senso applicarlo se K. scegliere di scrivere in tale modo per far sì che siano solo in pochi a poterlo apprezzare, oppure se scrive così perché è quello che sente il modo corretto di esprimersi.
Effettivamente, scrive molto bene e quindi ti direi che è probabile che sia la seconda, ma non ne ho certezza.
Un giorno tutti diranno di essere stati contro, di Omar El Akkad. Libro che mischia le opinioni dell’autore su quello che è successo a Gaza dopo il 7 ottobre, molto critiche nei confronti del liberalismo americano, con spezzoni della storia della sua vita, dall’Egitto al Qatar al Canada per poi finire negli Stati Uniti. Bel libro però secondo me richiede un attimo di conoscenza pregressa del contesto e degli eventi per essere compreso a pieno (tipo quando parla dei supporter di Biden che cantilenano “four more years” non rende altrettanto quanto sia dissociante la cosa se non si ha presente la scena)
La nostra guerra quotidiana di Andrei Kurkov, scrittore ucraino russofono che narra in forma di diario il periodo della guerra che va dall’agosto 2022 al febbraio 2024. È deprimente come libro, non solo per il fatto che parla dei patimenti della popolazione ucraina durante il conflitto ma anche perché nelle prime entry (nel 2022/2023) si legge una certa fiducia su una fine del conflitto relativamente breve, mentre invece come ben sappiamo si sta per entrare nel quarto anno, e infatti lui stesso negli ultimi pezzi riflette su come la guerra durerà ancora a lungo.
Ho (ri)letto Dalla parte di Swann, dove Combray è dolcissimo e insieme già bello scabroso (il narratore quasi in delirio per i baci della mamma, le due ragazzine che amoreggiano davanti alla foto del padre appena morto, la prima comparsa di Odette, ancora innominata…) mentre Un amore di Swann è un po’ una palla, non me lo ricordavo così
Comunque pazzesco, mi ricordo ancora un sacco di cose
Mi sono letto Fiori per Algernon di Keyes, che in qualche modo è considerato un classico dagli anglosassoni. Ed è la storia di un ritardato che grazie a un esperimento scientifico diventa un genio, poi ovviamente quello che sale deve tornare in basso e ritorna scemo. Non l’ho gradito particolarmente, soprattutto perché l’approccio psicologico-personale al mondo ha rotto il cazzo, il secolo scorso è finito da un pezzo e veramente quel discorso non ha più nulla da dire, se non le solite fesserie. Stilisticamente se può interessare la prosa segue il l’evoluzione e l’involuzione dell’intelligenza del protagonista (il libro è il suo diario in pratica), quindi parte con gli strafalcioni ecc… ecc… sale in ricercatezza per poi rittornaaare ah esere cossì.
Poi mi sono letto la piece di Ionesco “Che inenarrabile casino!” che è la trasposizione del suo unico romanzo (che avevo già letto) Il solitario. Devo dire che ho apprezzato più il dramma che il romanzo (sono uno il negativo dell’altro, nel romanzo lunghi monologhi interiori del protagonista, nella piece il protagonista è quasi del tutto silenzioso e sono gli altri personaggi a parlare per lui, di lui, con lui…), gli giova il silenzio del protagonista, così Ionesco non può spingersi a considerazioni politiche o storiche cringe al di là del suo e resta invece il meglio di questa doppia opera, quel senso di abbandono esistenziale nel quale rivediamo un po’ Mersault o Roquentin oltre che alle influenze kafkiane.
Infine ho letto Notturno cileno di Bolaño che è veramente un gran libro, degno di un autore così. Storia della vita di un prete cileno dell’opus che attraversa quella del suo paese partendo dall’ancient regime, passando per il governo Allende, al golpe militare e infine alla caduta della dittatura. Veramente un libro intelligente e di ampia portata, poi stilisticamente è sempre Bolaño, nello specifico il miglior Bolaño, quello di 2666 per intenderci. Consigliatissimo.
E’ il motivo per cui non mi è piaciuto molto, la critica sottointesa è che non è un libro che ha saputo superare la moda del momento. Cosa che in generale uno si aspetta da qualcosa considerato un classico.
Ho letto Tapum di Leo Ortolani, fumetto sulla battaglia dell’Ortigara. Bellissimo, tanti personaggi (quelli più direttamente coinvolti dalla storia) sono inventati ma non leva di una virgola dalla sua forza narrativa.
Tra l’altro anche il libro in sé è di ottima qualità, bella hardcover e pagine parecchio grandi.