Cosa stai leggendo adesso? (Part 2)

Finalmente ho finito The Left Hand of Darkness di Ursula Le Guin.

Una pietra miliare dello sci-fi, ma nomi - sia quello dell’autrice che quello del libro - che non vedo mai menzionati così frequentemente.

Trovo impossibile parlare di questo libro senza parlare del carico politico che abbia, per me è impossibile che si legga come romanzo senza essere toccati da ciò di cui parla.

In un futuro remoto, in cui l’umanità si è sparpagliata nello spazio e si sono perse le tracce di come ciò sia avvenuto, un diplomata dalle stelle è in visita su uno dei vari pianeti in cui l’homo sapiens si sia stanziato.
Un pianeta in perenne inverno, caratterizzato da una fase dell’anno di completo congelamento ed una di timido disgelo.
La sua missione è quella di convincere il pianeta a far parte di una sorta di associazione planetaria, e beneficiare dell’accesso allo scibile umano documentato.

Quale l’ostacolo?
Che la popolazione è composta esclusivamente da umani ermafroditi, i quali assumono attività e caratteri sessuali, maschili o femminili, a seconda di reazioni ormonali per tre giorni al mese.

Il punto di vista del protagonista trasmette continuamente lo spaesamento del non riuscire a processare l’idea che tutto il pianeta non sia codificato da genere: questo colora talmente tanto la civiltà che l’esperto diplomata è sostanzialmente impreparato all’interagire con le sfere di potere, le quali stanno attraversando le fasi iniziali della prima vera guerra nella storia della civiltà del pianeta, e non si rende conto di come il suo ruolo stia interagendo con le linee di conflitto che si stanno formando attorno a lui, “guerra” che non si è mai affermata come strumento di interazione tra nazioni per questioni sia di società che di logistica climatica.

Si tratta di una storia metaforica sulle parti che si completano, è una storia con forti spunti di intersezionalità prima che l’intersezionalità fosse ben definita (il libro è del 1969), è una storia d’amore, è una storia di quanto sia difficile la comprensione dell’Altro, è una storia di come i costrutti sociali alterino la percezione della realtà.

Non l’ho trovata una lettura “engaging” per il solo merito della scrittura, l’ho trovata engaging per vedere come si costruisse il contesto di ciò che l’autrice sta cercando di esporre.

Anzi, io ho trovato la scrittura un po’ impegnativa inizialmente, penso che affascini pochissimo un pubblico che non sia interessato al vedere che scenario ipotetico di un’umanità priva di un genere perennemente in calore Le Guin riesca a creare.

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