Quarta puntata di BOOK CLUB, BITCHES, ovvero la lettura collettiva in salsa NGI
proposto da me perché c’avevo voglia di leggere altro della le Guin
Info sull'autore e sinossi
A Portland, Oregon, nell’anno 2002 piove sempre e la popolazione soffre di malnutrizione. In Medio Oriente infuria la guerra e il cambiamento climatico ha peggiorato ovunque la qualità della vita. Insomma, l’umanità non ha certo realizzato i propri sogni di pace e benessere. Ma esiste un modo per farlo? E se fosse possibile, sarebbe una benedizione… o una maledizione? È quello che si chiede George Orr, che vede diventare realtà tutto ciò che sogna. Scoperto questo “dono”, il dottor Haber, lo psichiatra che lo ha in cura, tenta di costringere l’uomo a sognare ciò che lui desidera, pensando così di liberare la Terra dai mali di sempre: sovrappopolazione, malattie, conflitti, razzismo… Insomma, di costruire un mondo perfetto. Ma a quale prezzo? Omaggio all’opera di Philip K. Dick, premiato con il Locus nel 1972, La falce dei cieli traccia una visione sorprendentemente profetica del nostro presente e trasferisce in una trama appassionante una profonda riflessione sui temi della realtà e dell’illusione, della possibilità per l’uomo di forgiare il proprio destino, oltre a una discussione su filosofie come positivismo, taoismo, comportamentismo e utilitarismo: «una sintesi rara e potente» ha scritto Theodore Sturgeon «di poesia e scienza, ragione e sentimento».
In aggiunta, un po’ di post di char sul perché merita leggere qualcosa della le Guin
Io della Le Guin ho letto solo il mago quando ero bimbo e già narravo in un altro topic che mi ero rotto il cazzo, ma adesso ho 30 anni in più di esperienza sul groppone il che significa che mi romperò il cazzo molto più velocemente
Mi è impossibile non pensare a Dick, comunque (i sogni, lo psicologo, pure le citazioni a inizio capitolo). La cosa divertente è che si passano solo un anno di età, hanno entrambi studiato a Berkeley, si sono diplomati nello stesso anno… e non si sono mai incontrati
Massì è agosto, la fretta la teniamo per settembre
Comunque, ecco, per non spoilerare nulla, rispetto all’altro che ho letto posso dire che ho sofferto la presenza marginale dell’azione di worldbuilding
Comunque, mia impressione in breve che dopo articolo: bel libro, ma non è quello che avrei voluto leggere dopo Foresta. L’impostazione è veramente tanto simile ai romanzi di Dick, la risoluzione è diversa ed è proprio quella la parte più interessante del libro, imho
Ho cercato e scoperto che questo libro è un sorta di omaggio a Dick, infatti
Che dire, porta un messaggio netto, alla fin fine o lo si accetta o no. Parlare degli artifizi di narrativa o del tono di scrittura a me pare quasi irrilevante
Prova a piegare la realtà all’utilitarismo e preparati a gaslightarti da solo per bene perché altrimenti scopri di essere totalmente disutile alla tua realtà.
Il momento cui Orr scopre di essere “riscritto” perché stava morendo è peak alt timeline storytelling e la Le Guin ha messo questa roba in romanzo non avrà mai abbastanza riconoscimento.
così come per il mostrare con nonchalance gli USA nel 2002 afflitti da guerra in medio oriente e global warming.
A me ha fatto avere altri pensieri, piuttosto.
Dopo aver letto tre libri celebri di Ursula Le Guin smetto di domandarmi perché non sia più celebre e mi rispondo da solo.
Ursula Le Guin è pesantemente anti hollywood, non compatibile con una glorificazione dell’occidente, critica (senza essere apertamente contraria) a tanto di quel che sia dato per scontato nella tradizione della nostra società: il pubblico che potrebbe avere è incidentalmente attratto dal fatto che sia fantascienza, e poi si trova un’esplorazione filosofica con gli angoli non smussati.
Son d’accordo su molto anche se con meno entusiasmo (almeno per questo libro). Di certo c’è che è una scrittrice piena di suggestioni e di tematiche profonde, che però spesso vengono appena appoggiate… e questo è un peccato
Soz non ti ho risposto ma posso provare a rispondere ora che ho letto anche Dispossessed (I reietti dell’altro pianeta)
La sensazione che Falce e anche Reietti mi hanno lasciato è di una certa debolezza narrativa in alcune loro parti. È come se peccassero di incisività, come dici tu, o forse come se le implicazioni del mondo in cui si svolge la storia non avessero un impatto abbastanza forte sullo stile e sulle svolte narrative. Come se spesso mancasse il giusto pathos, ecco, non so, non sono un critico letterario.
Forse è solo una mia sensazione
Vero è che dei quattro libri che ho letto della le Guin ho trovato un capolavoro (Left Hand) un ottimo libro (Foresta), un buon libro (Falce) e un libro ok (Reietti), quindi mecojoni