Ukraine: The clankening. (Part 8)

spunto per camuffarsi in caso di neve

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sempre più difficoltà per l’ucraina sempre più in balia dei balistici russi contro cui c’è poco da fare

infrastruttura energetica sempre più degradata, in particolare in questo attacco:

  • Prydniprovska PP smashed by 18 Iskander-Ms;

Trump pensava che i pinguini stessero anche al polo nord.
I russi pensano che basti un pò di neve per avere i pinguini?
Cmq che onta crepare con quel vestito addosso.

bello, ci vorrebbe un novello McCarty che fa una purga epocale di tutti quelli coinvolti.
Direi che con questa chiave di lettura torna tutto, compreso il fatto che il povero Epstein si sia misteriosamente suicidato appena arrivato in carcere.

spiace (che non abbiano sparato abbastanza)

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Gli ucraini smentiscono di avergli sparato loro
Il tipo poi da grave che veniva dato pare si stia riprendendo

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E Zelensky dice che il Biondo vuole la pace per Giugno
ha fretta
vuol monetizzare un successo prima delle Mid

A Gennaio Putin ricomincia a bombardare…

Risposta dell’ambasciata ucraina in italia per l’evento propagandistico di barbero:

Durante un evento pubblico a Torino, sono state dette molte cose dai professori Barbero e D’Orsi, tra cui anche sulla Crimea. E, «oh che sorpresa», dal palco sono emerse le consuete narrazioni del Cremlino. Non si può dire che ciò sorprenda, considerando quanto spesso commenti controversi e discutibili da parte di entrambi i professori siano stati espressi nel contesto dell’Ucraina.Nel corso di questo evento populista è emerso anche un pensiero interessante del professor Barbero. Citazione diretta: «Un paese che non conoscesse per niente la storia, un popolo che non conoscesse per niente la storia sarebbe un popolo più debole, più indifeso rispetto al popolo che la conosce. Anche un popolo a cui è stata insegnata una storia di parte, e questo già molto più frequente, è un popolo che ha dei problemi». È difficile non concordare con questa affermazione. Proprio per questo sorprende che, seguendo un simile principio, nei loro interventi i professori presentino i fatti storici sulla Crimea in modo distorto e semplificato, riducendoli a uno slogan politico sulla sua presunta «eterna appartenenza russa». Tale riduzione di complessi processi storici non rispetta gli standard di analisi accademica e contraddice i fatti storici consolidati.

Se una simile logica venisse applicata in modo coerente, bisognerebbe dichiarare “storicamente appartenenti” a questo o quello Stato ampie parti del territorio europeo solo perché, fino al 1945, esse sono state periodicamente sotto il dominio di diversi imperi e formazioni statali, nonostante l’ordine internazionale del dopoguerra abbia chiaramente sancito il principio dell’inviolabilità delle frontiere e dell’uguaglianza sovrana degli Stati. La scienza storica, di norma, evita tali semplificazioni.

Per questo riteniamo necessario ricordare le tappe chiave della formazione della penisola di Crimea.

A partire dall’XI secolo, dopo la conquista delle steppe crimee da parte dei Polovzi, iniziò il processo di assimilazione della popolazione locale, prevalentemente di origine turca. L’isolamento geografico della penisola favorì la formazione di una identità distinta dei Polovzi crimei. L’invasione mongola portò nella regione una dinastia regnante discendente di Gengis Khan — un processo che avvenne in tutta l’Eurasia, compresa la Rus’. Circa mezzo secolo dopo, l’Islam divenne religione di stato dell’ulus crimeo dell’Orda d’Oro, consolidando definitivamente il nucleo etnico del popolo poi noto come i Tatari di Crimea.

A partire dagli anni 1260, gran parte della costa meridionale della Crimea era controllata da Venezia e Genova, il che di per sé complica l’affermazione della «eterna appartenenza russa» della penisola.

Alla fine del XIV–XV secolo, dopo il declino dell’Orda, i bey crimei elessero come sovrano Haji Giray, segnando la creazione del Khanato indipendente di Crimea. Nel 1475 i possedimenti genovesi e lo Stato di Teodoro furono conquistati dall’Impero Ottomano, e il khan crimeo riconobbe la supremazia del sultano, mantenendo però la sovranità interna.

I secoli successivi furono un periodo di formazione del popolo tataro di Crimea, che incorporò diversi gruppi etnici.

Solo nel 1771, dopo decenni di guerre, il Khanato di Crimea fu occupato dall’esercito russo, e nel 1783 annesso all’Impero Russo.

Nel 1917 in Crimea si svolsero parallelamente processi di democratizzazione e rinascita della statualità tatara. Il primo Kurultai proclamò l’intenzione di creare la Repubblica Popolare di Crimea. Nel 1918 i bolscevichi presero il potere, scatenando il terrore rosso. Con azioni congiunte delle truppe ucraine sotto il comando di Petro Bolbochan, dell’esercito tedesco e dei ribelli tatari di Crimea, il regime sovietico fu temporaneamente rovesciato, e la Flotta del Mar Nero issò le bandiere ucraine.

Nel 1921 fu creata un’autonomia in Crimea all’interno della Russia. Durante la Seconda Guerra Mondiale la penisola fu sotto occupazione tedesca. Dopo la fine del conflitto, le autorità sovietiche deportarono oltre 200.000 Tatari di Crimea, causando la morte del 20–25% della popolazione nei primi anni di esilio, in un episodio che presenta caratteristiche di genocidio. Deportazioni forzate furono subite anche da tedeschi, italiani, bulgari, armeni, greci e sudditi stranieri. Parallelamente fu attuata una sistematica modifica della composizione etnica della penisola e la distruzione della toponomastica storica.

Nel 1954 la Crimea fu trasferita all’Ucraina per decisione delle autorità dell’URSS, tenendo conto dell’integrazione economica, della vicinanza territoriale e dei legami economici. Il trasferimento avvenne nel rispetto di tutte le procedure legali dell’epoca.

Così, nonostante numerosi miti politici, la Crimea fece parte dell’Impero Russo dal 1783 al 1917, e della Russia Sovietica dal 1921 al 1954 (escluso il periodo di occupazione nazista). Per quanto ciò possa dispiacere ai “signori professori”, l’affermazione della «eterna appartenenza russa» non regge a un’analisi storica seria.

All’inizio del XX secolo, la maggioranza etnica della Crimea era costituita dai Tatari di Crimea. I cambiamenti demografici furono il risultato di repressioni, deportazioni e politiche coloniali. Il ritorno di massa dei Tatari di Crimea fu possibile solo alla fine del periodo sovietico, con un ruolo chiave svolto dall’Ucraina indipendente.

La presenza russa in Crimea non iniziò da un’eredità storica, ma dall’annessione militare. Tuttavia, i progetti imperiali hanno tradizionalmente la tendenza a definire l’espansione come «destino storico».

Il 20 febbraio 2014 la Federazione Russa occupò militarmente la Crimea. L’occupazione portò a persecuzioni politiche, sparizioni forzate, limitazioni della libertà di espressione e di religione, militarizzazione dell’istruzione, distruzione del patrimonio culturale ucraino e tataro di Crimea e gravi minacce ambientali. Il popolo indigeno dell’Ucraina, i Tatari di Crimea, divenne oggetto di persecuzioni sistematiche per motivi etnici da parte dell’amministrazione occupante.

Come giustamente osservato, la mancata conoscenza della storia rende i popoli vulnerabili. Il completo disorientamento avviene però quando la storia viene presentata non sui fatti, ma attraverso narrazioni già elaborate dalla macchina della propaganda russa.

Un più ampio ricorso a fonti – archivi, musei, centri di ricerca e memoria storica viva dell’Ucraina – potrebbe ampliare significativamente le basi documentarie dei futuri interventi del professor Barbero e del suo collega D’Orsi, evitando la riproduzione della propaganda russa sotto forma di analisi storica.

Pertanto, consigliamo ai professori Barbero e D’Orsi di visitare l’Ucraina quanto prima. Forse allora, professor Barbero, avrà modo di vedere con i propri occhi come il suo preferito Paese aggressore, la Russia, non abbia “la minima intenzione di annientare l’Ucraina come paese e come popolo” e di accertarsi nell’evidenza “che anche quando un missile russo colpisce un edificio civile a Kharkiv e ammazza dei civili lo scopo [della Russia] non è quello”.

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Boh, una persona intelligente con una sassata del genere si vergognerebbe al suicidio.

comunque a me su barbero convince la pista di rolando dubini.

esplica pls

c’è un’ipotesi circolante sul fatto che barbero abbia un po’ di … boh? “sudditanza”? -non è il termine giusto, ma non so veramente che termine usare- verso il fautore del suo successo social, rolando dubini, che ha in gestione il grosso delle pagine che lanciano suo contenuto; barbero non ha pagine o roba ufficiale.

e questo tizio è un pochino schierato.

disclaimer, potrebbero esser tutte cazzate.

Rolando Dubini pare un nome uscito paro paro da Paperopoli

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le pagine tra l’altro nate dopo il boom del podcast (che è curato da Fabrizio Mele che, al contrario, è un patatone)

o da Vento aureo :asd: di JoJo :asd:

:sisi:

che è quello che avevo riassunto tempo addietro non in maniera così precisa
in ogni caso anche se le pagine sono messe da uno schierato ripetiamo che barbero se esce dalla storia medievale e soprattuto carolinga (sacro romano impero e carlo magno) deve studiare per bene

Torno a ripetere che diamo troppa importanza a Barbero.

Ascoltatevi i suoi podcast dove parla di storia. E’ interessante e divertente. Ottimo accompagnamento per quando siete in strada.

Lasciate perdere quando da opinioni sulla politica contemporanea.

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nah, se devo ascoltarmi un podcast cerco di evitare quello di un tankie negazionista del cazzo :asd:

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