[Split] Fonti e controfonti sulla salute transgender

La American Psychological Association, associazione professionale degli psicologi e psichiatri negli Stati Uniti che comprende quasi centosessantamila professionisti della salute mentale, ha passato una risoluzione con la quale stabilisce una politica riguardo alle terapie affermative di genere nei minori.

La risoluzione è passata a maggioranza più che bulgara: la votazione è stata fatta tra i rappresentanti dell’associazione, che vengono eletti dai membri dell’associazione stessa, ed ha ottenuto 153 voti a favore e 9 voti contrari.

Tra le altre cose, APA ha stabilito che:

  • Le terapie di affermazione di genere sono medicamente necessarie (“APA sottolinea la necessità che i bambini, adolescenti, ed adulti trans abbiano accesso a terapie di affermazione di genere di ogni tipo che sia richiesto.”)
  • L’organizzazione si oppone a qualsiasi proibizione legale riguardo alle terapie di affermazione di genere (“APA è contro leggi che precludano l’accesso a terapie di affermazione di genere; tali leggi sono contrari ai principi dell’assistenza sanitaria basata sulle prove, ai diritti umani, ed alla giustizia sociale, e dovrebbero essere riconsiderate a favore di politiche che mettono in primo piano il benessere e l’autonomia delle persone trans.”)
  • Essere trans non è causato da autismo o stress post-traumatico (“I tentativi dal punto di vista legale di limitare l’accesso alle cure hanno visto largamente disseminate false narrative a riguardo, ad esempio quelle che caratterizzano la disforia di genere come manifestazione di traumi psicologici o di neurodivergenza e quelle che vogliono paragonare le cure di affermazione di genere per le giovani persone trans con abuso di minore, creando una percezione distorta del supporto medico e psicologico che tali persone hanno bisogno, oltre a creare un ambiente ostile che influenza negativamente il loro benessere e la loro salute mentale.”)
  • Bisogna combattere le informazioni false riguardo alle terapie per le persone trans (“APA supporta gli sforzi di correggere le informazioni fasulle che vengono disseminate, al fine di assicurare il benessere e la dignità delle persone trans.”)
  • La discriminazione, la non-affermazione, ed il rifiuto sociale aumentano il rischio di suicidio (“Pregiudizi basati sul genere e maltrattamenti quali discriminazione, violenza, non-affermazione, e rifiuto sociale in risposta alla diversità di genere creano un danno significativo, incluso il rischio di suicidio, al benessere dei bambini, degli adolescenti, degli adulti, e delle loro famiglie.”)

Ci tengo a sottolineare di nuovo che la risoluzione è passata 153 voti contro 9, alla faccia di chi dice “E’ un argomento dibattuto :dentone:

Il testo completo della risoluzione si può leggere a questo link:

Scusate se faccio un gravedig, ma questo probabilmente interesserà.

Il governo repubblicano dello Utah, stato degli Stati Uniti, ha commissionato uno studio riguardo ai trattamenti medici per le persone minorenni transgender, che è stato pubblicato circa due settimane fa. Lo potete scaricare e leggere qui:

Sono oltre mille pagine, divise in due sezioni: trattamenti farmacologici utilizzati e risultati, e studi a lungo termine. Mi permetto di tradurre in lingua italiana le due parti sulle conclusioni che il gruppo di esperti ha tratto dalle prove.

Trattamenti farmacologici utilizzati e risultati:

Di solito le persone non esperte considerano che ci sono pochi dati sull’uso dei trattamenti farmacologici per le persone trans minorenni con disforia di genere. I risultati che abbiamo trovato nella letteratura scientifica, invece, ci portano alla conclusione opposta.
Abbiamo trovato 277 articoli scientifici che abbiamo incluso nella nostra review in base a come gli studi sono stati progettati, alla popolazione studiata, ed ai trattamenti considerati, tra i quali 230 studi clinici primari che riportavano le esperienze di almeno 28056 pazienti pediatrici con disforia di genere da tutto il mondo.
[…]
Il nostro mandato non copriva la sintesi degli studi che abbiamo trovato, dovevamo solo valutare gli studi stessi per determinare quanto fossero di parte e riassumere in varie tabelle la sicurezza e l’efficacia dei trattamenti esaminati. Però, dopo avere passato molti mesi cercando, leggendo, e valutando la letteratura disponibile, non possiamo che trarre alcune conclusioni di base, come segue: il consenso scientifico delle prove supporta che per i pazienti pediatrici i trattamenti siano efficaci riguardo alla salute mentale, agli esiti psicosociali, ed a ingenerare cambiamenti nel corpo delle persone trattate che vengono incontro a quello che i pazienti desiderano. Le prove dicono anche che i trattamenti sono sicuri riguardo ai cambiamenti in densità ossea, fattori di rischio cardiovascolare, cambiamenti metabolici, e cancro. Riguardo i parametri di sicurezza, gli studi che abbiamo esaminato mostrano che ci sono cambiamenti minimi a livello dei pazienti, e che anche se ci sono piccoli aumenti o diminuzioni nei fattori di rischi per le singole malattie, in media i valori dei pazienti rimangono entro i limiti di una normale e non patologica popolazione umana. Per esempio, le donne trans trattate hanno una densità ossea che, anche se è più bassa di quella che avrebbero potuto ottenere senza trattamento [nota mia: vale a dire che è più bassa rispetto a quella degli uomini cis], è nell’intervallo normale per donne cisgender adulte sane.
Per quanto riguarda le linee guida [su che trattamenti utilizzare e quando], abbiamo potuto ignorare una vasta serie di articoli ed editoriali da parte di una serie di gruppi che provenivano da tutto lo spettro politico, ed abbiamo considerato soltanto articoli focalizzati sul miglioramento della cura dei pazienti pubblicati da un’autorità medica riconosciuta, e che fornivano raccomandazioni punto per punto sulla base di una revisione sistematica delle prove disponibili. Abbiamo trovato cinque linee guida che rispettavano questi criteri e che riguardavano la popolazione ed i trattamenti oggetto di questo report: abbiamo estratto i dati da cinque linee guida, perché la quinta non è in lingua inglese, ma l’abbiamo comunque inclusa nella bibliografia.
Le linee guida raccomandano l’uso di farmaci bloccanti della pubertà in pazienti con disforia di genere all’inizio della pubertà (e non prima), e l’uso di ormoni cross-sex [ossia: estrogeni per le persone che naturalmente producono testosterone, e viceversa] negli adolescenti più grandi. […] Il consenso delle linee guida esaminate affermano la validità di trattare medicamente i pazienti pediatrici con disforia di genere dopo l’inizio della pubertà.
Riguardo alle preoccupazioni che alcune parti interessate possano avere rigurardo agli interventi farmacologici e chirurgici sui rimpianti successivi nei pazienti [ossia: “ma se trattiamo i bambini e poi cambiano idea e se ne pentono?”], abbiamo trovato sulla base dei 32 studi che hanno esaminato questo fattore che ci sono in pratica zero rimpianti associati con l’avere ricevuto dei trattamenti, anche nelle piccole percentuali di pazienti che alla fine hanno smesso di assumerli. La ragione per questa interruzione è svariata, ma l’avere cambiato idea riguardo alla propria identità di genere è solo una minuscola parte della popolazione totale.
[…]
Sulla base delle prove che abbiamo controllato ed incluso in questo report, è la nostra opinione in quanto esperti che qualsiasi politica che previene l’accesso a e l’uso di trattamenti per l’affermazione di genere per trattare la disforia di genere in pazienti pediatrici non può essere giustificata sulla base della quantità o qualità delle prove scientifiche, o su preoccupazioni riguardo a potenziali rimpianti nel futuro, e che le linee guida disponibili per i professionisti del settore medico che vogliano usare tali trattamenti in pazienti che rispettano i criteri diagnostici sono di alta qualità.

Esiti a lungo termine:

Abbiamo trovato 25 studi primari che trattavano l’esperienza di almeno 10147 pazienti con disforia di genere in Europa e negli Stati Uniti. Questi studi riportano dati riguardo a pazienti transgender o non-binari che hanno avuto almeno cinque anni di trattamento ormonale e/o di bloccanti della pubertà al momento in cui i dati sono stati rilevati. gli studi hanno incluso le popolazioni transgender e non-binarie pediatriche che avevano iniziato queste terapie in età adolescenziale, e popolazioni adulte che comprendessero pazienti che avevano cominciato i trattamenti in età pediatrica.
[…]
In generale, gli esiti a lungo termine sulla salute mentale e sul funzionamento psicosociale erano positivi. […] Ci sono stati aumenti di mortalità sia negli uomini trans che nelle donne trans che hanno utilizzato trattamenti ormonali, ma di più nelle donne trans. Questi aumenti nella mortalità sono sempre stati dovuti ad aumenti nei suicidi, alle morti da cause non naturali, e ad HIV/AIDS. I pazienti che hanno iniziato il trattamento prima dei 18 anni hanno avuto un rischio di suicidio minore rispetto a quelli che hanno iniziato i trattamenti in età adulta. Gli studi sulla mortalità hanno coinvolto migliaia di persone transgender.

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Beh, perlomeno è un ulteriore arricchimento della comunque ampia letteratura medico-scientifica a riguardo, è la statisticamente rilevante evidenza dell’esistenza del concetto del buon senso a dettare quanto sia ovviamente proficuo aiutare le persone a realizzare quello sentono essere, specialmente quando così facendo non danneggino nessuno nel frangente.

Immagino la reazione dei fasci a questo rapporto

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Più o meno. I repubblicani stessi, quelli dell’Utah che l’hanno commissionato, hanno detto “non ci importa quello che dice, noi vietiamo la transizione perché sì, e stop”.

“Come mai c’è una massa di persone assegnate femmina alla nascita che si rivolgono alle cliniche trans e non c’è lo stesso per le persone assegnate maschio? È chiaramente un contagio sociale!”

No. I numeri sono gli stessi, solo che le donne trans iniziano la transizione più tardi, soprattutto per via della transmisoginia insita nella società.

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https://srcd.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/mono.12479

Articolo scientifico uscito un mesetto fa. Esamina la “stabilità” dell’identità di genere prendendo tre gruppi (ragazzi e ragazze trans che hanno fatto coming out e transizione sociale entro i dodici anni d’età, i loro fratelli e sorelle cis, ed un gruppo di ragazzi e ragazze cis senza alcun collegamento con i primi due) e guardando se nel corso degli anni cambiano idea sulla loro identità di genere.

Risultato: tutti e tre i gruppi mostrano traiettorie simili, ed in tutti e tre oltre l’ottanta percento dei partecipanti allo studio hanno avuto un’identità di genere stabile (ossia non è cambiata dall’inizio dello studio, se erano trans sono rimasti trans e se erano cis sono rimasti cis); del venti percento che hanno “cambiato idea” la stragrande maggioranza l’ha fatto passando da un’identità di genere binaria ad una non binaria o viceversa.

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Per dire di come la stampa mente spudoratamente, questo è un articolo dell’Economist sullo studio di cui sopra.

https://www.economist.com/united-states/2025/09/18/how-stable-are-the-gender-identities-of-younger-children

“Quanto stabili sono le identità di genere dei bambini? Uno studio mostra come un quinto delle persone che transizionano cambia idea!!! :omg: :omg: :omg:

Come ho scritto sopra, e come potete leggere nello studio, nello specifico nella tabella 16 a pagina 78, l’1,9% delle persone reclutate nello studio come persone assegnate femmina alla nascita ed identità di genere maschile (ossia, ragazzi trans) alla fine hanno “cambiato idea”; analogamente, il 3,5% delle persone reclutate come assegnate maschio alla nascita ed identità di genere femminile (ossia, ragazze trans) alla fine hanno “cambiato idea”.

(Da notare che queste percentuali sono più basse di quelle reclutate come cisgender per lo studio stesso: dei ragazzi cis reclutati per lo studio alla fine il 7,7% non erano cis, e delle ragazze cis reclutate il 6,5% alla fine non erano cis.)

Da dove viene allora il “un quinto” citato nell’articolo dell’Economist? Facile. A pagina 79 dell’articolo scientifico si legge:

La maggior parte delle persone giovani (83,1% secondo le persone stesse, 89,3% secondo i loro genitori) non hanno riportato fluttuazioni nella loro identità di genere.

Quindi chi ha scritto l’articolo dell’Economist ha considerato come “detransizione” non la percentuale che è passata da un’identità trans ad un’identità cis (che è tra l’1,9% ed il 3,5%), ma tutte le persone che hanno cambiato identità di genere, comprese quelle che sono passate da un’identità binaria ad una non binaria, che sono il 16,9%, ossia “quasi un quinto”.

E da notare come queste iene sono state molto attente con le parole, visto che non hanno scritto “un quinto ha detransizionato” ma “un quinto ha cambiato idea” (lasciando intendere che un quinto ha detransizionato senza dirlo esplicitamente) in maniera che se vengono accusati di scrivere il falso possono dire “eh ma noi abbiamo riportato accuratamente quello che c’è nello studio :dentno:

E così danno delle munizioni ai fascisti. Ancora una volta:

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Ehi ve la ricordate la Cass Review? Quella commissionata dal partito conservatore del Regno Unito, a seguito della quale la Hillary Cass ha ricevuto la nomina alla camera dei lord? Quella che viene continuamente sbandierata come la prova definitiva che non bisognerebbe permettere determinate terapie per le persone trans minorenni?

Beh.

Worldwide, the Review has received criticism from expert professional organisations4,5,6,7 and in the peer‐reviewed literature8,9,10,11,12 for its disregard of international expert consensus,13 methodological problems, and conceptual errors.

The Cass Review’s internal contradictions are striking. It acknowledged that some trans young people benefit from puberty suppression, but its recommendations have made this currently inaccessible to all. It found no evidence that psychological treatments improve gender dysphoria, yet recommended expanding their provision. It found that NHS provision of GAMT (GnRHa, oestrogen or testosterone) was already very restricted, and that young people were distressed by lack of access to treatment,1 yet it recommended increased barriers to oestrogen and testosterone for any trans adolescents aged under 18 years. It dismissed the evidence of benefit from GAMT as “weak”, but emphasised speculative harms based on weaker evidence. The harms of withholding GAMT were not evaluated. The Review disregarded studies observing that adolescents who requested but were unable to access GAMT had poorer mental health compared with those who could access GAMT.17,18,19,20,21 Despite finding that detransition and regret appear uncommon,1 the Review’s recommendations appear to have the goal of preventing regret at any cost.
The Review, and the UK Government, have taken the position that GAMT, an established treatment with observational evidence of early and medium term benefits and acceptable safety,22 should be actively withheld from trans adolescents due to lack of high certainty evidence of very long term efficacy and safety. Few treatments for any condition meet this criterion, and it is difficult to name another field in which regulators impose such a benchmark.23 Much health care in other areas of medicine is guided by evidence of similar or lesser strength.23

Conclusions
Good medicine is guided by the values of the patient, not those of a clinician, politician or commentator.99 A patient’s goal of achieving optimal quality of life as a trans person requires respect.38
A body of short and medium term observational quantitative and qualitative evidence informs paediatric gender‐affirming care and GAMT.22 Further research in paediatric trans populations must be co‐designed and ethically conducted.68,78
The Cass Review, lacking expertise and compromised by implicit stigma and misinformation, does not give credible evidence‐based guidance. We are gravely concerned about its impact on the wellbeing of trans and gender‐diverse people.

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La dimensione del problema, sociale e culturale, è potenzialmente di un’ampiezza allarmante; usare la scienza per perorare la propria causa ideologica, mercificandone i dettami di funzionamento e le pratiche d’analisi al fine di ottenere risultati in linea con le aspettative, ad ogni costo, ed anche se infine successivamente confutata e screditata tutto ciò agevola solamente il processo di opinazione nell’autorevolezza del mezzo; considerando il processo scientifico ha comunque il merito di aver prodotto risultati, distaccarsene avrà conseguenze nefaste ben oltre le aspettative e gli scopi con cui questa campagna viene portata avanti.

a me pare evidente che mentre l’immigrato è diventato il capro espiatorio mondiale per problemi di natura economica/sicurezza, le persone trans sono diventate il capro espiatorio mondiale per la presunta deriva morale/spinta a tornare ai bei vecchi tempi andati

a quel punto la scienza non conta più nulla, conta solo la narrazione

che amarezza

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18 posts were split to a new topic: [/split] Derppo vs Tuco, ai posteri l’ardua sentenza

prima erano le donne che ormai signoramia non badano più ai figli

poi erano i gayzz che rendono tutti gayzz

ora sono i tranzz che rendono i bambini tranzz

da un certo punto di vista è benaugurante…

3 posts were split to a new topic: Tasker va ot a caso

Invecchiato bene l’inizio di sto thread.
Praticamente tutti i post dove si diceva “guardate che tutte ste cazzate che dite sono perché non sapete nulla dell’argomento e state venendo abbindolati” si sono verificati uno dopo l’altro.

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Da qualche parte in questo forum (forse in questo stesso thread?) mi ricordo di avere già parlato di come usare il termine “uomo/donna biologico” non sia soltanto discriminatorio, ma sia completamente sbagliato, perché il trattamento ormonale cambia completamente la biologia di una persona.

Ulteriore prova di questo è arrivata in questi giorni:

La versione breve è che la troponina I è un biomarker che viene utilizzato per valutare la salute cardiovascolare (è una proteina che contribuisce alla contrazione del muscolo cardiaco). Per via della biologia diversa tra maschi e femmine, ci sono diversi valori di riferimento da valutare durante l’analisi.

I ricercatori hanno preso 150 persone trans sane che non avevano ancora iniziato la terapia ormonale ed hanno analizzato i livelli di troponina I ad intervalli regolari. Dopo un anno hanno visto che:

  • Le donne trans hanno livelli di troponina che sono circa un quinto rispetto a quelli degli uomini cis, ed all’interno dei valori di riferimento per le donne cis;
  • Gli uomini trans hanno livelli di troponina sette volte superiori a quelli delle donne cis, ed all’interno dei valori di riferimento per gli uomini trans.

Ma che differenza fa, chiederete voi. Beh, i livelli di troponina I vengono utilizzati per diagnosticare nell’immediato se una persona sta avendo un attacco cardiaco. Se fai l’analisi ad una donna trans utilizzando i valori di riferimento maschili hai facilmente un falso negativo (ossia, sta avendo un attacco cardiaco ma il test è negativo), ed al contrario, se per gli uomini trans usi i valori di riferimento femminili hai un falso positivo (non sta avendo un attacco cardiaco ma il test lo indica).

Considerare le donne trans “biologicamente uomo” e gli uomini trans “biologicamente donna” mette letteralmente a rischio la loro vita.

se una donna trans (non operata) facesse gli esami del sangue e il medico ignorasse i marker del cancro ai testicoli perche’ 'la donna trans e’ biologicamente donna’ sarebbe un criminale no?

cioe’ io se fossi una donna trans penso mi interesserebbe di piu’ (per la mia salute) che il medico guardasse alla mia storia clinica ed esami come a quella di un xy biologico che prende gli ormoni a, b e c

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Sai che differenza c’è tra un corpo con cromosomi XX ed un corpo com cromosomi XY, a parte l’apparato riproduttivo?

Nessuna.

L’unica cosa che fanno i cromosomi è dire che ormoni produrre alle gonadi, ed il resto del corpo si adatta. Quando una cellula “nasce” si guarda attorno, vede che ormoni ci sono in circolo, e si sviluppa di conseguenza. Per questo motivo alle donne trans crese il seno, per questo motivo agli uomini trans cresce la barba. E siccome le cellule del corpo sono rimpiazzate di continuo, dopo un tot di tempo che una persona trans prende gli ormoni tutte le cellule del suo corpo si sono sviluppate con gli ormoni “giusti”, cin tutto quello che ne consegue.

A parte ovaie/testicoli, utero, e prostata, tutti i parametri delle donne trans sono assimilabili a quelli delle donne cis, e uguale ma al contrario per gli uomini trans.

Ovviamente devono essere fatti controlli specifici ad esempio per il tumore al collo dell’utero ed alla prostata, ma tanto per dire, le donne trans devono farsi le mammografie al pari delle donne cis.

Io non sono un uomo che prende gli ormoni, sono una donna che prende gli ormoni, al pari delle donne che li prendono per la menopausa.