Domani mattina prendo l’aereo e torno in Italia per farmi 10 giorni di ferie, ho anche un matrimonio di un mio caro cugino. Sono contento di scendere, ma ho una certa ansietta.
Aereo coi figli, direte ansia per il viaggio lo spostamento andrà bene andrà male ecc? No, per niente, per quello sono stranamente zen.
Mi sento strano perché domani torno in Italia, che è il posto dove sono nato e sono cresciuto, di cui leggo le notizie ogni giorno, nella cui lingua penso e parlo, e tuttavia mi pare che non c’entri più niente con me.
Anche se totalmente integrato sarò sempre un alieno in Belgio.
E ora mi sa che mi sentirò un alieno anche in Italia. Cosa fa questo di me? Un senza patria?
A cosa appartengo? Come si va avanti se non si sa manco più che cazzo si è?
Scusate il thread sconclusionato, ma forse risuonerà familiare nel cuore di qualche altro emigrato, visto che qui siamo in tanti.
non è cane non è lupo lui sa solo quello che non è cit.
fossi in te ribalterei la prospettiva, sei entrambi, anzi sei di più, perchè questo tipo di esperienze di vita non ti rendono solo la somma delle parti, ma amplificano tutto.
Sei migliore di un belga, e sei migliore di un terrone doc
Sai metterti in fila ordinata, ma sai anche che dopo essere andato al cesso ti devi lavare il culo
Sono in italia da due giorni come ogni anno (una volta all’anno ormai), ma questa volta da solo, e già ho dimenticato di avere una moglie Stessa cosa quando ritorno a casa mia, la vita in Italia mi sembra lontanissima; sensazioni strane
Non so dove saro’ tra vent’anni, perché sono ormai straniero in entrambi i paesi (probabilmente con lo spray argento e con una macchina modificata)
Per fortuna il global warning ci metterà tutti più vicini
Hai riassunto un problema che affligge, specie in giovane età, anche noi nati da genitori di nazionalità diverse.
Perché il genitore immigrato può parlare la lingua e seguire le usanze ma col cazzo che molla la mentalità.
Non mi sono mai integrato bene nella cultura italiana, sono danese 1000% per come ragiono e come mi comporto, ma i periodi che passo in Danimarca mi trattano appunto da alieno, se va bene, o proprio da immigrato sgradito se va male, e non mi sono mai integrato.
Stesso discorso anche in varie zone d’italia che frequento. Può essere che vada in Toscana da quindici anni e conosca certe zone meglio dei locals, ma sarò sempre in forestiero li a cagare il cazzo a qualcuno.
Osi dire qualcosa? “Tornatene da dove sei venuto cosa vieni qua a fare”
Ho realizzato che banalmente, non me ne fotte un cazzo.
È davvero la perk più potente di cui qualche vecchio saggio mi aveva parlato, e che ho sempre sottovalutato.
Il discorso del “pensa che tutti quelli davanti a te siano nudi”, no non hai capito, sono io quello nudo e te quello che mi vede il battacchio, stacci.
In ogni caso gl hf e goditi un po’ di cibo e di vino come comanda
il più fenomenale risparmiatore Siculo-Belga che abbia mai calcato questa terra.
La terra dei Siculi-Belgi.
È una terra fantastica, si chiama Sicilbel.
Non la trovi sull’atlante di ora, ti serve quello del futuro.
Un posto bellissimo.
Ci abitano solo nani abbronzatissimi che mangiano caponata col purè di patate.
Sii fiero di quello che sei, l’identità è uno stato mentale, un luogo della mente, un pensiero dove sentirsi in pace, un abbraccio di un figlio, un bacetto della moglie, un amico con la birra.
E ricordati, gli antipasti ai matrimoni in sicilia, SEMPRE senza pane e senza grissini, a meno che non sei un muratore, se no ai primi ci arrivi sazio e sei già fottuto e poi ti guardano storto e parlano male di te per tutto il mese.
Tipo “Minchia, hai visto Borzo come si è ridotto, magrissimo, maronna, sembra deperito, ma che non magna?”
Il “non valido per nulla” era necessario perché accettasse il prompt.
Cmq io credo che “cittadinanza” “stato” etc siano concetti sempre più astratti e difficili da definire. Alla fine la casa è dove hai gli affetti, gli amici, dove hai ricordi, dove sei cresciuto, dove sei andato a scuola. In questi posti - che possono essere anche “rappresentati” da persone, ovviamente - ti sentirai sempre a casa. Sarà diverso? E’ sempre diverso. Anche se fossi vissuto qui in tutti questi anni, sentiresti con l’italia un rapporto diverso. Io non mi sono mai spostato se non di qualche decina di km qui e la in giro per la provincia di Bergamo e se penso al rapporto che ho con la mia provincia e, più in grande, con l’italia, mi sento oggi meno “a casa” di 20 anni fa e ancor meno di 40 anni fa.
All’estero sono più espansivo, il fatto di essere “uno straniero” lo vedo come un perk, essere italiano poi ti da +1000 carisma già di base. Però non ho mai vissuto all’estero per più di qualche mese, quindi non posso capire le difficoltà di integrazione “permanente”.
Però quando torno, più a lungo sono stato via e più riesco a godere delle piccole cose di italianità che normalmente si danno per scontate o anche quelle che addirittura di solito danno fastidio.
Forse non ti senti legittimato ad appartenere alla cultura in cui sei cresciuto perchè manchi da troppo tempo? Però il senso di appartenenza non dovrebbe avere date di scadenza. Come dice feror sei la somma++ delle culture che hai vissuto, prendine atto.
Goditi la permanenza, stai tornando a casa tua e questa cosa nessuno te la può portare via.
Borzino caro, non preoccuparti. Qualunque sia la tua identità, belga, italiana, australiana, marziana, per noi non cambia nulla. ci stai sul cazzo comunque.
si esplora il pensiero che l’idea di appartenenza totale ad un gruppo identitario sia un’illusione necessaria alla preservazione della psiche umana.
c’è tutta una popolazione là fuori che contende con questo pensiero dalla nascita, anche stando a casa - gli outsider - e l’unica risposta è ricordarsi che l’appartenenza identitaria è un fenomeno necessario ma mistificabile e cooptato da meccanismi tossici.
perché il tuo andare avanti pretende di avere un’idea di chi sei?
perché l’idea di chi tu sia passa così fortemente dal sentirti parte di una collettività?
(son domande sceme ma articolare la risposta è utile)
Il posto dove mi sono sentito più integrato è stato in Australia, ma era una combo di cose: studiavo e poi lavoravo in università, ero gggiovine, tutti quanti erano immigrati (asiatici, europei, ma pure gli anglosassoni non avevano lo stesso livello di razzismo degli inglesi in UK) e la comunità italiana era tight perché lontana da casa. E lo stile di vita molto più rilassato.
In Francia va abbastanza bene, anche se mancano cose importanti come il gianduia e le focacce. Il gelato pure è roba di lusso… Invece il bidet l’ho montato a casa, quindi a posto
Però i tratti del viso e i comportamenti dei francesi mi danno la stessa sensazione dell’ AI. Corretti, ma con qualcosa di weird addosso
Io mi sono abituato troppo ad essere da solo e penso che se mi spostassi da un’altra parte sentirei la mancanza di essere solo nel posto in cui sto di solito