Il gioco è un medley di tutti i Resident Evil moderni. L’intro è RE4, passa a 7/2RE, con la protagonista debole, l’inventario limitato che ostruisce i puzzle, il buio, la paura, l’estetica macabra, poi torna a Leon e inizia un’escalation verso la clownfiesta stile Resident Evil 5 con letteralmente IL KILL COUNTER che ti dà punti per comprare ammo ed armi e diventa un tripudio di roba che esplode, setpiece, colpi karate, wave di nemici e quell’estetica grigiomarrone da shooter 2008-2012 generico in una sequenza lunghissima e secondo me debole (quella del cancello), poi si passa per uno scroller su veicolo stile Resident Evil 5 o 6, un cum tribute a Resident Evil 2, verso cui il gioco fa ammicc ammicc dall’inizio, vedi musica della save room della casa di cura e alla fine si arriva al laboratorio delirio come da tradizione Resident Evil.
Praticamente chi l’ha fatto ha voluto sublimarci dentro TUTTE le formule di TUTTI i Resident Evil dal 2002 in poi, qui c’è un po’ di 7, qui c’è un po’ di 4, lì c’è un po’ di Revelations, col risultato che a mio personalissimo avviso la parte di gran lunga migliore del gioco è quella con Grace nella casa di cura, che per me è eccezionale come mix di stress/scaga/vibe grotteschi che passano da sci/fi a ritualistico con un sacco di violenza viscerale, anche perché Grace è la protagonista perfetta per un Resident Evil moderno e mocap e doppiaggio sono eccezionali, poi più tieni in mano Leon più il gioco diventa Gears of War. Leon ha il mega arsenale, ha un inventario enorme che ti fa dimenticare di averlo, il calciorotante, fa più danni, per natura del suo segmento ha zero problemi di ammo e di consumabili e sostanzialmente è Cristo che sconfigge la morte di Rubens che porta la luce agli infedeli e il gioco ovviamente deve rifletterlo.
Sarà che la parte di Leon è la più lunga in un gioco comunque estremamente breve (l’ho finito in 9 ore e spicci) ma mi ha rotto il cazzo abbastanza di fretta.
Come gioco di per sé per me non c’è molto da dirgli, ha una marea di sistemi che funzionano tutti benissimo, graficamente è eccellente, il sound design è eccellente, i nemici sono creepy, imprevedibili ed infami anche se più a fine cinematico per farti cacare addosso perché il gioco è estremamente facile a normal, i puzzle sono i soliti di metti la cosa lì, poi mettila dall’altra parte, toglila, fai il giro e apri la porta finale o cerca le chiavi e apri la porta, la scrittura è il solito nonsense autocontenuto stile RE dove al prossimo si dimenticano dei tre giochi prima, c’è molto camp, molte battute volutamente cringe e molto nonsense, ma c’è anche una protagonista femminile neurospicy che per me è fatta in modo eccezionale quindi qualche punto in più.
Ora passiamo alla cosa che mi ha più cacato il cazzo oltre al segmento centrale di Leon che ammazza la gente in mezzo alle rovine: l’OST. L’OST è veramente imbarazzante al livello del fastidio e del break di immersione. Praticamente hanno deciso che la colonna sonora doveva essere così composta: jingle presi dai RE precedenti, silenzio e poi MEGA BASSI SYNTH che swellano a caso stile film di Hans Zimmer, ma per noi che siamo italiani il tema della battaglia di Leon è letteralmente le prime tre note del tema di Satisfaction di Benny Benassi, con lo stesso esatto suono e lo stesso esatto glide. Fa girare i coglioni perché il resto del sound design è letteralmente perfetto, tutto sembra vivo, tutto sembra nello spazio e ti vuole uccidere, le rovine suonano come rovine, l’ospedale creepy suona come un ospedale creepy etc etc poi ad un certo punto WEEEEEEEEEEOOOOOOOOOOOOOW oppure un pad di rumore di fondo indistinto messo lì tanto per. Licenziate il compositore.
Sicuramente lo rigiocherò a difficoltà più alte. Per me è un 7/10 perché è un giocone ma è anche corto e completamente derivativo, e nel suo essere derivativo porta tributo agli aspetti più sfigati dei Resident Evil più sfigati riportandoti al fiume Ngube del 2011 con le onde di nemici tutti uguali, i calci rotanti e i prop che esplodono. Mi riservo di rivedere il voto dopo qualche altro playthrough, ho voglia di rigiocare la prima parte perché è clamorosa.