Qualcuno conosce o ha giocato a Brancalonia?

Come da titolo :asd: l’avevo già sentito nominare tempo fa ma di recente mi è ricapitato sotto il naso (era in questo video) e mi è venuta voglia di provarlo. Solo che vedo che sono stati pubblicati un po’ di libri ed ero curioso di capire se ce ne sono di utili / carini da avere a parte il manuale dell’ambientazione base.

Io ho tutto.

Il punto debole è che il mood antieroico/picaresco non c’entra una mazza con buona parte di dnd, che è un’americanata di powertrip alla prendiamo a schiaffi un dio a caso. Però basta cambiare sistema e il problema si risolve.

Il punto forte sono i richiami alla lore italiana, più tutto quello che hanno aggiunto. Classi, mostri, luoghi, etc… Artwork pure molto bella.

Il punto “forse” sono le parodie tipo l’impero randella ancora, onestamente non vedo il motivo di scimmiottare star wars.

Fatti il manuale di ambientazione, il Macaronicon e l’Almanacco del menagramo. Ma più che altro trova un gruppo per giocare e vedi.

1 Like

Eh era proprio quello che volevo capire, come si integra, cioè anche in Brancalonia puoi giocare tiefling e nani? O sei limitato a umano + le razze dell’ambientazione? E le classi, quelle di D&D ne fanno parte o no?

Eh oddio, mi sembra un “basta” piuttosto importante :asd:

È progettato per essere compatibile alla 5ed, e non ci sono problemi tecnici a introdurre altre razze.

Le difficoltà sono caso mai ad integrare oggetti magici e spells normali di dnd, che sono intesi ad esaltare i personaggi. Meccanicamente funzionano, ma lo storytelling diventa schizofrenico e deludente.

Come a fare una sessione di wanderhome con i pg che imbracciano ak47. :asd:

Cambiare sistema non è troppo dura, basta usare cose abbastanza generali, tipo Not The End. Questo supponendo che piaccia il narrativo, eh…

No è che si passa da “devo impararmi l’ambientazione” a “devo impararmi l’ambientazione + l’altro sistema” :asd:

Mah guarda, cose come not the end sono molto veloci, non lo consigliavo a caso.

Se no stai su 5ed, ma limita il powertrip. Il trucco di Acheron a proposito è limitare i livelli ai primi 6.

1 Like

Beh oddio pure questo not the end sembra interessante.

Ho il manuale dell’ambientazione, l’ho letto e giocato un paio di partite.
Fa indubbiamente ridere, per un po’. Le sottoclassi nuove del manuale sono fatte per fare ridere, e consiglio di usare quelle, perché il mood è commedia grottesca. Per le razze in teoria puoi usare tutto quello che è dnd 5e, ma è un’ambientazione che è fatta per giocare a roba tipo Brancaleone alle crociate, non so quanto ha senso fare il drow darkmegalord, ovviamente puoi reskinnarle, tipo vuoi l’halfling, metti i tuoi +1 qui e li hai le tue abilità ma anziché essere un nazista reazionario con il clan che si scopa le cugine come in Tolkien sarai boh… un nano del circo che si fa prendere a calci in culo per due pezzi d’argento come numero.

Gli autori consigliano di giocarla a basso livello ed è ovvio il perché, ma in generale, almeno per me, è una roba con poca longevità, la parte comico\grottesca dell’ambientazione si basa su stereotipi razzisti italiani, che fanno ridere pure ma per un tot e poi stop. Non so per quante sessioni ti può far ridere napoletani colerosi, genovesi tirchi ecc…

1 Like

Vabbè, basta non fare un cinepanettone per forza. Dipende come scrivi le avventure, idealmente si può tendere a cose tipo “il cunto de li cunti” di Basile e passa la paura.

Fitone disapprova

È che in realtà è proprio il setting alla armata Brancaleone che mi attira, già D&D va alla grande quando i giocatori si mettono a fare nastrominchiate, un’ambientazione che gioca su quello invece che sui canoni standard del fantasy dove a una certa per forza di cose devi finire a menare Bafometto non mi dispiacerebbe.

@Tsunetomo ma parlami un po’ di questo Not The End invece, una cosa che mi sarebbe sempre piaciuto fare sarebbe una campagna con ambientazione shadowrun / cyberpunk ma non ho mai avuto lo sbatti di imparare i loro sistemi :asd: visto che Not The End non ha una sua ambientazione, secondo te potrebbe funzionare?

Il mio consiglio se non hai voglia di leggerti i manuali è di leggerne uno generico tipo GUS e poi di usarlo per tutto. Tanto l’andazzo di questi tempi è di venderti setting senza ruleset, quindi quanto il cazzo, inutile che ti metti a studiare ruleset “finti” fatti a tirare via, ti conviene imparare un sistema e poi l’ambientazione ce la metti tu.

Suck adesso non complicarmi la giornata, se devo mettermi a spulciare i sistemi setting-free per decidere quale mi conviene imparare finisce che non scelgo più un cazzo e resto su D&D a vita :asd:

Stasera quando ho tempo ti scrivo, io l’ho provato per 3-4 volte come giocatore e fila via liscio.

1 Like

Non devi spulciarteli ti ho dato la ricetta della nonna, go GUS. Oppure rimani su d&d as you prefer.

Allora, @Brom eccoci.

Premessa: alcuni sistemi universali da tenere in considerazione
Quella dei sistemi universali è storia vecchia. Alcuni da tener presente (di questi ho esperienza diretta solo di FATE, Not The End e Forged in the Dark, gli altri li ho solo sfogliati):

  • GUS: personaggi definiti da “tratti”, che hanno statistiche che nelle sfide si sommano a un tiro 2d6 contro soglia di difficoltà scelta dal narratore. Risultato binario (l’azione o funziona o non funziona).
  • GURPS: vecchia gloria, miriadi di numeri e opzioni, attributi, abilità. Per riuscire si tirano 3d6 (mi sembra) e bisogna ottenere valore sotto l’abilità modificata con mille regole situazionali. Risultato più o meno binario, con meccanismo per i colpi critici. Wargaming pesante ed estremamente meccanico.
  • Savage Worlds: Attributi e abilità rappresentati da dadi piccoli (es. d4) o grossi (es. d12). Nella risoluzione delle sflde il risultato di un dado si confronta con una soglia di difficoltà stabilita dal narratore. Risultato binario con meccanismo per i colpi critici.
  • FATE Accelerated: Le abilità dei personaggi sono tratti da invocare per aver bonus sui tiri. Anzi, in FATE qualsiasi cosa è un tratto, temporaneo o permanente, e influenza la scena quando invocato. I personaggi hanno inoltre statistiche legate ai loro “approcci” prediletti (modi generali di affrontare i problemi). Le azioni si inquadrano sempre in 4 categorie molto generali (attacca, difendi, scavalca, crea vantaggio), il tiro usa 4 dadi “fudge” e risulta in un numero nel range da -4 a +4 con una probabilità a campana, valore che si somma ai bonus (di approccio ed altri), per confrontarsi con la difficoltà scelta dal narratore. Possibili 4 outcomes: fallimento, pareggio, successo, successo critico, che influenzano le scene successive secondo le regole della categoria di azione. Estremamente narrativo e flessibile, ma anche piuttosto astratto, e ci vuole un bel po’ di pratica per giocare in scioltezza.
  • Forged in the Dark: versione “custom” del sistema di Blades in the Dark. In sintesi, nella maggioranza delle implementazioni, un personaggio ha delle azioni (da definirsi in base all’ambientazione desiderata), e per ciascuna di queste ha un certo numero di d6 che rappresentano la sua esperienza con eventuali modificatori situazionali. Quando si deve risolvere un tiro, il giocatore descrive cosa vuole ottenere e come, il narratore replica stabilendo quanto l’approccio scelto è in teoria efficace, e cosa si rischia in caso di fallimento. Se il giocatore accetta queste condizioni, allora tira il suo pool di dadi. Se il singolo dado più alto è 4, 5 o 6 l’azione ha successo. Inoltre, se il singolo dado più alto non è 6 allora si presentano anche le conseguenze negative corrispondenti al rischio dichiarato prima. In ogni caso, la scena viene modificata. Molto narrativo e flessibile, decisamente più intuitivo rispetto a FATE, ma non altrettanto generale.

Not The End in breve

Not the End è un gioco narrativo, nel senso che l’obiettivo della meccanica non è simulare la probabilità di riuscita in sequenze di azioni semplici, ma supportare lo sviluppo di una scena in senso “cinematico”. I personaggi hanno un certo numero di tratti liberi (definiti in modo simile a FATE), bonus e risorse, che possono essere invocati nella risoluzione di una sfida. Creare personaggi è molto facile, e ci si puo’ lasciare guidare dalle caratteristiche dell’ambientazione scelta.

Diversamente da tutti gli altri sistemi, non si usano dadi. Si prende un sacchetto nero, e il narratore ci mette un numero di palline nere proporzionalmente alla tensione e difficoltà della sfida. Il giocatore ci mette tante palline bianche quanti tratti o risorse che verosimilmente può invocare per aiutarsi nella risoluzione di quel particolare problema. Poi il giocatore decide in autonomia quante palline estrarre in totale. Gli basta estrarre anche solo una pallina bianca per avere successo, e ogni pallina bianca ulteriore rappresenta un vantaggio aggiuntivo. Pero’ ogni pallina nera che viene estratta rappresenta una complicazione che il narratore deve mettere in campo. Vedi qui alla voce “scheda narratore”. in una pagina singola!

Da questa descrizione si capisce che il risultato di una singola estrazione puo’ cambiare moltissimo una scena (in positivo e/o negativo). Praticamente siamo agli antipodi di DnD e della suo tiro con risoluzione binaria (o colpisci, o non colpisci). Tuttavia, la responsabilità di inventare sempre nuove conseguenze va ai giocatori e al narratore: non è scontato o banale da fare in modo autoconsistente, uniforme ed equilibrato.

Comunque, il quickstart è abbastanza breve e ci sono meccaniche interessanti aggiuntive. Io qui ho solo dato i tratti essenziali per far capire di cosa si tratta.

2 Likes

Gentilissimo, grazie!

1 Like

Spesso i tizi di Brancalonia vengono alle fiere del circuito Nerd in nord italia e fanno una dimostrazione dal vivo.

Sembra divertente. Ma hanno anche un master particolarmente bravo.

Eccoli infatti.

Sabato e domenica alle 11 a Bologna

Nord Italia

Bologna

Comunque alla fine ho preso sia il manuale base di Brancalonia che quello di Not the End.

Adesso bisognerà vedere se e quando riuscirò a convincere il mio circolo di amici a provarli :argh: