riporto su perchè stanno succedendo cose brutte a Milano
https://www.facebook.com/deliverancemilano/photos/a.1838638909780479/2524804464497250
Per chi non avesse facebook copioincollo il comunicato
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Nella notte tra sabato 13 e domenica 14 giugno che cosa è successo alla stazione Greco Pirelli di Milano? Trenord che il giorno prima aveva promesso carrozze con le bici nelle fasce da pendolari indicate da noi ha mantenuto una linea ambigua sulla questione trasporto biciclette, togliendo un servizio necessario che andava implementato visto il numero di richieste, con l’aggiunta di vagoni che permettessero l’accesso a rider, ciclisti e cicloamatori e non vietato come ha fatto la compagnia dei trasporto ferroviario lombardo.
La responsabilità della decisione di quante bici far salire a questo punto, fino a quando non verranno introdotti i vagoni per ciclisti, dopo il divieto di Trenord è diventata discrezionale del capotreno. A Greco Pirelli non volevano far salire i fattorini con le biciclette, nonostante fosse chiaro che la risoluzione al problema fosse vicina, soprattutto grazie alle proteste dei rider e all’interrogazione sollevata in Consiglio regionale che ha aperto lo spiraglio per una trattativa tra RiderXiDiritti e Trenord.
Emma, insieme ad altri ragazzi, trovandosi in stazione, dopo aver passato tutto il giorno in strada e aver consegnato per molte ore, voleva solo tornare a casa. È stata questa la sua unica colpa. Ha protestato con il capotreno detto che si trattava di un’ingiustizia e che non voleva né lasciare la bici in stazione incustodita rischiando di subire un furto, perché non poteva permetterselo (è il suo strumento di lavoro), né tanto meno era disposto a dormire su una panchina.
Di fronte ad un ragazzo di 28 anni nigeriano, titolare di un regolare permesso di soggiorno (ma non è questo il punto per noi) la polizia cosa ha fatto? Per sedare la discussione che si faceva animata e spaventare gli altri (che avrebbero dormito in strada) ha deciso di portare via Emma in Questura, dove è stato trattenuto per più di 6 ore, interrogato, intimidito e picchiato con calci e pugni lungo tutto il corpo. Calci nelle parti intime, botte sulla schiena, sulle gambe (un rider ci lavora con le gambe), sulle braccia.
La Polizia ha dichiarato all’Ansa che gli hanno trovato addosso 43 g di hashish, facendolo passare per uno spacciatore, in modo tale che l’equazione fosse perfetta, rider nero, drogato e spacciatore che protesta perché è pericoloso socialmente. Non è così. Emma è un fattorino che lavora da tempo nel delivery e come molti altri di noi ha lavorato no stop durante il lockdown, senza protezioni e senza diritti a causa dell’assenza di un contratto. Aveva con sé (abbiamo il verbale della Questura) 0,43 g di hashish per uso personale, meno di una sigaretta.
Qualcuno ha pensato evidentemente che ad un corriere africano si potesse fare questo. Diffamazione, violenze. Gli hanno rotto il telefono, altro strumento di lavoro per un rider. Nel video si vede chiaramente che chiede prima di essere ammanettato di poter chiudere la sua bici, ma gli agenti non glielo permettono. Senza telefono, isolato da tutti, Emma si è dovuto trascinare su una gamba all’ospedale più vicino. Lo hanno dimesso dal Pronto Soccorso, dopo qualche esame, ancora dolorante.
Siamo riusciti a metterci in contatto con lui attraverso altri colleghi, solo a metà pomeriggio, dopo che la rete solidale di lavoratori si è mossa per cercarlo. Lo abbiamo incontrato e ricostruito l’accaduto insieme a lui. Poi uno di noi gli ha lasciato un telefono. Abbiamo chiamato di nuovo un’ambulanza perché non stava bene e aveva ancora bisogno di cure. Lo hanno ricoverato ieri sera per accertamenti, aveva la febbre, un brutto ginocchio. Era ancora sotto shock per le violenze subite.
Questa situazione non passerà sotto silenzio. I colpevoli devono pagare. Pretendiamo giustizia per Emma. Emma non è solo. Tramite la rete delle ciclofficine popolari abbiamo già trovato una bici per lui. Faremo una colletta per un telefono nuovo. E ci organizzeremo per non abbandonarlo. Nessun rider è solo.
Nessuno è solo quando lotta insieme ai suoi fratelli per far valere i propri diritti. E se prima eravamo sparpagliati per la città, ora siamo uniti. Questo clima di tensione inaccettabile è stato creato da Trenord che ha preferito attaccare i rider al posto di riorganizzare le corse, da Regione Lombardia che non ha preso parola sulla vicenda e dalle piattaforme di delivery food che dovrebbero pagare strumenti di lavoro a tutti i rider in quanto siamo lavoratori subordinati e che invece scaricano il rischio d’impresa tutto su di noi, con paghe da fame e la partita IVA.
Tutto questo deve finire! Chiediamo giustizia per Emma e giustizia per tutti i rider! Chi ha sbagliato pagherà! Vogliamo subito vagoni per le biciclette su tutti i treni. Il tempo delle attese è finito. È nostro diritto.[/quote]