Apro questo topic perché secondo me è importante che queste notizie non vadano perse nell’altro thread.
Dal 7 ottobre in poi ci sono stati tre procedimenti che hanno coinvolto Israele di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, che ricordo è un organismo delle Nazioni Unite il cui compito è essere il giudice di livello più alto sulle questioni di diritto internazionale che coinvolgono gli stati. Non va confusa con la Corte Penale Internazionale, che invece si occupa di violazioni di diritto internazionale che riguardano i singoli, come il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallant, su cui pende un mandato d’arresto emesso dalla CPI.
Comunque, dicevo, i tre casi sono:
- La advisory opinion sulle Legal Consequences arising from the Policies and Practices of Israel in the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem (conclusa, con parere espresso dalla ICJ il 19 luglio 2024);
- La Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip (South Africa v. Israel) (in corso);
- E la advisory opinion sulle Obligations of Israel in relation to the Presence and Activities of the United Nations, Other International Organizations and Third States in and in relation to the Occupied Palestinian Territory (in corso).
(nota: le Advisory Opinion non sono considerate “binding”, nel senso che non comportano imposizioni nei confronti degli stati coinvolti, ma servono ad orientare l’operato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che le richiede, e sono l’interpretazione finale della Corte sull’applicazione del diritto internazionale su casi specifici, quindi se sentite qualcuno che dice che non hanno valore legale quelle sono fesserie)
Parto dall’ultima, Obligations of Israel in relation to the Presence and Activities of the United Nations etc, visto che è la più recente delle tre, con le audizioni degli stati che hanno deciso di esprimersi che hanno preso il via lunedì scorso, il 28 aprile, e si chiuderanno oggi, il 2 maggio. In totale, 40 stati e 4 organizzazioni internazionali hanno deciso di dire la loro. Questa advisory opinion nasce in particolare in seguito alla decisione presa dal governo israeliano nel gennaio scorso di bandire l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), l’agenzia delle Nazioni Unite dedita all’assistenza umanitaria nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, in seguito ad accuse piuttosto vaghe di collusione con Hamas:
La situazione, poi, è stata particolarmente esacerbata dalla decisione del governo israeliano di tagliare completamente l’ingresso qualunque tipo di aiuto umanitario nella Striscia di Gaza a partire dal 2 marzo. La Advisory Opinion è stata richiesta dalla United Nations General Assembly il 19 dicembre 2024, con una votazione che ha visto 137 a favore, 12 contro e 22 astenuti.
Potete trovare qui i video dei vari interventi:
E qui le trascrizioni degli interventi, più le dichiarazioni scritte presentate fra fine febbraio e inizio marzo:
Proseguo con l’altra advisory opinion, Legal Consequences arising from the Policies and Practices of Israel etc, che in realtà prende il via prima degli eventi del 7 ottobre: la votazione alla UNGA infatti risale al 30 dicembre 2022, con una votazione di 87 a favore, 24 contro e 52 astenuti; la Corte ha accettato di prendere in carico il caso nel gennaio seguente, e le audizioni pubbliche hanno preso il via un anno dopo, nel febbraio del 2024. In totale, 52 stati e tre organizzazioni internazionali hanno presentato le loro argomentazioni.
Il 19 luglio 2024 la Corte Internazionale di Giustizia ha espresso il suo parere, i cui punti più salienti sono stati:
- Che la Cisgiordania e Gaza costituiscono un’unica entità politica;
- Che il ritiro unilaterale da Gaza nel 2005 da parte dell’IDF non è motivazione sufficiente per considerare Gaza territorio non occupato, alla luce dei limiti imposti all’ingresso di rifornimenti, al movimento delle persone, e alla capacità di proiezione militare all’interno della Striscia, come evidenziato in particolare dopo il 7 ottobre:
- Che le colonie israeliane sul territorio palestinese, e lo sfruttamento delle risorse naturali, sono illegali secondo il diritto internazionale. La Corte ha espresso il parare che Israele debba terminare la sua occupazione “as rapidly as possible”, e con risoluzione del 18 settembre 2024 la UNGA ha stabilito che Israele debba ritirarsi entro un anno, con 124 voti a favore, 43 astenuti e 14 contro.
- Che Israele deve risarcire i palestinesi per tutti i danni che ha causato. Notare che questo vale solo per i territori occupati a partire dal 1967 (quindi Gaza e la Cisgiordania) e non dal 1948. Specifico perché la questione del diritto di ritorno per i palestinesi cacciati dalle loro case nella guerra del 1948 (e per i loro eredi) è un altro tema centrale del conflitto;
- Che le politiche di Israele nei territori occupati violano l’articolo 3 della Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni discriminazione razziale, che recita: “States Parties particularly condemn racial segregation and apartheid and undertake to prevent, prohibit and eradicate all practices of this nature in territories under their jurisdiction”. Notare che la Corte non ha detto esplicitamente che quello di Israele è apartheid, anche se personalmente credo che se stai violando l’articolo qui sopra significa che o stai commettendo apartheid o segregazione razziale, quindi insomma, se non l’è zuppa l’è pan bagnà.
Potete trovare qui il testo intero della Advisory Opinion, oltre al Summary e alle opinioni dei singoli giudici:
E qui la pagina di Wikipedia, che fa un buon riassunto di tutta la faccenda:
L’ultimo caso è South Africa v. Israel, quello che vede Israele accusata di crimine di genocidio. Questo non è un’advisory opinion ma un procedimento le cui conclusioni hanno valore vincolante (ma deve essere eventualmente il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a imporle), e non parte da una risoluzione dell’UNGA ma dall’accusa portata di fronte all’ICJ dal Sudafrica contro Israele; altri stati hanno poi deciso di unirsi, chi a fianco del Sud Africa (per esempio Cina, Turchia, Irlanda, Brasile e Messico) e chi a fianco di Israele (per esempio Stati Uniti, Italia, Francia e Germania).
Le audizioni pubbliche sono iniziate l’11 gennaio 2024, quando il Sudafrica ha presentato il suo caso; il giorno dopo è stato il turno del team di avvocati israeliano. Il 26 gennaio la Corte ha espresso i suoi pareri preliminari, in cui si legge che “In the Court’s view, at least some of the acts and omissions alleged by South Africa to have been committed by Israel in Gaza appear to be capable of falling within the provisions of the Convention”. La frase “plausible risk of genocide”, spesso adoperata nei giorni seguenti, è una parafrasi e non viene mai usata testualmente nel comunicato ufficiale della Corte.
Sempre il 26 gennaio, la Corte ha emesso alcune misure provvisorie, che richiedevano a Israele (riassumo) di punire attivamente eventuale retorica genocidaria, di assicurarsi che il suo esercito si astenesse da atti di genocidio, e che assicurasse l’afflusso di aiuti e servizi umanitari nella Striscia. Questi misure sono vincolanti, ma - di nuovo - l’ICJ non ha nessun modo di imporne l’attuazione; quello spetta al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, dove il veto degli Stati Uniti pesa a favore di Israele.
Il 28 marzo la Corte ha risposto alla richiesta del Sudafrica di ulteriori misure provvisorie, nata in seguito alla prevista offensiva israeliana su Rafah. Nel suo comunicato, la Corte ha riaffermato ancora una volta la validità e l’importanza delle misure prese il 26 gennaio e sottolineato la necessità di mantenere un flusso continuo di aiuti umanitari in particolare cooperando con le Nazioni Unite.
Da allora, non ci sono stati particolari sviluppi in questo caso, che richiederà sicuramente ancora parecchi mesi; di recente, Israele ha richiesto un’estensione del suo termine ultimo per la presentazione del memoriale di difesa. La corte ha accettato la richiesta, spostando il termine dal 28 luglio 2025 al 28 luglio (edit: gennaio, non luglio) 2026. Il Sudafrica ha già presentato il suo memoriale, il cui termine ultimo era il 28 ottobre 2024.
Trovate qui la raccolta di tutte le dichiarazioni, misure provvisorie, comunicati stampa, etc:
Qui i video dei procedimenti pubblici:
E qui la pagina di Wikipedia per chi vuole un riassunto complessivo del caso:
