Da solo, il discorso sulla definizione delle “cose” è enorme. Per fare un esempio, per quanto possa io essere abbastanza distante dalle posizioni di un Matt Walsh, la sua (retorica, provocatoria, aggiungi tu) domanda “What is a woman?” ha perfettamente senso d’esistere e anzi, affrontata senza patemi e senza bava alla bocca DOVREBBE essere il punto di partenza di certe discussioni.
Ma stiamo andando parecchio fuori dal seminato.
Hai toccato un altro tema che mi sta parecchio a cuore, ovvero quello dei “paletti”: perché per le questioni “grosse”, vedi ad esempio quella dei diritti civili, puoi cianciare di quello che vuoi ma alla fine il cambiamento passerà per una legge, e quella legge metterà appunto dei paletti.
Il problema è: come li metti? O, se preferisci, dove li metti? Facciamo un esempio stupido: l’età del consenso. Vabbè mettiamola a 18.
Quelli con 17 anni e du’ mezze figure insorgono: volemo scopà pure noi!
Eh, vabbè, abbassiamola a 17 allora!
Quelli di 16 anni: vabbè e che noi semo stronzi allora?
Esempio alla bisogna con tutte le licenze poetiche del caso, ovviamente.
Il paletto è una linea di demarcazione che, per forza di cose, segna in maniera netta una differenza. E distingue pertanto chi è di qua da chi è di là. E una delle due parti sarà sempre scontenta perché si sentirà privata di quel diritto. Ma il paletto non può essere rimosso del tutto, né spostato oltre il limite del buonsenso (che è soggettivo, e pertanto dibattibile).
Da qualche parte però bisogna pur partire, altrimenti laGGente (o meglio, i giovani, che in linea teorica dovrebbero essere “il futuro di questo (ma anche degli altri) Paese”) finisce radicalizzata, misogina e non mi pare sia quello di cui abbiamo bisogno.
Però OT enorme (bello eh, ma enorme), vedi tu se splittare.