Cosa intendi per scusanti migliori? C'è anche da dire che dovrebbero avere un minimo di orgoglio professionale.... Sono loro stessi a vedere il lavoro del traduttore come un lavoro di secondaria importanza, persino un lavoro da fare nei ritagli di tempo. La casa editrice, dal canto suo, è ben contenta di assecondare questa deviata visione perché così sborsa meno quattrini.
Appunto questo. Se il lavoro li soddisfa poco perché sono mal pagati, hanno poco tempo, perché non ne vale la pena. Io aspetterei appunto a puntare il dito contro i traduttori, il problema secondo me va anche molto più in alto, verso le case editrici.
Entro solo ora nella discussione, lavoro anche io nel campo della traduzione. E sinceramente molte critiche mi sembrano campate per aria o comunque frutto del fatto che non si conosca davvero ciò che succede. La traduzione in altre lingue è considerata come una priorità secondaria, soprattutto in italiano, dove il mercato è molto piccolo e ovviamente porta poco guadagno. È un semplice ragionamento di economia da parte delle aziende che pubblicano qualunque cosa, che sia libro, che sia videogioco ed è assolutamente legittimo, ovviamente. Nel caso del film, il mercato è ben più ampio e quindi l'attenzione è maggiore. Potete facilmente capire come spesso chi traduce si trova in situazioni scomode, costretto a lavorare di fretta o ci sia confusione con i collaboratori e decine di altri problemi.
Sento sempre parlare di "quanto fanno schifo qua, quanto fanno schifo là". Bene, visto che in questo topic siete tutti bravissimi, perchè non ci provate? Anche io pensavo che tradurre non fosse così impossibile, poi mi sono trovato a doverlo fare davvero. È un delirio e soprattutto è un lavoro complesso proprio per via di tutte quelle forme che una lingua possiede e tutte le altre no. Non si tratta solo di modi di dire, ma anche di semplice "aspetto" della proposizione, può sembrare una cosa piuttosto semplice, ma non lo è: non è così facile rendere davvero "italiana" una frase tradotta, chessò, dall'inglese o dallo spagnolo.
Nel campo dei libri, personalmente, trovo molto più irritante quello che mi è successo con la biografia dei Metallica di McIver: il libro è costellato di errori, non tanto di traduzione, quanto di battitura. Parole ripetute due volte, frasi in cui il verbo compare in due posizioni diverse, errori nei nomi. Questo di cosa è indice, di incapacità del traduttore? No, perchè quando non ci sono errori di questo tipo la traduzione è agile, sciolta e assolutamente godibile. È sicuramente indice del fatto che il traduttore è stato costretto a lavorare di corsa, non potendo eseguire una rilettura approfondita del proprio lavoro. Questo purtroppo credo sia un problema ENORME e che sia molto spesso la principale causa di molte oscenità davanti a cui capita di trovarsi...
Inoltre vorrei far notare a Schidzo che dice di non fare di tutta l'erba un fascio, che egli stesso fa questo errore, a proposito dei videogiochi. Lavoro proprio in questo campo, ti assicuro che oggi, Anno Domini 2005, c'è una cura maniacale dal punto di vista della traduzione. Dobbiamo staccarci da questo stereotipo nato quando la localizzazione in italiano era agli inizi, quando ancora non c'erano dei veri standard. Oggi l'ambiente è professionale e basta. È ovvio che un errore può capitare, ma io mi incazzo molto di più quando vedo il filmato iniziale di Half Life 2, in cui la faccia di un personaggio si gira e il suo casco no e le due cose si fondono assieme, piuttosto che per una battuta tradotta con una svista.
Ah beh sei riuscito a sparare sull'unica colomba ( cioè io ) in questo thread di falchi, complimenti .
Io ho solo detto che ultimamente la traduzione di videogiochi ( magari non l'ho scritto, ma qui ritratto perché è quello che intendo sul serio ) nel suo complesso lascia davvero a desiderare. Mi sono ritrovato un Diablo 2 in italiano con un doppiatore che dà la voce a 4-5-6 personaggi diversi ( forse meno, ma siamo sempre lì, è deludente sentirsi la stessa voce che cerca di fare toni differenti ). Mi ricordo le traduzioni in italiano di The Secret of Monkey Island ... sono oro al confronto con quelle di oggi. Nei giochi della Paradox, non so se hai presente, come Victoria An Empire Under The Sun o Hearts of Iron, il "Chief of Staff" è il "Capo dello Staff" ( lo staff de che? Del policlinico? ) anziché "Capo di Stato Maggiore" dell'esercito.
Non so se hai fatto davvero traduzioni o no, però non puoi non aver notato che ho difeso la tua categoria fino all'ultimo. Il mio pensiero è alla fin fine: quanti sono quelli che davvero prendono come un gioco questo "mestiere"? E invece quali sono davvero i problemi che stanno dietro alla traduzione? Quanto c'entrano le case editrici ( nel caso dei libri )?
L'ho notato, ma generalizzare così mi sembra esattamente ciò che stanno facendo gli utenti che tu critichi. Ti assicuro che è un campo difficile, in cui al traduttore è richiesta una competenza a 360°, non è facile. Se scappa una cosa come "chief of staff" e poi non c'è il tempo di controllare, informarsi o semplicemente migliorare la traduzione, non c'è niente da fare. Quindi per risponderti: 1) Nessuno. Non conosco traduttori che lo facciano senza attenzione. Forse dove lavoro io è così, forse altro è diverso, questo non lo so. 2) I problemi sono semplicemente di tempo e organizzazione. 3) Secondo me, molto, proprio per ciò che ho appena detto. Non lavorando nel campo dell'editoria ovviamente non lo so per certo, lo suppongo.
Prima di continuare il dibattito, vorrei capire un po' di cose: hai detto di fare traduzioni, è la tua occupazione principale oppure un secondo lavoro? Poi non ho capito, hai detto "dove lavoro io", dove lavori tu? E poi ancora, di cosa ti occupi e di cosa si occupa il tuo gruppo?
Mi occupo di traduzione e testing, non mi sembra il caso di tirare in ballo la ditta presso cui lavoro, per ovvi motivi Ho fatto un discorso più generale, avevo semplicemente l'intento di far notare che troppo spesso si dà addosso al traduttore/doppiatore, in ogni campo in cui ci sia una traduzione.
devi anche trovare un posto di lavoro per me e dirmi un personaggio a cui hai dato la voce
ma lavori azienda italiana che traduce tutti i titoli (chessò ti può capitare half life2 come ffx) oppure per una casa specifica che ti porta i giochi da tradurre (tutti gli ff per esempio)
il problema (come ho scritto in altre occasioni) è che troppo spesso la traduzione è "letterale" (a volte ho veramente il dubbio che vengano usati dei traduttori automatici ) e, indica che chi fa il lavoro di traduzione non sembra stia neanche a pensare cosa sta traducendo!! Ho esempi positivi (e posso dirlo in quanto ho sia la versione inglese che quella italiana di molti libri) di traduzioni ottime come Ed. Nord Collana David Gemmell o gran parte dei libri di Chrichton (o come cacchio si scrive !! ) ... ma come ha scritto il Bapho se pago per un servizio (nel caso nostro un libro tradotto) mi aspetto un lavoro di una certa qualità se non lo è... colpa della casa editrice che NON ha visionato il prodotto prima di pubblicarlo, colpa del traduttore (probabilmente pagato un tot a parola) che ha lavorato... scazzato (??) .. etc etc. Ricordo... qualche anno fa un articoletto (credo sul corriere) dove il primo traduttore de Il Signore degli anelli si scusava per la traduzione (e questo dovrebbe dirla lunga) Se parliamo invece dei libri di Henry Potter la domanda sorge spontanea: hanno tradotto(o megli dire ... tentato di Translitterare) tutti i nomi... allora perchè no lo hanno chiamato Enrico Vasaio? Personalmente penso che nomi di luoghi e di persone dovrebbero rimanere non tradotti (e non parlo di Roma - Rome !!)
troppo facile uscirsene con un risentito "E allora fatevelo voi."
io tiro fuori soldi, spendo mediamente 150€ al mese in "carta stampata", che siano fumetti o libri non importa, e non vedo perchè non dovrei lamentarmi se io per primo che non parlo fluentemente la lingua inglese mi rendo conto di errori.
Dato che non è giusto sparare nel mucchio, ecco qui: "Judgement Day" di Alan Moore, edito per l'italia da FreeComics. ho l'edizione originale e la prima parte dell'edizione italiana. Quest'ultima presenta: congiuntivi fantasiosi, avverbi confusi con aggettivi, nomi di personaggi confusi con nomi di oggetti e/o luoghi.
Ora para, dato che non so come funziona, dimmi con chi mi devo incazzare per 11€ buttati al cesso: l'editore o il traduttore? o tutti e due?
Ehm ehm ehm... In effetti ci sarei andata domani... i pesci d'aprile di solito li organizzano gli altri, non dovrei farlo a me stessa...! Beh allora chi vuole venire con me venerdì PROSSIMO (l'8) alla conferenza sulla traduzione che ho postato prima e lapidare i relatori... prepariamo le uova e i pomodori!
(un giorno anche a me verrà riservato lo stesso trattamento...)
@Paranoid: non dubito che tradurre non sia il massimo della semplicità. Io stesso ho passato gli ultimi... cacchio! gli ultimi 10 anni della mia vita (inizio a sentirmi vecchio) a tradurre, vuoi dall'inglese, vuoi dal latino e dal greco... comunque a tradurre. Lasciando ora perdere il discorso delle lingue morte o meno, il lavoro è sempre uguale: entrare nell'ordine d'idee dello scrittore, recepirne il modo d'esprimersi, DOCUMENTARSI sugli argomenti da lui trattati, avere conoscenze almeno buone della lingua in questione, ma non solo. Bisogna anche avere la capacità di trasporre tutto questo in italiano fluente e corretto, non traduzione letterale. Siamo d'accordo: non è un compito facile. Ma allora lo faccia chi ne ha le capacità. Chi non le ha non si cimenti neppure.
Troppo duro? Forse. Ma devo dire di sborsare fior di quattrini per usufruire di una traduzione che a stento arriva ad essere penosa. A che pro? Allora vado su amazon e mi compro il libro originale. I soldi li do alla Wizards Publishing e non all'Armenia.
Permettimi inoltre di dire che non vedo proprio come possa essere considerato un mercato piccolo e di pochi guadagni, dato che negli ultimi tempi i libri sono rifioriti nelle passioni della gente. Piuttosto diciamo che la traduzione viene presa sottoggamba: ma sì, basta SAPERE l'inglese, poi chi se ne frega!
A sostegno di quanto dico pongo altri esempi (sempre per il più che giusto discorso del Bapho: non spariamo nel mucchio - anzi, gradirei che mi si portassero esempi delle tanto decantate "traduzioni ben fatte" di cui molti mi parlano, con tanto di esempi, magari delle frasi più difficili): questo è pure recente, si tratta infatti de "La lama del cacciatore" ("The lone drow" RA Salvatore 2004) edito in Italia da Armenia 2005, traduzione di I. Appino. In questo libro c'è un personaggio che in inglese viene soprannominato 'Rumblebelly' (tradotto in precedenza 'Pancia-che-brontola'); qui, ed è un episodio di totale incuria da parte del traduttore, si passa tranquillamente dall'una all'altra versione: ora lo chiamano Pancia-che-brontola, ora Rumblebelly. Bello . Ma andiamo avanti: sembre nella stessa collana, passiamo a "L'alba degli eroi" ("Passage to dawn" RA Salvatore 1996) sempre Armenia, presumibilmente sempre 1996, trad. di A. Guarnieri. Un personaggio il cui cognome è Rakingclaw, diventa Unghie-imbellettate. Ora, capisco (anche se non approvo) la traduzione di claw(=artiglio) come 'unghie'. Ma tradurre raking(to rake = rastrellare, frugare, colpire d'infilata, scrutare, graffiare, rachiare, scavare, rivangare,) con 'imbellettate' da dove mi deriva? Imbellettare si dice "to make up". Significa non solo che hai fatto la cazzata, ma che ci hai anche riflettuto sopra prima di farla. Ti sei messo lì a tavolino e hai detto: "mumble mumble, come faccio a fare schifo?"
Questi non sono episodi giustificabili con la mancanza di tempo. Qui si tratta di non avere le capacità.
Non ti ho chiesto di fare nomi e cognomi ( manco foste agenti sotto copertura del SISMI ), anche se non capisco perché non puoi e non vuoi parlare, vi insegue la CIA? Hai detto che ti occupi di traduzione e di testing e io ti ho chiesto in quale campo, se di libri o film o videogiochi o confezioni di preservativi ( ) ... perché te l'ho chiesto? Per intavolare una discussione in cui tutti hanno cognizione di causa. Se mi metto a discutere di traduzione senza sapere in quale campo lavori, che ti posso dire? "Sì la penso così" oppure "no, non la penso così". Basta fine. Invece vorrei capire ( dato che ci siamo e c'è l'opportunità di parlare con uno che ci lavora, stando a quanto dici ) dove sta la verità se è nel mezzo oppure in parte, di lato, in su o in giù.
Diamo addosso ai traduttori/doppiatori? Scusa se mi permetti il luogo comune qui sembra il bue che dice cornuto all'asino. Ti ho chiesto di specificare cosa fai e non vuoi, come si può discutere se nessuna delle due parti sa. O no?
Evidentemente quando si è di fronte a sbadataggini ed errori marchiani del traduttore si ha tutto il diritto di puntare l'indice verso la scarsa professionalità o disattenzione dello stesso.
E' anche vero però che la traduzione (ed ancora di più l'adattamento) sono vere e proprie arti: il lavoro stesso di traduzione implica sempre e necessariamente un'integrazione, una parziale rielaborazione - in un certo senso anche "creativa" - del testo originario. Per questo una traduzione diligente non è necessariamente una buona traduzione: tant'è che nel mondo del doppiaggio esistono figure - gli incaricati dell'adattamento - al quale va il merito (o il demerito, nel caso di pessima riuscita) di riuscire a rendere godibili dialoghi pensati per lingue e, spesso, mentalità e riferimenti culturali decisamente distanti da quella di destinazione.
Partendo dal presupposto che nel passaggio da una lingua (e cultura) all'altra sfumature, certa ricchezza del testo va comunque perduta, il trucco sta nel riuscire a compensare quello che viene lasciato necessariamente per strada con qualcosa che faccia salve le funzioni narrative ed il risultato finale: per questi motivi trovo in ogni caso il lavoro di traduzione decisamente impegnativo e meritevole quasi come ci si trovasse di fronte ad un vero e proprio un co-autore (lo so pare un'esagerazione, ma in alcuni casi penso che l'accostamento sia legittimo...).
Sempre per questi motivi è scontato che una preparazione e sensibilità (ed anche una buona dose di "stile", anzi stili letterari) non indifferente siano necessari per svolgere quel tipo di lavoro: il problema è che si tratta di mezzi non facilmente alla portata anche di un buon conoscitore delle lingue sulle quali si è chiamati a lavorare.
@Elric81: Il fatto è che non riesco a essere d'accordo con te. Non sono mai riuscito a pensare "questa è una cappellata, è perchè il traduttore è un incapace". Lo posso pensare se vedo che tutto il testo è tradotto male e sinceramente dei molti libri che ho letto, me ne vengono in mente davvero pochi. Ricordo una traduzione trovata in biblioteca di 1984 con un sacco di congiuntivi sbagliati, lì mi sono incazzato. Ma onestamente quando vedo la cappellata io lì per lì sorrido, così come quando vado a un concerto se c'è un errore non mi scandalizzo: se poi ne arrivano altre trenta, mi incazzo, ovviamente e fidati che sono uno piuttosto critico e polemico . Dici che non ti vengono in mente traduzioni buone? Questa mi sembra davvero un'esagerazione, mi è bastato girare la testa e guardare in camera: tutte quelle di Stephen King, quelle di Asimov mi hanno sempre soddisfatto, Bunker e Palahhiuk le ho trovate molto buone, ne ricordo una de "E L'Asina Vide L'Angelo" di Nick Cave che mi colpì particolarmente. Io non sto ovviamente dicendo che i traduttori non sbagliano, sarei un idiota a sostenerlo. Né che non ci siano in giro traduzioni brutte o poco curate, anche qua ci vogliono delle provole sugli occhi per sostenerlo... Semplicemente questo "astio" a priori nel confronto del traduttore non lo capisco. È come ho detto prima, sicuramente c'è l'errore alla base, ma non è detto che sia dettato da incapacità: può esserlo in alcuni casi, in alcuni casi sarà dettato dalla fretta, in altri dalla mancata revisione e via dicendo. Tutto qua, volevo solo spostare il "mirino" dal traduttore, visto che secondo me la cosa è un po' più ampia. Voglio dire, recentemente mi è capitato di sentire criticare la traduzione "Granburrone" perchè è ridicola e tanti nomi non sono stati tradotti e allora perchè tradurre solo quello e via dicendo: ma cazzo, quella è una traduzione di quasi mezzo secolo fa, c'erano altre filosofie dietro questo lavoro e c'era un'attenzione diversa, è ovvio che magari oggi suoni strana, datata o addirittura ridicola. Invece no, è così perchè il traduttore dell'epoca era incapace. Mi pare un po' esagerato.
Quando dico che il mercato italiano è piccolo, mi riferisco a semplici numeri: pensa alla popolazione italiana e pensa a quella tedesca. Io poi in Italia non ho mai visto le folle per una sessione di autografi di uno scrittore, mentre per l'autrice di Harry Potter in Inghilterra l'ho visto succedere... sei anni fa... e il luogo dove si teneva la signing session era fatto apposta per quello, scrittori e folle di gente col libro da autografare. Qua al massimo c'è la Feltrinelli a Milano che una volta ogni tanto fa autografare due o tre libri all'autore di turno... salvo rari casi di maggior popolarità.
@Schidzo: siccome si parlava di traduzione in generale, non vorrei che diventasse una discussione sulle traduzioni operate da me, da Tizio o da Umberto Eco. Tutto qua. Lavoro nel campo dei videogiochi, tutto qua. Credo che per proseguire nella discussione sia sufficiente. Il giorno in cui vedrò un topic con scritto che la traduzione di un gioco su cui ho lavorato fa pena, sarò il primo a fare il mea culpa Spero che non debba succedere
ma guarda venisse king in italia io andrei a farmelo firmare e anche venisse quella di harry potter Per me è propio la cultura, io sono andato a londra 2 anni fa, quando era appena uscito l'ordine della fenice Sai quanta gente lo leggeva chiunque, dove ti giravi ti giravi c'era gente lo leggeva, al parco, in metro, sull'autobus, sul treno, dovunque impressionante qui no Massimo la gazzetta però ho visto bam margera che firmava i dvd di jackass the movie