C’è il film che fa parimenti stra ridere.
Lo sapevi chakra? ![]()
C’è il film che fa parimenti stra ridere.
Lo sapevi chakra? ![]()
Quanti piani sequenza ha?
![]()
finito il libro sugli zapatisti, madonna che croce, per come è scritto. incredibile come sia pôssibile rendere cosi’ pesante e noioso un tema interessantissimo.
cominciato e ormai quasi finito, letteralmente divorato in 3 gg questo: https://edizionialegre.it/product/la-porca-miseria/
è meraviglioso, triste, crudo, difficile da digerire, ma sincero, reale e potentissimo.
questo libro l’ho adorato, anche se mi mancano una manciata di pagine. ho adorato il suo stile di scrittura, ho adorato la sua forza ho adorato tutto. veramente straconsiglio di leggerlo
Ma non vi ho detto che ho finito l’ultimo di Krasznahorkai
Uscito nel 2022, è ambientato nella Turingia dei giorni nostri e ha come protagonista il solito idiota krasznahorkaiano che questa volta si trova a dover affrontare i problemi della fisica quantistica, la Merkel che non risponde alle lettere, la musica di Bach e, per ultimo, l’avanzata dei neonazisti.
Parto col dire che se gli altri libri suoi che ho letto erano complessi, questo è pure peggio: parliamo di un’unica frase lunga 400 pagine, senza un punto che sia uno. Faticoso.
Superato lo scoglio del E mo’ come cazzo ritrovo il filo del discorso quando lo metto via?, l’ostacolo successivo è che per la prima volta il protagonista e le vicende mi sono sembrate… poco incisive. Il fulcro di tutto è la crescente influenza dei neonazisti in Turingia e in Germania, ma quello che prima era allegorico ora è ordinario, e la svolta del protagonista che alla fine diventa un cazzo di Terminator e uccide tutti i nazi è catartica ma anche un po’ buffa.
Insomma, m’è piaciuto meno di Melancolia e di Guerra, e per ora mi sa che ho smesso con Kraszna
Allora, questo dico che l’ho letto in tipo tre giorni e che il mio docente di letteratura italiana all’università diceva che complimentare certi scrittori significa quasi peccare di arroganza, quindi mi asterrò dal farlo ![]()
Di questo invece voglio parlare un bel po’ perché secondo me è un libro davvero importante. Premetto - visto anche che penso che qua sul mio forum la mia posizione pro-palestina sia abbastanza nota
- che non avevo idea di quello che ci avrei trovato all’interno, quindi non l’ho scelto perché sapevo che si sarebbe avvicinato alle mie idee.
Comunque, dicevo, è un libro che più che trattare gli eventi per così dire “bellici” (che comunque vengono menzionati) si sofferma su quelli politici, sulle origini di Hamas, sulle idee e motivazioni dietro la sua nascita, e sui rapporti con Fatah, con l’Autorità Nazionale Palestinese e con la scena internazionale. Forse paradossalmente i rapporti con Israele sono quelli che vengono esaminati meno, per quanto anche quelli siano presenti. Prevedibilmente il quadro che ne è emerge è molto più complesso della narrazione che ne viene fatta come di una realtà solo terroristica, per quanto questo elemento sia presente – e di questo l’autrice ha esperienza diretta, visto che in uno dei primi capitoli viene descritto un attentato suicida avvenuto a poca distanza da dove viveva in quel momento.
Al di là di questo viene spiegato anche lo stretto rapporto che lega fin dalla nascita Hamas alla sua base, di cui i campi profughi formano una parte importante, come facciano parte della sua struttura anche enti assistenziali, come il processo decisionale dell’ala politica sia basato su un approccio democratico che a volte lo ha anche reso lento e macchinoso, dato che richiedeva che tutte e quattro le constituency (Gaza, Cisgiordania, leadership all’estero, prigionieri) esprimessero la loro opinione. Questo legame fra il movimento e la sua base è anche uno dei motivi per la dirompente vittoria nelle elezioni del 2006, che la vedono superare nel voto popolare una Fatah ormai diventata partito-stato e non più percepita come vicina alle preoccupazioni dei palestinesi.
È un libro frustrante, questo, non perché sia scritto male ma per quello che racconta. E particolarmente frustranti sono proprio gli eventi seguiti alle elezioni per l’Anp del 2006. Riassumendo: ciò che succede è che l’ala politica di Hamas - che è separata da quella militare, anche a livello decisionale - cerca di farsi riconoscere dalla comunità internazionale come un interlocutore valido, ma incontra ostacoli da tutti i lati, anche nella politica palestinese e nelle stesse brigate Al-Qassam: Abu Mazen (che diviene presidente dell’Anp dopo la morte di Arafat) osteggia il premierato di Ismail Haniyeh frustrando i primi tentativi di un governo di unità nazionale, il primo governo monocolore di Hamas naufraga quando, in seguito al rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit, Israele procede a un’ondata di arresti che coinvolge anche otto ministri del governo, il riuscito tentativo di Haniyeh di formare un governo che non includesse solo Hamas ma che deve fare i conti con la continua ostilità di Fatah, in particolare delle forze di sicurezza guidate da Mohammed Dahlan e addestrate e armate dagli americani in esplicita funzione anti-Hamas. In questo, lo dice chiaramente l’autrice, ci sono stati anche sbagli da parte di Hamas, come la sua impreparazione ad assumere il ruolo esecutivo e la sua lentezza operativa, dovuta proprio al processo decisionale legato alle constituency. Ma è allo stesso tempo tempo innegabile che i fattori esterni che hanno remato contro all’ala moderata e partecipativa di Hamas siano stati tanti e impossibili da ignorare.
Continuando con le cose frustranti, avete presente Khaled Meshal, questo qui? ![]()
Nel 2007 fu uno dei leader di Hamas che si espressero a favore di una Palestina dentro i confini del 1967, e quindi a un riconoscimento implicito di Israele. Continua a mantenere questa posizione nel 2010, in varie dichiarazioni pubbliche. Nel 2012 - sulla scia della Primavera Araba e dei bombardamenti israeliani nella Striscia - dichiara qualcosa di simile a quanto si legge nell’articolo dell’Ansa. Ma nel 2017 è lui a presentare il nuovo documento programmatico di Hamas, che se nega decisamente la legittimità di Israele afferma anche la disponibilità ad accettare uno stato palestinese entro i confini del 1967.
Ghazi Hamad, quello che di recente ha detto questo?
Nel 1995 fu uno di coloro che investirono impegno in Al-Khalas, il primo esperimento di partecipazione politica nato da Hamas e naufragato tre anni dopo. Nel 2006-7 era il portavoce dell’allora premier Ismail Haniyeh, che come ho detto sopra aveva tutti gli interessi a perseguire una politica di legittimazione di Hamas, accettando quindi la Palestina entro i confini del 1967.
C’è davvero un sacco di frustrante negli eventi raccontati in questo libro. Per esempio: nel 2012 Israele uccide con un attacco mirato Ahmad al-Ja’bari, al momento capo delle brigate Al Qassam e l’organizzatore del rapimento di Gilad Shalit. Dici ok ma questo era il capo dell’ala militare, quindi insomma va bene che sono brutte le uccisioni extragiudiziarie, ma questo mica era uno dei buoni no? Cioè ha fatto bene Israele giusto?
Passing messages between the two sides, I was able to learn firsthand that Mr. Jabari wasn’t just interested in a long-term cease-fire; he was also the person responsible for enforcing previous cease-fire understandings brokered by the Egyptian intelligence agency. Mr. Jabari enforced those cease-fires only after confirming that Israel was prepared to stop its attacks on Gaza. On the morning that he was killed, Mr. Jabari received a draft proposal for an extended cease-fire with Israel, including mechanisms that would verify intentions and ensure compliance. This draft was agreed upon by me and Hamas’s deputy foreign minister, Mr. [Ghazi] Hamad, when we met last week in Egypt.
![]()
Insomma, ho scritto tanto e su quello che viene detto in questo libro ci sarebbe davvero tantissimo da dire, ma per riassumere questo papirone, se vi interessa l’argomento leggetevelo assolutamente. È pure parecchio scorrevole e scritto in maniera avvincente, anche se soprattutto quando si tratta di nomi tende a dare abbastanza per scontato (ci ho messo un attimo a capire che Yasser Arafat e Abu Ammar sono la stessa persona
).
Sembra revenge porn politico ![]()
Maaaah sì, è un po’ come quando i blues Brothers passano sul ponte coi nazisti dell’Illinois, però quella è una scena incisiva, qui sono 400 cazzo di pagine pesantissime
Ho iniziato Diamond Age. Cosa mi aspetta?
Potrei fare il blind test e riconoscere lo stile di Neal Stephenson ovunque
Segnalo una recente e gradevole scoperta. Le indagini di Guerino Manforte, un ex funzionario dell’arma in pensione. Le storie sono ambientate in un piccolo borgo montano. Per gli amanti del genere, ovvio.
Dopo parole positive da parte di chi tutto sommato mi fido, sto leggendo il mio primo Bernhard, cioè Perturbamento
Figa sono al 40% e metà sono suicidi, l’altra metà sono già morti, una terza metà sono malati nel corpo e poi ci sono quelli malati in testa. Buono dai
Aggiunto in agenda.
Ad una certa invece compare un principe e racconta di tre colloqui di lavoro che ha svolto, praticamente una mia giornata lavorativa tipo
Dopo essermi reso conto che tutta la seconda parte del libro è un ininterrotto e noiosissimo monologo del principe di Sbarau, preso dal nervoso ho deciso di skippare il resto di Perturbamento leggendo una riga ogni cinque pagine. Tra l’altro in sto giorni dormo male, quindi mi sveglio la notte e inizio a leggere per rilassarmi, quindi prendevo Perturbamento ma mi innervosivo ancora di più
Ora, sono solo io, ho beccato il libro sbagliato di Bernhard, dovevo leggerlo quando avevo vent’anni e ascoltavo Downward Spiral…?
Dai poi peggiora. La parte del principe è l’highlight ![]()
Io mi sono letto The passenger e Stella Maris di McCarthy. Il primo l’ho trovato abbastanza on point e al di là delle solite considerazioni dell’autore la mia interpretazione è che la perdita della sorella sia il feticcio per l’impossibile perdita del mondo nella sua interezza. Siccome non puoi perdere il mondo perché non l’hai mai avuto (tutto è cenere), allora ti crei un feticcio con l’amore incestuoso così da poter rinunciare e perdere almeno quello. Stella Maris mi sembra più un’appendice, sarebbe stato ok pubblicarlo insieme all’altro, dividerli ha poco senso (vabé è la moda editoriale del momento sigh) e preso a sé stante è un po’ poca cosa, tra l’altro i letterati che si impegolano nelle altre materie, soprattutto a livello alto (matematica in questo caso), sono una rottura di maroni, si percepisce il loro malcelato senso di colpa, tipo Milano che parla di Londra.
Ho anche iniziato Aspettando i barbari di Coetzee, un nobel sudafricano-australiano, è un libro che ha le sue qualità, mi ricorda in parte Gide, in parte il Flaiano di tempo di uccidere, ma ha un retrogusto di cringe, scoprirò il motivo andando avanti immagino.
Ahahah ci può stare
però a me al contrario è piaciuto che un ottuagenario si sia voluto scontrare con roba tipo la fisica quantistica e la matematica piuttosto che fare, chessò, l’ennesimo libro sulla frontiera americana
Pensa un attimo leggere Stella Maris da solo, tipo entri in libreria, te lo riporti a casa e leggi ste 200 pagine. Fossero stati due capitoli dell’altro sarebbe stato ok immagino.
Quanto mi piace il smm della Treccani ![]()
https://www.instagram.com/p/C4nVW1rvfiE/?igsh=MXJuenQ5dnM4eTd4
Volevo leggere un libro Fantasy, attirato dalle recensioni positive e dai milioni di copie vendute mi prendo Fourth Wings della Yarros…Madonna che monnezza, una delle cose peggiori lette negli ultimi anni.
Ho cominciato la saga Nevernight, promette abbastanza bene.
Che altri libri Fantasy consigliate da non perdere tralasciando LotR, The Witcher e le cronache del ghiaccio e del fuoco?
Abercrombie merita?
Abercrombie sì.
Altrimenti fai il grande passo ed inizia a leggere Malazan.
Per ora è tutto corretto ![]()