Burnout, che fare?

Come da titolo. Sospetto (quasi una certezza, direi) di essere in completo burnout.
E’ dal 2018 che lavoro quasi senza sosta. Che faccio? Ho il mio lavoro d’ufficio, scrivo libri, faccio ricerche, vado a vendere libri alle fiere, faccio conferenze, produco e spedisco libri, do una mano al negozio di mia moglie. Queste attività assorbono in media una decina di ore al giorno della mia vita, anche nei week end, da anni.
Fino a credo sei mesi fa, riuscivo a trovare conforto e mi ricaricavo quando stavo al pc e giocavo, leggevo un libro, facevo qualcosa come una camminata. Ora non riesco più a fare nulla di queste cose. Se inizio finisco dopo pochi minuti, inappagato, infastidito e con il rimorso che sono indietro su tutta la linea. In genere non inizio nemmeno: sto li 1 o 2 ore a pensare a cosa vorrei fare e poi mi scoccio e non faccio nulla.
Ho trovato conforto nel cibo e ho messo su 15 kg. Ora da qualche mese mi sono messo in riga e ne ho persi 5 con una fatica indicibile. Il cibo mi aiutava solo temporaneamente, ma poi ovviamente mentre il girovita saliva mi sentivo ancora peggio di prima.
Le relazioni ne stanno soffrendo. Ho tagliato tutti i ponti. Non voglio sentire nessuno se non per messaggio. L’unica persona che non mi infastidisce è mio figlio, ma anche lì, essendo lui iperattivo con attacchi di ansia e ipoudente, le interazioni sono complicate e faticose. In genere è molto fisico e a me il contatto è sempre piaciuto poco, in questo periodo mi trovo insofferente.
Anche con mia moglie va male nel senso che faccio fatica a non mandarla al diavolo e spesso mi rendo conto che non c’è un motivo, magari sono solo infastidito perché ero perso nei miei pensieri e mi ha interrotto e, come dicevo, ultimamente non ho voglia di parlare con nessuno.
In settimana ho fatto una sorta di chechup. Mi rendo conto che sono in uno stato di apatia pericoloso e del tutto anormale quindi ho pensato che volevo fare qualcosa che DOVEVA piacermi. Sono andato - accompagnato da mia moglie - a vedere in concessionario una moto che desidero da sempre e che non ho mai comprato perché costava tanto, se ne parlerà un’altra volta e così via.
Fatti i calcoli, salito sulla sella…
Quasi nessuna emozione. Si carina, divertente salire, ma il divertimento che si ha quando ti raccontano una barzelletta che fa sorridere appena. Fine.
Sono sceso, ho ringraziato e quando sono uscito ho strappato il preventivo e cancellato la mail che il concessionario mi ha mandato. “Quante cazzate!” ho pensato. E questo era l’unico pensiero nel quale mi riconosco nel senso che sono sempre stato una persona poco materialista, che non ha mai trovato piacevole il possesso di cose per cui tutto sommato mi aspettavo di riamnere tiepido di fronte alla possibilità di comprare questa moto anche se l’ho sempre desiderata.
Però poi piano piano è cresciuta la rabbia e non so bene da che parte venga fuori, ma c’è, sempre più consistente. Rabbia di non essere - forse - nemmeno in grado di prendermi cura di me, di staccare, perché mentre ero in concessionario ero già li a pensare alle cose che dovevo fare a casa e che poi puntialmente faccio lentamente o non riesco a fare perché non c’ho più né testa né cazzi di lavorare 15 ore al giorno e ho scadenze sempre più prossime e non ne verrò mai fuori.
Bon appurato che sto implodendo.. e ora?

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  1. Diminuisci il carico

Questo non vuol dire smettere di fare cose, ma smettere di farne così tante. Smetti di porti delle deadline da te stesso se non c’è nessuno che ti corre dietro. Fai le cose perché le vuoi fare, non perché devi farle.

  1. Fai qualcosa di nuovo

“Ho sempre voluto andare a fare una camminata in montagna” vai. “Ho sempre voluto provare ad andare ad un rave” vai. “Ho sempre voluto fare una gara di corsa” fallo. Rompi la routine e trova cose che non hai mai fatto e provale, poi se ti piacciono continua a farle.

  1. Taglia quello che non ti rende felice

Lo so che è un meme ma prendi ogni singola cosa non essenziale (e cosa sia essenziale lo decidi tu) e chiediti “does this spark joy”. Se la risposta è no, ringrazia per il servizio reso, e mettilo da parte.

Questi sono i tre punti che mi hanno aiutata quando nel burnout ci sono finita io, spero aiutino anche te.

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cmq a parte le stronzate sono in una situazione simile, e sto provando con tutto me stesso ad uscire dalla mia confort zone per recuperare la gioia di far qualcosa.

Nonostante sia un ciccione di merda mezzo invalido mi sono dato all’arrampicata :rotfl: vediamo quanto sopravvivo :afraid:

  1. non posso smettere. Io avevo visto la crisi arrivare e l’anno scorso avevo detto a mia moglie: “quest’anno mi riposo un po’.. rallento..” Poi sono successi diversi problemi, servivano soldi e quindi ho detto: “vabbhe dai ok sarà per l’anno prossimo”. Solo che nemmeno quest’anno posso rallentare. Ho scadenze che devo rispettare. Senza entrare nel dettaglio, sono messo malissimo per altri 6 mesi almeno.
  2. In questo momento non c’è NIENTE che mi attira. Non riesco nemmeno a immaginare una cosa che mi va di fare. NULLA. Solo altro lavoro. Anche solo l’idea di fare una camminata mi fa sentire in colpa perché sono in ritardo e cmq non ne ho alcun beneficio.
  3. E che taglio? mi da fastidio tutto cazzo. Farmi carico di altro lavoro è l’unica cosa che non dico che mi fa piacere, ma non mi infastidisce.

pochissima voglia anche su quel fronte. :/

Io sono andato in burnout causa lavoro, perché sugli altri fronti ero tranquillo. Ma il lavoro era molto stressante/pesante, e io essendo ansioso di mio ne soffrivo.

Ho risolto cambiando ruolo. Ora se non riesco a fare qualcosa come carico di lavoro, lo faccio presente e me ne sbatto. Se qualcosa non funziona in azienda, me ne sbatto.

Se devo fare qualcosa di mio, prendo dei permessi e il lavoro aspetta.

Vivo molto più serenamente e sto meglio

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Io quando sono andato in burnout ho chiuso tutto. E ho staccato per un paio di mesi, internet incluso.

Faccio alcune considerazioni, con cui potrai confrontarti per vedere quando siano veritiere, e quanto meno escludere delle cose o delimitarne altre.

  1. il tuo lavoro d’ufficio non è la tua passione, è solo il mezzo per avere uno stipendio fisso (diversamente avresti investito tempo ed energie a migliorare la tua posizione lavorativa).

  2. tutta la parte dello scriver libri, ricerche conferenze etc… quella è una tua passione, per forza di cose, non può essere altrimenti. Primo per come ne hai ripetutamente parlato qui sul forum, secondo perché nessuno, sano o malato, si metterebbe a scrivere libri dopo aver già lavorato 8 ore, con una famiglia da portare avanti, se non fosse qualcosa che VUOLE fare intensamente.
    Probabilmente, nel tempo hai anche imparato a trarre un minimo di profitto economico da questa passione, ma non è il motore che ti muove a farlo.

  3. l’aiuto a tua moglie potrebbe essere iniziato come una proiezione dell’amore che hai per lei; poi nel tempo potrebbe essere diventato una necessità familiare per far quadrare i conti del mese.

1 + 2 + 3 è un ritmo che non riesci più a sopportare (e grazie al cazzo).

1 + 2 (no 3) probabilmente metterebbe in difficoltà tua moglie, che ormai in qualche modo conta sul tuo aiuto.

1 + 3 (no 2) sarebbe forse la scelta più logica, ma anche quella che ti toglie una delle ragioni per cui vivi.

2 + 3 (no 1) sarebbe la scelta che supporta la persona che ami e ti fa mantenere la tua passione, ma ti mette in difficoltà dal punto di vista economico.

In questa situazione ci sei arrivato per gradi, per step; non è che dal giorno uno avevi tutti gli impegni di cui ai punti 1 2 e 3, nel tempo la situazione si è evoluta.
Puoi dichiararti in burnout, mandare in malora tutto per qualche mese, ma questo avrà serie ripercussioni sul tuo futuro.

Secondo me, allo stesso modo in cui ci sei entrato, ne devi uscire, ovvero facendo un piano per far evolvere la situazione nel tempo in modo da ridurre gli impegni, anche se questo vorrà dire fare delle rinuncie, ridimensionare un po’ la tua passione, essere meno presente per tua moglie etc..

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Nel frattempo, hai un problema mentale da gestire.
Quando il cervello è a riposo, ovvero non ci si concentra su una attività particolare, lui entra in modalità “narrazione”.
Te ne accorgi ad esempio quando guidi: siccome non devi stare li a pensare a come cambiare la marcia, a come accelerare, a come gestire un semaforo, nel frattempo pensi a tutt’altro; spesso sono linee di pensieri che partono involontariamente, inconsciamente, per poi diventare flussi coscienti.

A quanto racconti, quando sei a riposo parte la narrazione che ti sei costruito nel tempo “devo pensare alle prossime 5 cose che devo fare”, che equivale ad un segnale di “allarme” , “pericolo!”; è ovvio che ti metta in uno stato di agitazione.
Ormai è un solco che hai pazientemente scavato, devi immaginarlo come il letto di un fiume che oramai è diventato il percorso obbligato di qualsiasi flusso d’acqua (pensiero) che voglia scorrere a valle.

Secondo me una cosa che puoi cominciare a fare fin da subito per ritrovare un minimo di equilibrio è cominciare a prenderti 5, 10 minuti ogni giorno di assoluta calma ed isolamento, in cui costringerti a fare meditazione guidata. Non sarà facile, il tuo cervello tenterà in ogni modo di ribellarsi, a volte riuscirà meglio e a volte peggio, ma non è importante. L’importante cominciare a prendersi 10 minuti in cui eserciti la tua mente NON essere in un continuo stato di agitazione.

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Curiosità personale, com’è la qualità del sonno/riposo sia in questo periodo sia in generale da quando hai esaminato di aver “iniziato” questo periodo? Al netto di questa mia curiosità ( che non voglio ne includere ne escludere dalla/e causa/e ) sicuramente c’è un modo per perlomeno migliorare la situazione. Il più comune è staccare la spina. Ad esempio l’unico modo che ho io per ricaricare le pile è isolarmi dal mondo e fare attività che mi fanno avere/vivere solo pensieri positivi ( nel mio caso vivere la montagna a 360° in solitaria ) dicendo anche dei NO a persone a cui tengo molto che solitamente sono dei SI ma sapendo cosa mi aspetta poi alla fine so essere la cosa giusta da fare per me stesso. Capisco sia difficile imporselo mandando tutto/i affanculo però credo che il rischio quando si arriva al proprio limite vada preso perchè se stiamo male noi probabilmente alla lunga staranno male anche le persone intorno a noi e questo rischia di creare un loop infinito di merda.

Da quanto scrivi tanto ora quanto in passato dalla mia prospettiva è un problema di economia temporale, sei sovrastimolato, al punto in cui non hai modo di processare una sensazione o elaborare un’esperienza senza già trovarti di fronte alla successiva, ed in una situazione di questo tipo l’assenza di stimoli, persino una loro riduzione, viene percepito evidentemente tanto angosciante, magar incosciamente, quanto la loro esistenza. In queste circostanze subentra la noia, noia che conduce all’apatia come strumento difensivo, insoddisfazione per quanto ci circonda perchè reso irriconoscibile nei suoi meriti e qualità dalla frenesia delle circostanze, indistinto dalla nebbia di preoccupazione vere e oggettive quanto presunte, ipotetiche e temute.

Beh, scrivine, per te stesso principalmente, non hai neppure alcun obbligo di permetterne la lettura a chicchessia se non lo vorrai, ora come in futuro; è la tua vera passione, e sei bravo nel farlo, hai già dimostrato la dedizione per portarlo avanti e concludere anche professionalmente il compito ed in questo caso non vi sarebbe alcun traguardo da tagliare, nessun termine da rispettare e nessun impegno da assolvere; arrivo persino a ritenere non sia tanto l’argomento quanto l’atto stesso a spronare questa pulsione. Hai scritto esaustivamente delle magagne sul posto di lavoro e nell’ambiente lavorativo stesso, della tua passione nella ricerca storica dell’evoluzione dei videogame, usa allora questo tuo talento per te stesso e riversa ettolitri d’inchiosto per parlare di te stesso a te stesso, ed offrirti una prospettiva differente.

Io concordo con questo, secondo me il discorso sta tutto qui.
Sarò banale ma secondo me sei arrivato nella famosa crisi di mezz età :p

Sei in quel periodo della vita in cui anche inconsciamente inizi a pensare alla morte, e fai il conto di cosa hai fatto nella vita e del tempo che ti rimane.
Quindi insoddisfatto (perchè lo siamo praticamente tutti se facciamo il paragone di cosa ci aspettavamo da bambini ), cerchi di in maniera ossessiva di non perdere tempo e occupare tutto quello che ti ritrovi a cercare di fare qualcosa di “utile” e che magari lasci un segno.

Quindi ad un certo punto come dice kaioz devi ritornare ad imparare a fare cose inutili o semplicemente a non fare cose, senza avere questo senso di colpa di perdere tempo.
Specialmente le cose che facevi da bambino e ti piacevano (non comprarsi la moto che non ti è mai interessata da ragazzo a quest età che è il chiaro sintomo :asd: )

Cioè se dici che scrivere libri è diventato un lavoro è proprio perchè l’hai trasformato in un lavoro per la paura di fare qualcosa di “inutile”
Io da fuori ho sempre pensato che fosse uno dei tuoi hobby.

Spero si capisca quello che intendo.

Rispondo un po’ a casaccio:

  1. Riguardo il sonno, non siamo messi bene :asd: ovviamente per fare quello che faccio, ho dovuto comprimere molto il sonno. Non sempre, ma a periodi mi è capitato di viaggiare sulle 5 ore a notte e nemmeno tanto di qualità. In genere cmq la regola è: quando sono totalmente esausto e non riesco più a tenere gli occhi aperti, allora è ora di dormire, e in genere è sempre troppo tardi e la sveglia poi suono poche ore dopo. Mi alzo devastato e pian piano nella giornata recupero dall’intontimento generale in cui vivo da anni credo. Ho provato a dormire di più ma non riesco: dopo qualche ora mi sveglio e ho già la lista di cose da fare.
  2. Si, ci sono arrivato per gradi e si, non è facile uscirne perché il lavoro è il lavoro (avrei quasi 45 giorni di ferie in realtà), la passione è la passione, ma poi è anche un lavoro perché rende bene e ho delle scadenze e la fretta costante di pubblicare le mille ricerche che ho fatto e ogni giorno mi scrivono per chiedermi quando esce il prossimo libro. Mia moglie avrà bisogno di me per i prossimi 3 mesi circa e poi teoricamente non dovrebbe più avere bisogno perché cambia attività, quindi almeno quel problema dovrebbe levarsi da solo.
  3. Ma io sono esausto ora :asd:
  4. La questione della moto bhe era un chiaro esperimento perché era un “desiderio” che avevo da tempo e che non avevo mai esplorato perché avevo sempre messo la famiglia prima di tutto (anche perché sarebbe una spesa ingente). Non ha funzionato perché.. non lo so. Sono abbastanza sicuro che il mio io di 10-15 anni fa sarebbe stato contento e credo che si inserisca nel fenomeno per cui non trovo più stimoli in nulla, ogni cosa o non mi da soddisfazione oppure mi fa sentire di buttare via tempo che dovrei spendere a lavorare.
  5. Riguardo la crisi di mezza età, non credo sia quello il punto. Sono consapevole del tempo che mi resta e che sto invecchiando. Lo sono da molto tempo. E’ un pensiero che se mai mi è venuto in mente verso i 35 anni e credo di averlo “accettato”. Mica mi prendevo la moto per sentirmi giovane :asd:
  6. Le motivazioni per cui mi sono buttato gradualmente nel lavoro sono prettamente economiche. Se vado avanti a fare quello che sto facendo nei ritmi che mi sono autoimposto, ce la passiamo bene economicamente. Se rallento o freno, non va benissimo.
  7. Ho proprio il problema che non riesco a staccare. Se mi dico: mi prendo un pomeriggio per farmi i cazzi miei, arrivano subito due tizi che si chiamano “noia” (non so che fare, nulla mi interessa davvero, non ho stimoli) e “sensi di colpa” (dal momento che mi sto annoiando, potrei anche lavorare, no?)

Sto inguaiato :D

E invece no. Ci ho pensato parecchio per conto mio da tanto tempo. DOVREI essere felice perché da piccolo io avevo ben chiare due cose: volevo avere una famiglia (e ce l’ho e ne sono contento) e volevo fare lo scrittore (obiettivo raggiunto). Si ok faccio un lavoro principale che è un po’ una merda, ma mi sono trovato da solo i miei stimoli per accettarlo (scrivo storie divertenti sul mio lavoro, come dice Malanic :asd: è terapeutico ridere - scrivendo - delle tragedie del mio lavoro :asd:) e mi da tante comodità perché cmq è uno stipendio fisso sicuro che non verrà mai meno e che ti aiuta quando hai il contrattempo e devi per esempio andare in banca a farti fare un prestito. E’ una garanzia.
Mi si sono avverati i desideri. Sento di dover essere soddisfatto e sotto sotto lo sono pure. Ma il problema è che una volta che sono arrivato dove sono - e ne sono lieto - non riesco a vivere il presente se non anestetizzandomi con altro lavoro.

Questa è la parte più complicata di tutto il 3d. Mio figlio ha l’ADHD e io mi riconosco nei suoi comportamenti perché da piccolo ero veramente simile a lui. Sarebbe interessante provare a farmi fare una diagnosi ora.. ma non c’ho tempo. :asd: cmq ho scoperto nel corso degli anni che lavoro molto meglio sotto stress e credo che parte del mio problema attuale non sia solo il carico di lavoro ma anche come me lo sono gestito, cercando inconsciamente di sovraccaricarmi per rendere di più. Ma non su base mensile.. su base giornaliera :asd:

Boh a me da esterno mentre racconti queste cose mi arriva questo: sembra che sei tu stesso a volerti sovraccaricare le giornate di lavoro per

1-Avere più soldi anche se non sono indispensabili (hai un reddito fisso)

2-Non rimanere senza far nulla perché poi ti dovresti rendere conto che non c’è nulla che potresti fare nella tua vita che ti renda davvero felice e appagato, quindi ti butti sul lavoro per tenere continuamente la mente impegnata e non pensare.

Quello che descrivi, la tua vita…ti stai solo facendo del male da solo.

Ti faccio una domanda, dovessi arrivare al punto (e vivendo così prima o poi succederà) di ammalarti sul serio perdendo quello che si dà per scontato che è la salute, secondo te, ne sarà valsa la pena?

La vita è più breve di quello che si pensa, è un peccato buttarla nel cesso lavorando 15 ore al giorno per avere cosa poi? Più soldi? E a che servono se si sono buttati 10 anni per averli? Nessuno te li ridà indietro questi 10 anni.

Se ti guardassi indietro, dal 2018 a oggi che cosa ti è rimasto? Sei stato soddisfatto degli ultimi 8 anni della tua vita? Ti sei sentito felice di come li hai passati? Sono 8 anni eh, è un’enormità di tempo.

Ho anche idea la tua sia montante insofferenza dovuta al carico empatico realizzato da mera esposizione agli accadimenti attorno a te soggetti verso una personalità sensibile e parimenti assai devotamente morale, ma è solo un’ipotesi speculativa.

Il fatto di non dormire la notte ed essere il perenne stato di fight or flight (=non posso riposarmi ho troppe robe da fare) sono chiari indicatori di burnout. Se non ricordo male lavori in pubblica amministrazione: vai dal medico di base, spiegagli la situazione e fatti dare 4/5 mesi di malattia. Fun fact: non è che poi sei a posto, io ci ho messo un annetto a riprendermi/stare tranquillo. Però è un buon aiuto iniziale. E quando torni ovviamente non devi riprendere come prima, altrimenti torni punto a capo.

Non ho l’adhd, quindi non ho idea di come questo aspetto si incastri nella dinamica burnout. Eventualmente per affrontare questo aspetto (e il burnout) andare da uno psicologo può aiutare

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La dieta per perdere peso se puoi rimandala. Che quella stressa. Per ora cerca di tenerlo fermo eliminando il cope di mangiare.

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Concordo sul farsi dare malattia.

Prevedo che l’obiezione sarà “eh ma senza di me l’ufficio crolla su se stesso, è pieno di incapaci, purtroppo ci sono orfani che prendono fuoco spontaneamente e io sono l’unico che sa trovare il modo di buttargli l’acqua addosso, etc. etc.”

@xEnd3r se hai aperto questo thread, vuol dire che “l’è ndata la quaia”.
Non sei più in grado di lavorare per un certo periodo. Quindi piantala con l’idea di fare il bravo asino bergamasco che non si lamenta mai della soma e fatti dare il supporto cui hai diritto, perché burnout vuol dire che hai consumato risorse che non avevi.

Servono mesi di recupero, un po’ come a fare fisioterapia dopo un incidente pesante. Prima entri in questa mentalità, prima potrai uscirne.

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This. Non puoi prenderti tu peso di tutti i problemi del mondo. Il posto dove lavori deve poter funzionare senza doverti caricare in eccesso, e questa è la responsabilità di qualcun altro.

Ripeto non ho idea di come si incastri la dinamica adhd in questo, ma il risultato finale è lo stesso

Concordo anche su chi ha detto di metterti a dieta, è solo ulteriore stress. La dieta è una menata che si riesce a fare quando nel complesso si è tranquilli, non in burnout :asd:

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Devi assolutamente andare in malattia.
Se collassi, non puoi più aiutare gli orfani ad andare a fuoco.

Riscopri le cose che ti piacciono veramente e ridimensiona le attività in modo che siano solo un piacere e non un’incombenza stressante.

Io faccio il mio meglio, poi vedo che non ho cambiato tutte le ruote a tutti gli aerei entro mezzogiorno e alzo le spalle. Devo andare a correre o a nuotare :dunno:

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