2024 Stato di Polizia

voglio dire, un pugno in faccia è decisamente meno pericolo di un colpo di pistola.

se però tiri 1000000 di pugni in faccia vs 100 colpi di pistola, ecco che i morti escono uguale.

incredibile eh? impensabile.

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Ma in questi casi oltre alle forze dell’ordine vale la pena citare i legislatori che hanno portato a questa coglionata? Sono Salvini e Fontana, giusto? Chi altri?

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Sgomberato Leoncavallo

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Strozzare sempre di più gli spazi di controcultura è sempre stata una prerogativa di un governo fascistoide.

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il leoncavallo è tempo che non fa controniente ed è lo spazio elettorale di Farina, detto ciò fa sempre molto ridere che a milano han sgomberato più centri sociali con Sala e Peesapeea che in 30 anni di fascioleghisti

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Era ora che li buttassero fuori a calci sti stronzi di CasaPou… ah, no :dunnasdsad:

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stavo giusto per scrivere “ha stato Sala in 3,2,1” ma sei stato più veloce del previsto! :asd:

scherzi a parte, non penso il sindaco possa fare molto se la decisione è presa da ministro, prefetto, e questore e l’azione è svolta da polizia di stato e carabinieri…

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Uguale Bologna dalla prima giunta Merola

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la decisione di gentrificare il quartiere permettendo che diventasse un ennesima zona per ricchi e cacciando i non milionari è squisitamente politica, quell’area ha avuto i prezzi alle stelle e magicamente il proprietario di quel terreno ora vuole farci i palazzi, i nuovi abitanti che han preso il loro attico da 10k al metro quadro non vogliono sti pezzenti a disturbarli sia mai gli rigano la tesla (cit). Puoi voler credere o meno che un sindaco possa aiutare un csoa se ha interesse (spoiler: se vuole può) ma anche senza questo argomento, la gentrificazione di milano e la cacciata delle persone è una cosa reale che è avvenuta negli ultimi 10 anni molto più di prima, alla faccia delle bufale sul consumo suolo zero.

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Ad oggi a quanto leggo il Sindaco esprime sconcerto e sorpresa poiché la notifica dell’esecuzione dell’evacuazione della struttura non era stata concordata e neppure anticipata con il suo ufficio, apparentemente almeno, chiaro politicamente cerchi di dissociarsene per quanto, forse, non possa dispiacersene troppo.

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Con l’xm24 a Bologna pre-covid è successo esattamente questo. Quella zona era tutta una “riqualificazione”, prima i nuovi uffici del comune, poi lo Student Hotel (il famoso ostello a quattro stelle per studenti ricconi) e poi…

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Dio che rabbia che mi fa sta cosa dell’xm, ogni volta che ci ripenso mi viene un travaso di bile.

Se qualcuno fosse interessato c’è questo bellissimo documentario su cosa voleva dire avere una realtà come l’xm in una zona originariamente dimenticata dalle amministrazioni comunali com’era quella dietro alla stazione di Bologna:

Certo, comprensibile l’amarezza; in genere iniziative di questo tipo nascono dalla necessità data dalla carenza d’interesse istituzionale verso una zona, e successivamente avversate quando l’interesse per il territorio torni ad essere rilevante, in maniera opportunisticamente cinica aggiungerei, ma in una società in cui gli spazi terzi latitano e la socializzazione non vincolata ad un consumo commerciale compressa rimane da capire quale tipo di civiltà questa voglia essere infine.

Vi sono ipotesi di locazioni alternative ?

oh poi a me il leonca sta sul cazzo da 20 anni quando ci andai per la mia l’ultima volta e c’erano 3 redskin grossissimi che menavano un eroinomane per terra perché aveva provato a rubare qualcosa, e la gente all’ingresso invece di intervenire faceva sì con la testa mentre contava i soldi per il ticket di ingresso alla festas del raccolto simbolo dell’andare kontro, si possono pure ammazzare ma non è ne il primo ne l’ultimo csoa che curiosamente finisce così in questi anni recenti.

Interessantissimo questo contributo

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Postando cose serie e non aneddoti del cazzo assolutamente inutili, vaffanculo a tutti

A quella merda di Piantedosi che vabbè fa schifo. A Sala che ha tergiversato per mesi invece di trovare soluzioni con Bandi per affidare la cosa in gestione e mantenerne un aspetto sociale. . così ora abbiamo gente che ha le fedina penale di alcapone parlare di ritorni alle legalità. Abbiamo perso l’ennesimo spazio di aggregazione per degli appartamenti da 6k€ al mq

Lo dice bene Davide Elia qui

Sala è in modalità provvisoria gestito dai suoi eikes, ma che sia stato veramente consapevole o no, oggi avrà goduto abbestia all’idea del lionhorse chiuso

Detto ciò, ricopiò la solita ottima analisi di un amico attivista che la Milano dei centri sociali e delle lotte se l’è vissuta davvero nel profondo

ODI ET AMO

Lo sgombero del Leo mi lacera. Da una parte le considerazioni politiche, sulle quali mi sento spietato, dall’altra il piano umano: uno gnommero biopolitico, insomma. Parto dal fondo, nella speranza di indorare la pillola.

La storia del Leoncavallo è lunga mezzo secolo, ed è difficile trovare persone di sinistra militante, nel nord Italia, per le quali a un certo punto della vita non sia significata qualcosa. Per me, sono gli anni 1999-2005, e in special modo il triennio 2001-2004, all’inizio del mio percorso politico. Ricordo bene due sensazioni: quella di essere nell’unico posto nel quale ogni accadimento politico si veniva a sapere subito e si sapeva decifrare “oltre la notizia”, e quella di non essere mai presi davvero in considerazione da chi decideva veramente. Ma dentro c’era Ya Basta!, quella dei tempi d’oro: un miracolo collettivo, di una ricchezza e varietà umana secondo me irripetibile. Non esito a dire che al Leoncavallo ho conosciuto alcune delle migliori persone della nostra epoca, e anche alcune delle più scoppiate. Delle seconde non ci importa. Ma ancora oggi, dopo un quarto di secolo, tra i vivi e i morti che vi ho incontrato ci sono molte delle figure cruciali della mia vita adulta… E che personaggi, che cultura, che musica, che aneddoti… proprio ieri ascoltavamo una canzone di Michael Franti e Silvia mi sopportava rievocare quella volta in cui Michael Franti girava nel cortile con suo figlio piccolo in spalla. Era altissimo, tutto figo, a piedi nudi nel lerciume, con una felpa in stile salviniano ma con scritto CUBA, e sbattè fortissimo l’alluce sulla base del cancello che portava al salone. Lo vidi trasfigurarsi di dolore, ma senza urlare per restare figo. John De Leo dei Quintorigo che cazziava gli astanti per il rumore mentre gorgheggiava, i compagni che facevano piovere ganja sul pubblico durante il concerto degli Africa Unite, un rave con Ken Ishii che spaccava di brutto alle tre e mezza del mattino, i Dead Kennedys, gli Ozric Tentacles, il ciondolo di pietra lavica di Linosa che ho regalato a Cisco dei Modena City Ramblers, Veronelli e il primo Critical Wine… e così via, a non finire. Cinquant’anni che la gente comune insulta i “leoncavallini”, tronfia di sovrana ignoranza su cosa hanno visto i muri delle varie sedi, e specialmente di via Watteau.

Sono esattamente vent’anni che non mettevo più piede al Leo, per cocciutaggine politica poi acuita dalla riprovazione per la cacciata di Carmen, una delle più scandalose aberrazioni della sua lunga e dolorosa storia. Ho rivisto alcuni dei vecchi nei 18 marzo in via Mancinelli, ma nulla di più. Come me tante e tanti altri, che pure, sono sicuro, sentono oggi una forte fitta al cuore. Però ho la testa dura che ho, e certe cose le devo dire.

Tutto quel che si dice sulla nullità politica dell’ultimo Leoncavallo è pura verità, e si deve alla scelta di chi lo dirigeva già un quarto di secolo fa, mamme comprese, di fare lo “spazio pubblico autogestito” e restare organici al partito, consegnando in dote a un apparato un luogo simbolo ormai ridotto a involucro, svuotato di ogni conflittualità e senso dell’agire comune. Curiosa nemesi, ora, che lo sfratto sia stato anticipato dai fascisti per via dell’intenzione di tenere in difesa del Leo un meeting di AVS (bel risultato, cazzo, e bell’acume non presidiare lo spazio con l’aria che tirava da mesi!). Qualcuno dei tempi che furono ricorderà quando gli abili strateghi del Leo fecero entrare in via Watteau pure un’ispezione di consiglieri di Alleanza Nazionale… e mo’ ci stupiamo di come siamo andati a finire.
E come posso dimenticare che solo un anno fa il Leoncavallo di fatto non raccoglieva l’invito a rispondere allo sgombero di CasaLoca (una dei suoi tanti figli degeneri), presentandosi un’unica volta in assemblea con il più penoso di tutti gli interventi, parlandoci cioè di… murales, e disertando la mobilitazione perché “abbiamo la festa del raccolto”.

Ora siamo qua, in un paesino sperduto della Grecia a duemila chilometri, e i compagni ci mandano l’audio dell’intervento di Farina che chiama a fare esattamente quel che non è stato fatto un anno fa, per di più irridendo come farsa l’idea che si possa rievocare l’opposizione sociale. Ecco, per queste cose io dico: era scritto che il Leo morisse, era logico che morisse, ed è logico che uno a uno cadranno nei prossimi mesi e anni anche gli altri che non hanno voluto o saputo insistere su un fronte comune in tempo di guerra e postfascismo al governo. Perché la faccenda è abbastanza semplice, e l’abbiamo detto un anno fa a chi ha voluto ascoltare: è inutile piangere perché il nemico fa il nemico. O si è disposti a rispondere colpo su colpo, o si è disposti cioè a violare la legge e a pagarne le conseguenze, oppure la faccenda è chiusa e ci restano i ricordi. Per me, oh, va bene anche fermarci ai ricordi e prendere atto che la stagione dei centri sociali occupati è definitivamente chiusa: insegno storia e non vivo in un eterno presente. Però basta col piagnisteo, basta tirare fuori in continuazione Casa Pound (l’argomentazione più ripetuta e più insulsa di tutte: lottare violando la legge e chiedere che la legge si applichi ai nemici). Chi non ha la schiena dritta è bene che strisci. Gli altri si vedrà. È questo che mi sento di dire in memoria del Leoncavallo, e non vedo l’ora di essere smentito.

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