E la differenza sostanzialmente è fra chi sa che non la scampa nessuno e chi erroneamente crede di appartenere a una categoria speciale esente dal fascismo
Tipo togliere il voto alle donne?
È uscita l’edizione 2026 della Rainbow Map dell’ILGA (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), che fa il punto di come stiamo andando per quanto riguarda i diritti LGBTQIA+ in Europa (intesa come continente).
Cose da notare:
- L’Italia è trentaseiesima (su quarantanove posizioni possibili), con 24,11 punti su 100, ben dietro sia la media europea (42,73) e soprattutto quella dell’Unione Europea (52,10);
- Peggio di noi in UE fanno soltanto Ungheria, Bulgaria, Romania, Polonia, e Lituania;
- Molto meglio di noi, ovviamente, tutti i paesi dell’Europa occidentale;
- Rispetto all’anno scorso (ed all’anno prima) siamo in peggioramento;
- Guardando fuori dall’Italia: la Spagna scalza Malta al top della classifica, che aveva occupato per diversi anni;
- Dieci anni fa il Regno Unito era primo, adesso è ventiduesimo.
Se ve lo foste perso: qualche giorno fa una ragazza trans di 19 anni è stata uccisa nello stato di Washington, dove stava studiando al college. È un fatto significativo perché Washington è uno stato blu profondo e considerato tra i più sicuri per le persone trans.
Mi permetto di condividere la newsletter di Katelyn Burns, giornalista trans, a riguardo:
E la traduco.
Non è mai facile scrivere di una donna trans che muore di morte violenta. È un semplice fatto che bisogna affrontare in quanto persona trans che ci sono migliaia di persone lì fuori che ogni giorno vogliono farci del male.
Non sappiamo ancora i dettagli, il perché un uomo ha pugnalato a morte Juniper Blessing, la studentessa diciannovenne dell’università di Washington, ma la sua morte ha scosso molte comunità trans sia online che offline.
Era una cantante di talento ed uno splendido essere umano, secondo le persone che la conoscevano meglio. Aveva genitori amorevoli ed era circondata da una forte comunità. La sua morte ricorda a noi persone trans bianche che sì, siamo anche noi potenziali bersagli, indipendentemente da quanto forti siano i nostri legami con la comunità.
Alla fine dei fatti, però, non voglio scrivere a lungo della morte di Juniper. Non la conoscevo, né conosco nessuno che la conoscesse. Qualsiasi cosa scrivessi su di lei sarebbe superficiale ed in fondo inutile al di là di diffondere la consapevolezza.
Ma c’è un lato della storia sul quale non si è in larga parte commentato.
Anni fa, agli inizi della mia carriera, avrei avuto moltissimi redattori che mi avrebbero cercata per farmi scrivere di una qualsiasi morte trans che fosse finita sui giornali. Era forse il tipo di lavoro più affidabile che ottenevo nel 2017. Le pubblicazioni online di sinistra adoravano scrivere titoli del tipo “la persona trans X è stata la ventesima persona trans assassinata quest’anno”.
Da un lato, questo tipo di articoli mi è sempre sembrato un trauma porn per i liberali: “Guardate questi frocetti che muoiono a frotte, non è orribile?”. Ma per lo meno aiutava a fare entrare anche nelle teste cis più dure il fatto che noi persone trans siamo molto più spesso vittime di violenza che non colpevoli.
Queste storie, inoltre, in maniera macabra, erano spesso l’unica volta che alle donne trans di colore era permesso di essere il soggetto principale di un articolo. Le donne trans di colore non ricevevano l’attenzione dei media se non quando morivano per mano degli uomini.
Quel che è peggio, io come giornalista ho perpetrato questo ciclo. Come freelancer agli inizi della mia carriera dovevo proporre le storie che con più probabilità sarebbero state accettate (e pagate) da chi prende le decisioni editoriali, ed ho capito presto che i redattori raramente sono interessati a storie che parlano delle donne trans di colore nella vita di tutti i giorni.
Ma il peggio del peggio è il silenzio mediatico che c’è adesso quando le donne trans di colore muoiono di morte violenta. Al giorno d’oggi ci vuole una faccia giovane e carina come quella di Juniper Blessing per finire sul giornale.
È una chiara dichiarazione su chi i media pensano abbia valore nella società: c’è forse uno spazio per parlare di una giovane donna trans bianca nel momento della sua morte, ma dimentichiamoci chiunque altro. E dimentichiamoci dell’epidemia di violenza che le persone trans di colore hanno dovuto affrontare per decenni.
Il New York Times, il giornale con più diffusione del paese, ha pubblicato un articolo brevissimo sulla morte di Blessing, scrivendo soltanto nel quinto paragrafo che la vittima era trans. Non c’è nessuna menzione del fatto che dozzine di persone trans sono morte di morte violenta dall’inizio dell’anno. Non c’è un pensiero riguardo a come le morti trans dipendono dal fatto che la polizia ed i media locali scrivano in maniera accurata della disforia di genere della vittima.
Questo è il problema che si incontra nel trasformare l’identità di una comunità marginalizzata in un discorso politico. Non puoi avere tutte queste donne trans assassinate da uomini sbattute in prima pagina quando stai invece cercando di convincere che la cosa più sicura sarebbe che le donne trans usassero i bagni degli uomini e gli spogliatoi degli uomini.
Corri il rischio che la gente smetta di credere alla propaganda.
E forse ne sono in parte colpevole. Ho una grossa piattaforma e molta esperienza nel riportare le notizie, forse dovrei essere io a scrivere di tutti gli omicidi trans? Ma c’è quest’altra cosa da considerare: nessuno clicca su queste storie a meno che non si parli di una giovane persona trans bianca.
Qualche mese fa ho pubblicato su questo sito un’intervista con la nuova direttrice esecutiva dell’Istituto Marsha P. Johnson riguardo alla vita delle persone trans di colore, ed ad oggi è la cosa meno letta che abbia scritto in questa newsletter.
Non so come fare perché alla gente importi.
Report di Amnesty International sulla crescita e l’impatto dei movimenti transfobici nel Regno Unito.
Riporto soltanto una cifra: prendendo i quattro quotidiani a maggior diffusione del Regno Unito (The Guardian, The Sun, The Telegraph, e The Times & Sunday Times — questi ultimi due contano come uno perché il Sunday Times è l’edizione domenicale del Times) tra gennaio 2020 ed aprile 2025 sono stati pubblicati sedicimilanovecentotredici articoli sulle persone trans, nella maggior parte dei casi negativi. Equivale a nove articoli al giorno.
Boia fauss, nove articoli al giorno sono un’enormità
Decisamente una fenomenologia di casistica storica da panico morale, e come al solito attribuita ad una dinamica socio-culturale innocua per chiunque altro.
Su quattro testate, quindi una media di 2.25 per testata ![]()
we can always tell ![]()
qualcuno me la spiega? ![]()
Utente di Twitter ha postato due immagini, in seguito a una legge inglese che obbliga le persone trans a usare il bagno corrispondente al loro genere di nascita, fa vedere un tizio con la barba davanti alla porta di un bagno femminile, con la scritta “oh beh, il bagno femminile è più carino”
Decine e decine di utenti, fra cui quel goblin di Graham Linehan, hanno postato variazioni di “roflamao si vede da un miglio che sei una donna con una barba posticcia”.
In realtà quello nell’immagine non era un uomo trans ma un photoshop di Darren Grimes di GB News, che non conosco ma dato che lavora per GB News immagino sia transfobico a manetta.
Articolo su The Herald, giornale scozzese, che la appoggia pianissimo. Consiglio la lettura, ma riporto e traduco alcuni passaggi.
Dopo aver letto il post pieno di punti esclamativi di For Women Scotland su come un cambiamento nel sito internet del parlamento scozzese ha cancellato la visibilità delle donne, ho trattenuto il fiato ed ho pensato: andiamo malissimo.
In sostanza, fino al 18 maggio se si andava sul sito ufficiale del parlamento scozzese si poteva filtrare la lista dei parlamentari in base a diversi fattori demografici, uno dei quali era il genere. Le opzioni erano inizialmente “maschio” e “femmina”, ma nelle recenti elezioni a Holyrood sono arrivati i primi due parlamentari transgender, Iris Duane e Q Manivannan, entrambi per i Verdi. Il dipartimento IT del governo ha in prima battuta aggiornato il filtro per includere una categoria non-binaria, per Manivannan, e ha messo Duane nella categoria femminile.
Il filtro è stato quindi rimosso, con la spiegazione ufficiale che “i sistemi sono in fase di revisione” come parte della “revisione per un parlamento inclusivo”. "La funzione filtro online sul nostro sito è un sistema antiquato, e l’abbiamo rimosso. La revisione considererà anche quali informazioni personali dei parlamentari pubblicare e in che formato.
For Women Scotland ha scritto “la possibilità di cercare i parlamentari donne è svanita da un giorno all’altro, e con essa qualsiasi informazione riguardo alla rappresentanza femminile attuale e passata”, ma questo è falso: il filtro sul sito non è mai stato la fonte ufficiale di notizie sulla demografia del parlamento. Questo tipo di dati è tracciato in un sistema a parte, che non è stato smantellato ed è accessibile al pubblico; il sistema attualmente sta venendo aggiornato con i nuovi dati (l’elezione è avvenuta due settimane fa).
Tutta questa faccenda del sito è l’ennesimo esempio di come For Women Scotland ed il movimento “gender critical” usa un linguaggio di parte ed un pizzico di statistiche per coprire quello che non è altro che un piagnucolio su un panico morale. Il vero problema per le donne nella politica scozzese è che, secondo un gruppo di ricerca femminile, un numero record di parlamentari donne non si è ricandidata quest’anno. Quando è stato loro chiesto perché due delle risposte principali sono state perché hanno ricevuto abusi misogini (anche sui social media) e minacce alla loro sicurezza. Nessuna delle raccomandazioni del gruppo femminista per evitare che le donne lascino la politica ha a che fare con la definizione di donna.
For Women Scotland dice che lavora per “proteggere e migliorare i diritti delle donne e dei bambini”, ma in pratica le sue campagne ed azioni legali si focalizzano soltanto nell’opporsi all’inclusione delle persone trans. Ho letto attentamente il loro sito internet e tutte le dichiarazioni che hanno fatto sui media e non ho trovato nessuna traccia di campagne, dichiarazioni, comunicati stampa, o condanne pubbliche specificamente mirate agli abusi online, al trolling misoginistico, alle minacce, o alle molestie alle donne che fanno politica in Scozia.
Un’analisi del 2025 del Fondo Carnegie per la Pace Internazionale ha trovato che le campagne gender critical in tutto il mondo non sono guerre culturali isolate o reazioni temporanee a recenti riforme progressiste: sono un fronte chiave in un più largo riallineamento culturale e politico. È un fronte che unisce figure come Viktor Orbán, Vladimir Putin, ed il Vaticano contro un loro nemico comune — le norme di genere liberali.
E lascio qui anche questo.
Non lo è mai, è un esperimento organizzativo e comunicativo, un piano di lavoro prototipale; si identifica una minoranza sufficientemente innocua e preferibilmente insulare da additare, che normalmente passerebbe persino inosservata, e poche minoranze sono più socialmente innocue dei transessuali; poi strumentalmente e sistematicamente la si dileggia, villifica, addita, isola e reprime per affinare la tecnica, poi se funziona si passa alle altre su schemi e scale sempre più ampie, ed in effetti negli Stati Uniti gli estremisti religiosi già lanciano l’amo argomentativo per negare il diritto di espressione democratica femminile; una posizione massimalista ed estremamente minoritaria, per ora, ma esiste. Chiaramente se le donne non potessero votare vedrebbe più perchè lo dovrebbero poter fare gli uomini, a meno che non abbiano abbastanza argomenti per pretendere quel diritto. Schemi sempre più vasti. Aristocrazia.
Preparate le vanghe per le trincee, perchè finirà in quel modo.
Ma che è sta roba? Madonna santa ![]()
Io dico l’ovvio: è chiaramente un modo per dividere la comunità adoperando un gruppo di utili idioti.
Cioè madre di Cristo donami la grazia guardate questa roba:
I confini politici della sponda liberale sono netti: moderati, distanti dagli estremismi e fermamente ancorati ai principi costituzionali. «Ci dichiariamo assolutamente antifascisti come ci dichiariamo assolutamente anticomunisti. E quello che ribadiamo sempre è che noi, prima di essere gay, lesbiche e trans, siamo italiani. Dobbiamo smetterla di pensare di essere una categoria protetta: siamo esseri umani».
Una linea identitaria che si riflette anche nello scacchiere internazionale: «Siamo contro qualsiasi forma di Islam radicale, perché noi siamo contro la sharia. Siamo filoisraeliani, ma pensiamo che Israele non sia il suo governo, non sia Netanyahu. La difesa dell’Occidente per noi è fondamentale».
E ditemi se è una cosa normale, beata vergine sii la mia luce
Porca merda che delirio ![]()

![]()
