Grande soddisfazione per la raccolta online, che viaggia oltre le 355 mila firme , con la previsione di “arrivare a 500mila in Rete all’inizio del weekend”, dicono dalla segreteria del Pd. E al risultato online si aggiunge quello delle firme raccolte ai banchetti, secondo i numeri riferiti dalle Regioni che hanno promosso la campagna referendaria e dalla Cgil, che sarebbero oltre 150 mila. Tanto che la somma stimata supererebbe di gran lunga il quorum delle 500 mila firme necessario per la Corte di Cassazione .
Lo sapete, ma se non lo sapevate sapevatelo: a Jobs Act e autonomia si aggiunge quello sulla cittadinanza si parla di primavera 2025. La sfida è portare la gente a votare:
Riflettevo che il Jobs Act è potenzialmente la calamita più forte. Basta dire a qualsiasi lavoratore dipendente che con un Sì dai una stretta alle possibilità di licenziamento quale stronzo non andrebbe a votare?
raga scusate, non ho capito bene se votare SI o NO al referendum sul job-act, da una parte leggo una cosa e da un’altra ne leggo altre…mi puzza di supercazzola
mi dicono di votare NO perchè non è che si torna all’articolo 18 ma alla legge Fornero e c’è l’inculata dietro, qualcuno mi spiega in dettaglio che cazzo votare? (ho il job-act pure io, ovviamente)
Essendo l’attuativa referendaria meramente abrogativa vi è un’incerta lettura riguardante lo stato sussistente delle successive sentenze giudiziarie avvenute tra l’introduzione del Jobs Act ed il momento attuale, queste infatti avevano successivamente ampliato ed espanso rispetto al testo originario una serie di circostanze in cui l’applicazione dei contenuti normativi del Decreto fossero interpretabili situazionalmente e soggetti a revisione delle Corti in taluni casi; credo si riferiscano principalmente a queste, ma potrebbero esservene altre.
Appunto da capire se i contenuti di queste sentenze, ma, attenzione, non la loro natura ed il loro precedente, possano mantenere ammonimento per il quadro normativo conseguente; i verdetti giuridici però non hanno natura di obsolescenza e continueranno a costituire giurisprudenza a seguire, quindi non mi è chiaro cosa si aspettano accada. Il ritorno al testo della riforma del 2012 non avverrebbe in maniera fluida e strutturata ma in un impianto intrinsecamente depotenziato rispetto all’intento originale.
Dipende dall’elaborazione dell’impegno politico futuro, l’esito referendario, quantunque sia, in primo luogo partecipativo, è sempre solo un punto di partenza ed un modo per fertilizzare il campo ad interventi successivi, se, sperabilmente, previsti; l’inclinazione della Corti offrirebbe infatti la possibilità di aggredire la rinascente Riforma Fornero all’attivismo legale.
Politicamente sarebbe solo un modo per il PD specialmente di porre effettivamente fine ad una fase del processo in cui il suo ruolo parlamentare fu violentemente snaturato rispetto alla base.
Comunque, con la Fornero l’articolo 18 aveva piena validità (per le aziende sopra i 15 dipendenti), quindi se vuoi reintrodurre l’articolo 18 ha senso votare sì
In senso più ampio, per i lavoratori dipendenti non c’è un senso a non votare sì a tutti e quattro i quesiti sul lavoro. E già che sei lì puoi votare sì anche a quello sulla cittadinanza
l referendum è presentato dai promotori come finalizzato al “ripristino dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori”. In realtà l’ipotetico prevalere del “sì” porterebbe solo al ripristino per tutti i rapporti di lavoro della legge Fornero. Questo risultato non porterebbe, complessivamente, a un rafforzamento della stabilità del lavoro: a) non per il licenziamento dettato da motivo nullo o insussistente (resterebbe la reintegrazione in ogni caso); b) stesso discorso per il caso di licenziamento disciplinare non previsto dal contratto collettivo; c) per il caso di motivo economico ritenuto insufficiente si ridurrebbe il limite massimo dell’indennizzo da 36 a 24 mensilità; d) il solo rilevante rafforzamento della protezione riguarderebbe il licenziamento collettivo (che però costituisce una frazione minima dei licenziamenti economici).
Dunque, secondo quanto scritto qui, l’unica convenienza è quella relativa al licenziamento collettivo, per il resto si va a peggiorare…o no?
È per questo che si terranno i referendum dell’8 e 9 giugno. Per chi li ha voluti e invita a votare sì sono un modo per disincentivare i licenziamenti illegittimi; eliminare il tetto massimo di sei mensilità d’indennizzo per i lavoratori licenziati illegittimamente; costringere i datori di lavoro a motivare l’uso di contratti a tempo determinato fin dal primo giorno; estendere al committente la responsabilità dei danni derivanti da rischi specifici dell’attività dell’appaltatore o del subappaltatore.
Sono tutti modi per contrastare la precarietà, arginare lo strapotere dei capi d’azienda, e allo stesso tempo per aumentare le tutele dei lavoratori, smettendo di scaricare solo su di loro il rischio di incidenti e infortuni.