Ho scoperto Pavese tardissimo, nell’estate della pandemia, e mi sono letto di fila La luna e i falò, La spiaggia, La casa in collina, Il carcere, La bella estate, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole.
Che amore che è stato malinconico, turbolento, sconfitto in partenza, radicato sulle persone e sul suo territorio. Tutto bellissimo, La casa in collina e Il diavolo sulle colline più di tutti
Qualche settimana fa ci siamo fatti un giro sulle langhe e ne abbiamo approfittato per visitare i suoi luoghi. Santo Stefano Belbo, il suo paese, potrebbe essere valorizzata un po’ di più c’è la Fondazione Cesare Pavese che è carina ma un po’ dismessa, c’è casa sua che però è chiusa e visitabile solo con la Fondazione, c’è la casa di Nuto (il personaggio di La casa e i falò che è stato irl amico di Pavese) ma non l’abbiamo vista perché era lontana e faceva caldissimo
Dopo questa visita mi sono preso I dialoghi con Leucò (opera completamente diversa dai suoi romanzi) e il suo diario, giustamentente chiamato Il mestiere di vivere che trasuda una misoginia e uno scuorno verso la vita enormi comincia nel '35, quando Pavese aveva 27 anni, e già inizia a ragionare sul suicidio; si conclude così:
E’ così d’altronde dal diario traspare più volte qualcosa legato all’impotenza fisica, all’eiaculazione precoce, all’incapacità di soddisfare le donne… non gli si rizzava e quindi le donne erano tutte troie
Insomma, per scoprire Pavese non partirei proprio dal diario
A parte che pensa quanto mi girerebbe il cazzo se tenessi un diario dove scrivo che non mi si rizza manco mentre Ornella Muti 20enne mi si denuda davanti e poi arrivano gli eredi e giustamente lo pubblicano
E il diario Pavese l’ha tenuto abbastanza esplicitamente con l’obiettivo che fosse pubblicato, tant’è che è stato ritrovato in una cartellina con già il titolo
Ah boh, ho ricordi dal liceo di aver fatto delle sue poesie e di aver provato la noia assoluta ce l’ho archiviato nella categoria “poeti che si lamentano”