A chi non gli si è mai otturato il cesso.
Un problema non banale.
Ha un non so che di ultraterreno, come se la terra martoriata dall’uomo ne chiedesse il concime.
D’istinto l’uomo moderno pensa di risolvere con prodotti della chimica ma non sempre funziona.
Guardi quella bottiglia di acido col marketing figo e pensi
“col cazzo che la verso li dentro”
Poi cedi e ne metti un pochino con fare cauto ma per qualche motivo a me ignoto si forma un tappo che manco avessi cacato un mix di cemento e derivati del basalto.
Vedi il fumo salire piano e pensi “e io dopo ci dovrei cacare nuovamente? E se mi scappa un plof poi la goccina di acido mi perfora l’ano” cioè un conto è il plof con l’acqua fresca che ti schizza nel buco del culo e un conto è l’acido.
“non buttarci la cartaaa” si sente da lontano.
Troppo tardi purtroppo, dove cazzo la metto la carta piena di merda, nel bidet?
Un tanfo poi.
Invece il multistrato 7 veli è una mano santa per i princìpi dell’idraulica.
Li dimostri per assiomi.
Poi il panico prende il sopravvento, pensi a quell’arnese con la ventosa che tenevi seppellito in garage e ti viene in mente l’ultima volta che l’hai usato con fare maschio “ci penso io” con la cacca che è schizzata pure sul tendaggio, sul soffitto, nelle orecchie, di rimbalzo pure sui capelli.
Allora vorresti chiamare l’idraulico di sabato pome che l’ultima volta si è messo carponi coi i peli del culo che gli si vedevano con quell’arnese a pompa chiedendoti “dammi una decina di canovacci da buttare che faccio il tappo in modo che scende tutto giù” e poi lo vedi creare uno strato fino all’orlo e poi senti il botto, un botto tra il metallico e il sordo, tipo l’aspiratore dei cessi delle navi stellari, dtong! e ti si stappa il cesso da sotto e vedi tutto un liquido marrone che esce sghignazzando e dopo ti serve il gessista e il piastrellista e ti restano 4 canovacci che la differenziata non te la ritirano manco nella giornata dell’amianto.
Ergo mi pare doveroso condividere il disagio per non dover anche voi subire lo stress della family che corrono in casa urlando “ahhh devo cacareee, dove la faccio oraaaa.”
Per cui la cosa richiede dover bollire due pentoloni d’acqua e trasportarla nel secchio senza ustionarsi.
Poi funziona devo ammettere.
Occhio a versare lentamente in modo da far bollire bene la cacca che si sfragna come una poltiglia e scende giù che è una crema.
E dopo finalmente fiero puoi rimetterti nel divano e gustarti il meritato dolcetto.
Il mio preferito, la cassatella riposata con la ricotta e i pezzettini di cioccolato. Fredda, con la buccia che si sfragna, con quell’odore dell’ingrediente misterioso, qualcuno dice cannella altri dicono aceto di vino nell’impasto, ed è li che realizzi che c’era un disegno cosmico, quello che entra da un buco poi deve uscire dall’altro.
Il ponte di Einstein-Rosen che diventa finalmente chiaro nel suo più intimo significato.
