Il futuro post-Discord: quando, non se

This.

Di tanto in tanto vengo criticato per la mia completa avversione ai social network, additato come una persona che vuole vivere al di fuori del proprio tempo.

Ciò che invece sfugge a chi parla in questo modo è che numerosi studi, sia in campo psicologico che antropologico, mettono in guardia le persone dal fatto che l’essere umano non è programmato per gestire una rete di relazioni/rapporti, fossero anche superficiali, che oltrepassi le decine di unità.

E gli antropologi hanno ricordato che questo è il motivo per il quale, da quando eravamo poco più che scimpanzè, abbiamo sempre privilegiato i piccoli gruppi alle comunità più grandi. Anche quando l’essere umano ha cominciato a riunirsi in comunità estese, come i primi villaggi, ha comunque proseguito a preferire gruppi più contenuti come famiglie estese, tribù, corporazioni, ecc.

Non sappiamo (non possiamo) gestire reti relazionali più grandi. Simple like this.

Altro dato interessante: quando, nella metà del ‘900, cominciammo ad assistere ai primi suicidi di persone famose come attori e musicisti, molti etichettarono questi avvenimenti come “eh, la febbre del successo”.

E in effetti è qualcosa di molto simile ed è la manifestazione di quanto detto sopra: erano persone la cui fragilità non permetteva loro di gestire in modo sano una sovraesposizione che era per loro semplicemente eccessiva. Il problema è che i social network estendono oggi questo problema a chiunque, compresi adolescenti e pre-adolescenti che, data la completa impreparazione a questa fatica, ne vengono semplicemente schiacciati.

Quindi fanculo a chi mi dice che sono vecchio perchè non aderisco ai social network. Sono loro che non capiscono che sono del tutto fottutamente innaturali.

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