Mi aspetto un incremento quantitativo di tutti quegli elementi che hanno reso i Dream Theater gli alfieri del prog contemporaneo da Train of Thought in poi: più riff pentatonici con qualche cromatismo sulla settima corda, più pattern di 32esimi sul doppio pedale con quarti scanditi menando sul china e urlando cose mascoline agli overhead, scambi di assoli a 300 bpm in plettrata alternata che se osservati allo spettrometro risultano indistinguibili dal lavandino che scarica, LaBrie che biascica cagate rubate ai Fiaba tirando da un palloncino d'elio e Rudess che suona il suo concerto parallelo di piripiri coi suoni presi dal floppy disk che Sherinian, ai tempi, si scordò nel camerino. Progressive.
New recipe: now with even less John Myung.