Io penserei più il contrario, è più facile controllare pochi elementi e meno gente c’è, meno è probabile che qualcuno decida di spifferare le cosacce che accadono in un ufficio.
Detto questo, il discorso è interessantissimo. Difatto le possibilità di scaricare la colpa sull’ultimo arrivato diminuiranno.
Domani mattina scopri che nel SW di banca X c’è una voragine di sicurezza e sono spariti svariati milioni dai conti, con chi te la prendi? Scopri che sono rimasti solo tre programmat… Ai architets. Sarà bellissimo.
vedo che su Ollama questo nuovo Qwen 3.5 è disponibile in varie taglie, si parte dal modello dotato di micropene da 0.8B e via a salire fino a quello dotato di un mostruoso 122B, che per vederlo tutto ci vuole il grandangolo (cit.).
mi sa che provo quello da 9B, nella speranza che sia un modello un po’ più performante di ministral 8B, che non è malaccio per carità ma ha troppi limiti a livello di capacità di ragionamento logico. questo week end magari lo provo sul mio bot openclaw e vediamo se cambia qualcosa, ma ho poche speranze perché l’impressione che mi sto facendo è che sotto una certa soglia questi modelli non ce la possono fare.
sotto una certa soglia devono saper fare troppe cose per poterle riuscire a fare in maniera sensata.
deve non risponderti “non ti sembra di chiedere troppo?” se chiedi ad essi di scriverti codice fortran che inserendo 3 lettere scriva 3 haiku usando elementi della tavola periodica che contengano nel proprio nome le tre lettere utilizzate quando già si incarterebbe al primo livello di task.
io ci ho pensato a lungo e ormai ho la mia personale idea su come dovrebbero essere trattare tutte le “opere d’ingegno” fatte con l’aiuto di IA, ma purtroppo questa mia idea cozza con quello che vedo essere l’approccio di tutti quelli che hanno degli interessi nel settore IA e anche di tutti quelli che vedono i propri interessi minacciati dall’IA, quindi alla fine succederà qualcosa di diverso e secondo me sarà peggio.
secondo me le macchine sono solo degli strumenti e in quanti tali non possono reclamare nessun diritto d’autore o trattamento speciale. quindi il codice generato da una macchina (o l’immagine, il testo, la musica, qualsiasi cosa) è semplicemente di esclusiva proprietà dell’umano che gli ha chiesto di generarlo, ed è solo quell’umano l’unico al mondo che ha il diritto di rendere pubblico quel codice/immagine/suono/testo nella forma e sotto la licenza che vuole.
quindi la risposta alla tua specifica domanda è sì, riscrivere con l’aiuto di un LLM in teoria può buttarlo in culo alle licenze GPL esattamente come succederebbe se quel codice venisse scritto a mano.
magari una risposta meno acida la prossima volta riuscirai a scriverla, ma faccio finta che già hai imparato a farlo e che mi hai chiesto gentilmente di spiegarmi meglio
l’articolo l’ho letto ed è proprio per quello che ho detto secondo me quale dovrebbe essere la soluzione finale di tutte queste diatribe, perché quello dell’articolo è un caso specifico ma è un problema che si può generalizzare a qualsiasi altro output generato da un modello IA.
nello specifico, vuoi leggere da me qualche considerazione ovvia su quello che hai linkato?
penso che buttare codice LGPL in un LLM e uscirne “pulito” con codice MIT sia una furbata da quattro soldi, e onestamente mi fa anche un po’ schifo pensare che ci sia qualcuno cosi pezzo di merda da farlo veramente, quindi d’impulso sarei per cercare di impedire in qualche modo questa pratica. la situazione legale però è un bordello: da un lato se il codice è derivato dall’LGPL dovrebbe restare LGPL e su questo non ci piove, dall’altro se fai come gli americani e dici che il codice generato dall’AI è “solo dell’AI” e quindi non può essere coperto da copyright, allora significa che nessuno ha davvero il diritto di cambiare la licenza di quel codice (ma noi idealmente vogliamo che sia anche lei LGPL), quindi stiamo proprio navigando a vista in acque di merda.
per questo io sono arrivato alla conclusione che ho detto sopra: ci dovrebbe essere questo principio generale che solo gli umani, indipendentemente da come le hanno realizzate, hanno il diritto di “pubblicare” le opere di ingegno e in quanto umani le pubblicano sotto la “licenza” che ritengono più opportuna, poi sotto questo principio base applichi tutte le regole che già esistono e puoi costruirne altre per ottenere effetti più specifici, ricordando sempre che chi pubblica ne è anche il responsabile, perché dai diritti derivano anche i doveri.
ad esempio, un caso come quello dell’articolo in italia oggi potrebbe benissimo portare a una condanna per violazione del diritto d’autore (se distribuisci la tua “rewrite MIT” commercialmente, rischi processo, sequestro roba e danni civili, perché secondo me lo trovi qualcuno un attimo più sveglio che estende il concetto di “copia pura” a “copia derivata via AI”), senza contare le possibili violazioni che potrebbero esserci state in base alla recente normativa sull’IA (legge 132/2025).
faccio un altro esempio stavolta con le immagini, prendiamo ad esempio la stupida moda (che è durata giustamente pochi giorni in quanto stupida moda), di trasformare qualsiasi foto in un cartone animato studio ghibli.
indipendentemente dalle puttanate colossali che si sono lette e sentite in quei giorni, in quel caso nessun diritto d’autore è mai stato violato e infatti dopo il polverone iniziale tutto è tornato normale come sempre. caso diverso sarebbe stato se qualcuno si fosse messo a pubblicare plagi ghibli spacciandoli per contenuti originali inediti, quella è una condotta illecita a prescidere se ti sei fatto aiutare o meno dall’IA.
In questo caso però devi inserire anche il TradeMark, che non è la stessa cosa del diritto d’autore. Il caso Ghibli a me sembra dare molti più problemi col TradeMark che non con il diritto d’autore.
guarda, può esserci un trademark su un logo, una forma di bottiglia e un po’ su quello che ti pare, ma la vedo davvero difficile riuscire ad ottenere un trademark sul tuo stile di disegno
edit: questo ovviamente non vuol dire che chiunque oggi può pubblicare fumetti in stile ghibli (o stile zerocalcare, per rimanere a casa nostra), è ovviamente vietato ma non perché stai violando il marchio ghibli ma perché è vietato plagiare le opere d’ingegno altrui. è plagio sia che lo fai con l’IA sia che lo fai fare agli indiani reclutati sull’internet sia che lo fai tu a mano.
Comunque sono d’accordo, l’ai è un tool in cui per dare un risultato ha imparato da n altre robe fatte prime. Che è l’equivalente di una persona, anche un artista che disegna usa lo stesso procedimento.
La differenza è la velocità nel generare l’output.
Capisco che faccia rabbia perdere il lavoro perché tanto lo fa l’ai, però è quello che è successo nella rivoluzione industriale. La differenza a sto giro è se l’ai arriva a sostituire all’improvviso praticamente tutti i white collar jobs
Vabbè si vedrà come andrà a finire. Secondo me l’unica soluzione è universal basic income, ma è pura utopia e poi i ricchi piangono se non sono loro a guadagnare dal niente