Burnout, che fare?

Impiegati statale di medio alto livello.
Da qualche tempo sto facendo la parte del funzionario che è andato in pensione nel lontano 2022.
Ovviamente mai sostituito

E allora se ricopri questo ruolo è assolutamente inutile farti i crucci per l’azienda.

Pensa alla tua salute psicofisica.

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Forse è inutile che te lo dica, ma pensare di essere il pilastro su cui regge l’universo è probabilmente non veritiero. 99% non crollerà un caxxo.

E se dovesse crollare, un dirigente che non vede che un posto si regge solo su una persona oppure se lo vede non prende provvedimenti, è un dirigente che andrebbe fucilato.

Che poi diranno di te che sei un lazzarone, beh, sai che novità. È quello che fanno tutti i dirigenti di merda che non saprebbero dirigere nemmeno l’auto dell’autoscontro.

Ci tengo a dirti un’ultima cosa: non puoi dire Ho 45 giorni di ferie arretrate e il lavoro non è il problema . A queste condizioni è evidente che è un problema.

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Concordo. Pensala in un altro modo: se domani un minchione ti investe e ti rompe una gamba il tuo ufficio crolla? Allora non stai rendendo un buon servizio al tuo ufficio. Tenendolo in piedi da solo lo esponi a un rischio sempre più elevato perché non puoi avere il controllo di tutto.

Io ho risolto andando in montagna, nel silenzio, quasi ogni weekend ed eliminando qualsiasi contatto extralavorativo con la gente che devo sopportare ogni giorno.

Fuori dal lavoro io non esisto, mi concentro soltanto su una stretta cerchia di amici e famiglia.
Eliminando tutta questa feccia inutile magicamente sono rinato.

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Io da dipendente pubblico (infermiere), una volta che stacco dal turno di lavoro non esisto per nessuno. Una volta che il cartellino fa bip non esiste più il lavoro.

La vita è fuori.

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La trappola lavorativa non è tema semplice da liquidare.

La sua esistenza è già condizione ansiogena.

La non esistenza è spesso malattia peggiore.

Personalmente non l’ho risolta in pieno.

Anzi.

Ho solo alzato, anche con una certa incoscienza, una serie di muri interiori e una serie di contrappesi fuori e dentro l’orario lavorativo

Ma i muri e i contrappesi sono tutti diversi.

Alle volte si forma una crepa, alle volte ne cade uno di botto perchè si.

Restano il terrore del cambiamento, il salto nel buio, il bisogno del reddito.

A una certa però tutto ha un inizio e una fine.

Chi vuole volare alla fine vola.

Il domandone è se vogliamo prendere coscienza dell’illusione o subirla.

Per cui serve uno stato mentale di gestione non tossica della complessità del caos.

Serve anche difendere i confini e mai discuterli.

Eh, facile a dirsi in un mondo dove l’alternativa è mangiare i cani o farsi sbranare.

L’ideale resta sullo sfondo.

La paura delle conseguenze corrode.

La malattia è malattia, ma la malattia non è una vergogna, ma uno stato complesso che si prende la priorità su tutto. E non sempre c’è un meccanico a portata di mano.

Restano quindi le mura di casa il luogo dove abbeverarsi alla fonte del mana.

Ci resta il bisogno di tenere questa fonte sempre accesa.

A tutti i costi.

Si ma parla anche con lei. Specialmente se a maggior ragione la sua esperienza e’ che “non sapeva come parlarmi perché effettivamente o non ascolto del tutto o taglio corto o mi irritò alla svelta indipendentemente dall’ argomento”

Comunque se posso dirti una roba che magari e’ completamente sbagliata (inteso come, non e’ quello):

Non e’ che ci sono alcune situazioni che ti prendevano molte energie (penso al figlio grande per dire) che sono ora risolte ma non bene come avresti voluto (???) e ti ha causato un trigger di insoddisfazione? Non ho idea di come sia evoluta da quando raccontasti che aveva preso a andare a stare con il padre biologico ma se la cosa non e’ cambiata, e’ un gran cazzotto nella psiche averci speso tanto tempo e aver visto prendersi solo un calcio in culo come risultato finale. Fa scattare un sacco di ragionamenti su quando davvero valga la pensa fare cose.

Magari non e’ tanto burnout quanto un senso di impotenza verso certe cose che alla fine non puoi controllare. O magari un po’ e un po’.

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Non è più tornato ovviamente. Non si è più fatto vivo. A volte manda messaggi a sua madre del tipo mi serve questo e quello. Fine.

Insoddisfazione? Tanta.
Ma sollievo perché si è levato dai cojoni.
Cmq lui con la sua mossa gatta che ci ha fatto andare in tribunale con il padre e ci è costato un occhio della testa è il responsabile del fatto che nel 2025 volevo riposare e non l ho fatto.

Il piccolo ha avuto recentemente diagnosi di disturbi emotivi gravi per cui deve andare in terapia pure lui (e abbiamo chiesto assegno di frequenza anche per l.udito e l ADHD) e la psicologa è convinta che è dovuto alla separazione improvvisa dal fratello che non ha elaborato perché lui non si è più fatto vivo con nessuno salvo chiedere soldi.
A volte il piccolo va su Minecraft nel mondo salvataggio del fratello e va a “trovarlo”.
Capisci che in quanto a rancore e incazzatura e delusione si va a mille qui

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Ecco, mi sa che questo conta un po’ parecchio nel tuo burnout. Mi era parso strano che “solo” la solita routine di avere impegni ti ammazzasse cosi da farti sentire “vuoto”.

Avrebbe avuto senso se avessi avuto solo lavori del cazzo che devi fare perche’ devi pagare i debiti ma 2/3 sono cose che fai per passione/amore, non avrebbe senso.

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Penso sia tutto insieme.

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Sicuro più la situazione di una persona è incasinata, più ci sono fattori che contribuiscono.

Comunque può essere sufficiente anche solo il lavoro eh. E tutto il resto è a posto. Io sono arrivato a dare le dimissioni senza avere un’altra offerta di lavoro per il burnout, e non avevo problemi esterni/altre attività come xEnd3r. E non è neanche una roba di quante ore uno fa a settimana/il fatto di non lavorare quando si torna a casa.

È “solo” una questione di testa. Io facendo 40-45h a settimana, non lavoraravo fuori orario ufficio/nei weekend, e comunque sono arrivato allo stremo. Sicuro c’era un ambiente tossico a lavoro, ma poi la vivevo male anch’io di mio. Ci sono altri colleghi che sono rimasti in quel ruolo per più tempo di me (alcuni però anche di meno :asd:)

Yep, il punto comunque non era per dire “Ah, c’ho preso” ma sottolineare che non è “solo” burnout da lavoro o da “essere occupato 10 ore al giorno e il resto pensare alle cose che devi fare”. Vai quanto prima a fare qualche sessione perché qua tu possiamo giusto dire cose che abbiamo passato anche noi, che quello che ci racconta ci ricorda.

Ti serve qualcuno che ti può dare aiuto oggettivo. un abbraccio, non sei solo.

Ci sono chiaramente un sacco di cazzi familiari professionali e personali su cui è difficile darti una mano senza esserci dentro

Da una parte mi sento di concordare con chi dice che se il lavoro è una origine rilevante del tuo stress sicuramente fare un po’ di scale down da quel lato è necessario

Dall’altra capisco che se sei uno abituato a performare e a prendersi responsabilità (ne so qualcosa :sbonk: ) una mossa del genere rischia di farti più danni dei problemi che risolve

Io non ho mai avuto situazioni personali neanche paragonabili alla tua, la mia vita familiare è stata, finora, semplicemente troppo bella per essere vera

Quindi le due volte che ho sfiorato il burnout lo ho fatto per motivi puramente lavorativi.

E non potendo/volendo cominciare a scazzare sul lavoro, ho trovato che occuparmi delle basi ha molto aiutato

Con le basi intendo questioni davvero molto elementari, come allenarsi regolarmente, mangiare bene, dormire almeno 7 ore a notte

Sembrano robe banali ma alla fine siamo sacchi di carne e ste tre cose fanno tutta la differenza del mondo. Io non ho problemi a dire che la ghisa mi ha salvato la sanità mentale almeno una volta, quando mi si sono dimenticati per 10 mesi (avrei dovuto farne 4) in un buco di culo in mezzo a un deserto africano, con le bombe di mortaio che fischiavano. Non avessi potuto allenarmi in quel frangente, con la moglie incinta a 4000 km dall’italia, sarei semplicemente uscito di testa

Per cui, prima domanda, ti muovi abbastanza? Non serve sollevare un quintale alla panca, se fai vita sedentaria già 6/7000 passi al giorno sono un gran passo avanti

Come dormi? Leggo: male. 5 ore a notte per periodi prolungati sono un disastro. Arrivare all’exaustion ogni sera è un’abitudine sbagliatissima Non aver paura di ricorrere ai farmaci nel caso, il sonno è probabilmente il principale dei tuoi problemi. Fare attività fisica aiuta anche in questo campo.

Come mangi? Mi pare di capire che pure lì è na mezza caporetto. Per come la vedo io è meno importante degli altri due aspetti, ma anche quello fa. Se usi il cibo come metodo di coping forse è il caso di rivolgersi a un professionista.

Poi certo ognuno ha le sue preferenze, a me aiuta molto una giornata alla spa, c’è chi si rigenera con una serata amarcord in qualche discoteca che fa dance anni 90, chi rinasce con una bella trombata con l’amante ventenne, ma prima di andare nello specifico proverei a mettere a posto sonno, moto e alimentazione e vedere come va. Probabilmente (questioni familiari a parte) il resto viene dopo

Ti abbraccio, forza

Sono andato a letto presto e alle 3 ero già sveglio :smiley:

Cmq si il sonno va maluccio. L’alimentazione ora che sono a dieta va bene. Prima era un disastro non tanto a tavola ma quanto a “schifezze e snack”. Era li il problema. Non sono tipo che si fa il bis di pasta, ma sono quello che si fa fuori la scatola di cioccolatini in 2 ore. Fai anche una :asdsad:
Sport ho displasia dell’anca quindi non posso farne. Sono un ottimo camminatore cmq (considerando cmq la displasia) e ho sempre amato andare in montagna. Ovviamente da un anno non accio più un cazzo. Cmq da quando mi sono rimesso in riga (poco più di 2 mesi durante i quali ho perso 5 kg) ho preso a fare almeno 1 ora al giorno di tapis roulant e cyclette.
Ma mi pesa tantissimo. Cerco sempre ogni motivo per evitare di farlo e sono già stanco fisicamente e mentalmente ancora prima di iniziare. L’unica cosa che mi spinge ad andare avanti e fare l’oretta giornaliera (non sempre cmq) è il pensiero che se non mi prendo cura del mio fisico è abbastanza sicuro che tra una decina di anni la pago con gli interessi e mi piacerebbe arrivare alla laurea di mio figlio o matrimonio o qualsiasi cosa voglia fare, cmq mi piacerebbe vederlo crescere :asd:

Si io credo che il problema sia non solo lavorativo. E’ che di fronte a ogni difficoltà personale, ma anche della famiglia, la mia soluzione è sempre stata “nessun problema, mi farò carico anche di questo, ci penso io”, dal lavorare di più per guadagnare più soldi per sistemare il problema all’occuparmi direttamente del problema. E’ un atteggiamento che ho anche sul lavoro: c’è una criticità? me ne occupo io. Perché altrimenti non lo fa nessuno. Mi viene automatico anche perché la sfida mi piace e spesso attorno a me vedo gente che o non ci prova nemmeno oppure se ci prova non ce la fa (breve esempio… c’è un tipo di pratica - che chiameremo tipo 1 - che in mano a un nostro ex collega vaniva fatta al ritmo di 12-15 istanze alla settimana e c’erano 100 giorni di arretrato medio. Io l’ho presa in mano e sono andato avanti per qualche mese a 20-25 pratiche AL GIORNO riducendo i tempi medi sotto la settimana; azzerato tutto dopo un annetto una mia collega è esplosa per il carico di lavoro - qualche ragione ce l’aveva perché le imponevano di fare alcune cose in un modo molto discutibile - e io per aiutarla ho fatto cambio e le ho dato il tipo pratica 1 per premdermi il suo che chiameremo tipo 2: lei ha tenuto sostanzialmente il ritmo, magari passando a 2-3 settimane invece che uno, ma senza fare arretrato e io mi sono preso il tipo 1, che lei faceva con un ritmo di 40-50 pratiche alla settimana. L’ho riorganizzato, ho preteso di cambiare metodo, l’ho spuntata e ora faccio 30 pratiche al giorno, con tempi medi di elaborazione di 2,5 giorni dall’arrivo. Nel mentre ovviamente faccio anche altre cose abbastanza critiche che faceva il funzionario che è in pensione dal 2022 mai sostituito (e che a dirla tutta aveva lasciato in arretrato di ANNI) pur senza avere qualifica e stipendio).
Mi rendo conto pure io che sto scrivendo cose che chiaramente non hanno senso. perché da solo devo ridurmi a fare il lavoro di 2-3 persone e farlo 10 volte più velocemente?
La parte della mia mente che ormai è entrata nel ritmo e non vuole mollare l’osso dice: perché gli altri sono dei tiratardi demotivati e lenti, io posso fare di meglio. Il punto è che spesso devo mordermi le labbra perché vorrei candidarmi per prendere altro lavoro. E’ automatico: c’è un casino, vorrei risolverlo. Cmq tranquilli, è da diversi mesi che ho capito che è un comportamento autodistruttivo e mi mordo la lingua ma non cedo e non mi candido.
Però questo atteggiamento ce l’ho in automatico su tutta la linea tipo due settimane fa mia madre ha avuto un malore e io subito: vado io in ospedale! E siamo tre fratelli BTW. Alla fine ci sono andato io.

Ma in tutto questo lo psicologo cosa fa? Ti offre te e biscotti?

Devo andarci lol
Ho realizzato solo negli ultimi giorni che sto esplodendo

Ah ok, se no era da prendere a calci in culo lui e tutto il reparto.

Cioè, Andrea (se non ricordo male), da un lato ovviamente c’è tanta umana solidarietà da me e da molti altri, ma dall’altro secondo me hai anche bisogno di una svegliata di quelle serie.

Queste tue reazioni hanno una legittimità di carattere, ma anche necessariamente radici più profonde che vanno fatte emergere e trattate di conseguenza.

Per farti un esempio (che non penso assolutamente sia il tuo caso, ma tanto per farti capire): le associazioni di volontariato contano su un numero abbastanza considerevole di narcisisti “positivi”, cioè gente che fa carità solo ed esclusivamente per farsi dire che sono bravi e importantissimi. Tendono a voler comandare e schiacciano e allontanano gli altri volontari che possono rubar loro visibilità e riconoscimento. La cosa ovviamente non dura, finiscono per allontanare i volontari e portar merda sulle associazioni coinvolte.

Qui devi capire perché ti comporti come hai descritto in automatico, in che modo c’entrano i traumi infantili, e quanto margine di manovra hai in pratica su quello che puoi fare. Questo per quanto riguarda il passato.

Per quanto riguarda il futuro, devi lavorare per scoprire cos’è una motivazione sana (nel senso di un approccio che non nasconda ulteriori trappole psicologiche, nell’abbandono del quale puoi fidarti). Per molta gente si parla del benessere dei familiari, ma non è un discorso completamente ovvio. Va sviscerato, perché se no finisci come con l’altruismo lavorativo autodistruttivo che qui ti ha fottuto in pieno.

Dopo aver inquadrato il passato e il futuro, devi occuparti del presente: cioè in quale modo efficace è possibile collegarli. Con o senza farmaci? Con quali metodi di misura del progresso? Con quali esercizi continui? Chi controlla come va? Come controlla e quanto spesso?

No proprio no :asd: a parte che in genere non mi dice mai nessuno “bravo” :asd: cmq non è per quel tipo di gratificazione che agisco. Cmq l’esempio lavorativo era appunto un esempio: da tempo ho capito che mi sta portando solo altro lavoro e che non ha più senso e quindi evito di candidarmi, ma ammetto che la tentazione c’è sempre e io credo che sia perché voglio dimostrare (a me.. agli altri non frega un cazzo) che posso farcela e/o mi scoccia che nessuno lo faccia.
Velocissimo esempio: ammettiamo che il tipo di pratica 3 non lo faccia nessuno dal lontano 2018 e che quindi ci siano diverse persone che ne hanno conseguenze molto negative. Mi scoccia che nessuno lo faccia quindi alla lunga nella mia testa frulla il pensiero: come si può fare sta cosa senza perdere di vista il resto? E la mente ci lavora ci lavora finché magari a un certo punto dopo 6 mesi non trovo la soluzione che però solo in parte è collegata al fare le cose in modo più efficiente e in generale vede in me il tizio che si farà carico di altro lavoro (ben organizzato, ben gestito, snellito adeguatamente etc) per sistemare tutto.
Dicevo, da tempo ho capito che non devo più fare il candidato e quindi non mi offro più.
Questa settimana sono arrivato alla conclusione che non ce la faccio più in generale. Sto per cedere su tutti i fronti a partire da quello familiare. Questa realizzazione mi ha portato ad aprire questo 3d e cercare soluzioni, iniziare a pensare (anche insieme a voi) a cosa tagliare, cosa cambiare, cosa rivedere e cosa invece devo e voglio portare avanti.

Per quanto possa sembrare stupido, già solo realizzare che non posso andare più avanti così e che devo tagliare tante cose mi ha reso più sereno. non dico che sono “guarito”, manco per il cazzo.. sotto sotto sono li pronto a scoppiare da un secondo all’altro, ma questa mattina, con il progetto in tasca molto generico di “tagliare tagliare tagliare e riposare”.. mi sento più tranquillo.
Devo solo capire cosa come e quando.
Cmq ho appena mandato una mail alla psicologa e ho chiesdto un appuntamento urgente.

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