[QUOTE=GnR!;16041476]Mi chiedo vome sia opinabile che samsung con la sua skin per android avesse voluto avvicinarsi ad Apple al punto di copiare tutte le cose citate prima, e a maggior ragione come Apple possa passare dalla parte del torto. Allucinante, siete allucinanti, siete diventati dirci volte peggio gli applefg che deridete.
Osannate un so che è symbian evoluto, che sul web ha un quinto della presenza di ios sebbene diverse volte il numero dei terminali perché in mano a persone che manco gliene frega nulla di una flat internet, con app scadenti e piene di pubblcità.
Spendete i vostri soldi in prodotti sui quali dovete smadonnare per poter fare cosa volete, che non vengono mai aggiornati e dovete farvelo da soli, che sono copie di un ecosistema inventato da altri e messo in piedi per permettere a google di essere omnipresenti nelle vostre vite. I vostri begli oggettini si svalutano in 6 mesi e dopo due anni raggiungono la piu totale obsolescenza tecnologica ma “ftupidi apple user, ftupidi”. Si certo.[/QUOTE]
Chi ha vinto davvero? in termini economici ha vinto Apple, senza alcun dubbio, limitando non solo la capacità di Samsung di copiare, ma anche quella di chiunque altro, che da oggi si guarderà bene di elaborare prodotti con funzioni brevettate da Apple senza pagare le dovute licenze. Non c’è dubbio che, in linea di principio, era giusto che fosse così, che la sentenza è giusta, e che, come dicono a Cupertino, “rubare è sbagliato”. Ma è davvero così? Per la Apple è davvero una vittoria?
L’evoluzione, il principio dell’evoluzione, è quello di partire da un modello, diciamo l’homo sapiens, e migliorarlo, adattarlo alle nuove condizioni, alle nuove necessità. Per i genere umano l’evoluzione è stata fondamentale. Per la tecnologia lo è altrettanto. E, in un mondo ideale, sarebbe giusto poter utilizzare le idee che qualcuno ha avuto, per poterle “evolvere” in qualcos’altro, qualcosa di diverso, di nuovo, di interessante, di utile. Dover pagare per qualsiasi licenza d’uso non è semplice per chi vuoe sperimentare, per chi vuole fare tentativi, per chi vuole fare test di tecnologie, funzioni, idee, che sono evoluzione di idee precedenti. La sentenza di San Jose stabilisce che ci sono dei limiti, e che per sperimentare sulla base di idee sviluppate da altri bisogna pagare una licenza d’uso. Anche quando le funzioni sono ovvie, naturali, irrinunciabili, come quella “pinch and zoom”. Per spiegarmi meglio: è come se un cuoco intenzionato a realizzare una propria ricetta partendo dalla ricetta della pasta all’amatriciana dovesse pagare una licenza d’uso al creatore della ricetta originale per poter realizzare la propria. Ora, è ovvio e naturale che è meglio creare delle ricette nuove, è sano e giusto, in linea di principio, come la sentenza di San Jose ci fa capire, creare da zero, avere idee nuove, essere “costretti” all’innovazione da una serie di regole che impongono di non copiare senza pagare il giusto tributo a chi ha faticato e lavorato per avere un idea originale. Ma è anche vero che si sta andando verso un era in cui la parola d’ordine “brevettare tutto”, porre tutto sotto la categoria dei “prodotti dell’ingegno” da tutelare con un brevetto. Può portarci del bene? No, non credo. Che non si possa copiare impunemente un prodotto e farlo uguale, riprodurre un iPhone e chiamarlo in un altro modo, è ovvio. Che non si possa partire dalle idee dell’iPhone o del Galaxy S3 per produrre degli smartphone diversi è meno evidente. Che non si possano usare funzioni che sono su una macchina senza pagare all’azienda produttrice è ancora un altro paio di maniche. Ed è evidente che le “maniche” in questa faccenda stanno diventando troppe.
La sentenza a favore di Apple, ancorché non definitiva, dato che è facile immaginare che Samsung presenterà appello, era la più semplice, la più ovvia, quella che in fin dei conti faceva comodo a tutti, Samsung compresa (come dimostra la sentenza contemporanea in Sud Corea). E anche la più “giusta” secondo le regole di oggi, era la sentenza inevitabile viste le molte, troppe somiglianze tra l’iPhone e tutte, ma proprio tutte, la macchine nate dopo, nate dopo che l’idea, le idee, di base della Apple avevano dato vita ad un nuovo, originale, prodotto. Forse, però, in un mondo così complesso come quello in cui viviamo le regole sulla proprietà intellettuale andrebbero riscritte, andrebbero modellate su una realtà profondamente diversa già solo da quella di cinque anni fa. Su una macchina qualsiasi di quelle che abbiamo nelle mani ci sono centinaia, alle volte migliaia di brevetti, per ogni più piccola cosa, funzione, gesto, forma. Ogni azienda che detiene uno dei molti brevetti in questione può fare causa ad un altra e gli intrecci, come dimostra la causa sudcoreana in cui sia Samsung che Apple sono state condannate, sono ormai troppi e alle volte, concedetecelo, ridicoli.
basta togliersi un attimo i paraocchi e dare il valore giusto alle cose.
ragionamenteo che ad un applefag sfugge.
