Esiste una sola soluzione al problema.
La parte difficile è decidere di metterla in atto.
Per metterla in atto bisogna visualizzare come potrebbe essere senza.
Quando la visualizzi inizi a piangere.
Ti vedi che corri nei campi, che fai castelli con la sabbia, che accarezzi guance di amori infiniti, che crei da zero qualcosa di veramente tuo.
Ti rendi conto di come stiamo buttando nel cesso la nostra vita.
La parte più atroce è non solo dedicare il tempo libero allo scrolling o a registrare pezzi di vita in files che finiranno nel cesso dopo aver addestrato l’AGI a sterminarci, ma rinunciare alle 7 ore di sonno per farlo, a farlo mentre guidi, mentre stai cacando, prima durante e dopo una scopata, agli eventi live, dopo un incidente stradale, a postare l’ultimo video intubato in ospedale.
Una bulimia che si autoalimenta all’infinito.
Tra poco se non avrai 4096 agenti AI che fanno cose non sarai nessuno.
Manco un lavoro riuscirai a trovare.
Servirà metterlo nel CV: ho l’agente smith che dice all’agente frank di ricordarmi di pulirmi il culo.
Eppure siamo la generazione che ha vissuto com’era senza.
Siamo nati che guardavamo il soffitto nella culla e le tette della mamma.
Siamo riusciti a sminchiare quel bambino. Ci abbiamo messo un effort della madonna.
Serve riattivare quello stato mentale, quello che guardi il soffitto e ci vedi nuovamente le stelle che girano.
Serve riattivarlo a tutti i costi, asap.
Io combatto ogni mattina col desiderio di mandare tutto affanculo e andarmene più lontano possibile da questo mondo distopico.
Quello che serve è aprirsi al mondo reale, andare a cercare diamanti nel fango, sperare di trovarne uno ancora decente e tenerlo al sicuro.
È diventato un compito sovrumano.
La narrativa che si possa decidere razionalmente di guarire è la grande illusione.
La strada più comoda è troppo luccicante. Sembra una supernova per quanto è luccicante.
Siamo riusciti a passare dal toccare tette a rotella a guardare le stelle sdraiati nel prato chiedendo alla tua innamorata se voleva un ghiacciolo e come si chiamasse quella stella mentre lei ti diceva che ne è caduta una con un sorriso che ti deformava il dna a non voler manco sentire altri umani nel raggio di ettari.
Se ci pensi è atroce.
C’è un bisogno di vita nella gente che ha raggiunto proporzioni galattiche.
Serve invece un blackout, rompere tutto, scatenare l’inferno e creare un nuovo ambiente fatto di scarsità e strette di mano.
Serve annegare per rinascere.
Iniziare ad andarsene in un luogo senza elettricità, accendere una candela di cera e fare la danza della pioggia completamente nudi urlando versi incomprensibili.
Così a rotella per un mesetto. Fai dalle 2 alle 5 del mattino.
Poi doccia col secchio all’acqua di mare, asciugatura con lo scirocco ti deve restare la pelle incrostata di sale e di sabbia rossa del sahara, tunica di lino senza mutande il cazzo arieggia meglio e ti si scappella che stai una crema e ti metti con un carretto di legno a vendere limonate ai turisti.
Tempo sei mesi diventi virale e ti fanno una serie sul tubo dal titolo
“L’ingegnere che vive senza agenti”
Serve tornare a vivere.