2024 Stato di Polizia

Ottimo modo per chiudere pacificamente un confronto con le fdo :sisi:

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Prova, così ci racconti anche come va a finire :asd:

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perfetto per aumentare le interazioni con questi squilibrati :asd:

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non credo possano portarti in caserma perché non gli dici quello che stai facendo.

non credo nemmeno gli convenga troppo perdere tempo così, che in teoria poi devono anche fare verbale, poi dipende da tante cose.

lo possono fare se non gli dai i documenti e devono accertarsi se le generalità che hai dato sono vere.

Ci sono tante cose che le ffoo “non possono fare” ma che succedono lo stesso, tipo quando si rifiutano di intervenire e fanno firulì perché gli annoia compilare la relazione di servizio per le cose serie, o quando ti cacano il cazzo perché gli è preso il momento serpico e vogliono farti sentire la potenza fino alla fine, e questo è solo il mio vissuto :asd:

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Non è mio ma letto da un amico di Padova su fb

Da lunedì prossimo, casa mia sarà zona rossa.

Strano come cambiano di significato, i termini. Vent’anni fa abbondanti, la zona rossa era quella parte del centro di Genova in cui non ci lasciavano entrare, perché dentro ci stava chi conta più di tutti: i sette grandi. Ora, la zona rossa, a Padova, è gran parte di un quartiere più o meno periferico, l’Arcella (in senso lato), da cui la polizia potrà, con poteri speciali, far uscire chi vuole, perché dentro ci sta chi conta meno di tutti: gli abitanti dei quartieri popolari.

Diventare zona rossa, in termini concreti, vuol dire intensificare l’attività di polizia, con l’uso massiccio di strumenti come l’ordine di allontamento e il daspo urbano che, come ricorda orgogliosamente la direttiva del Viminale, servono a “prevenire e contrastare l’insorgenza di condotte di diversa natura – anche quando non costituiscono violazioni di legge”. A ciò si aggiunge l’allontamento di chi ha precedenti penali e in generale una presenza a tappeto delle forze dell’ordine, per bonificare un’area considerata “problematica”.

Ora, io so di non vivere in un paradiso terrestre. Ho occhi e orecchie, giro tutti i giorrni in bici tra parchi, sottopassi, cavalcavia e altre passioni di mio figlio. Vivo in un quartiere popolare, ad altissima presenza migrante, con il reddito medio pro capite più basso della città. Vivo in un quartiere dove ci sono, visibili, dipendenze e anche spaccio. Vivo in un quartiere in cui c’è una presenza visibile della criminalità organizzata, con un locale che ha le vedette fuori schierate a qualsiasi ora. Non è che non lo vedo: appunto, ci vivo. L’anno scorso ci siamo trovati una siriga buttata in giardino; è successo, non posso far finta che non sia successo.

Eppure, sto pagando un mutuo ultradecennale per viverci, e non sono l’unico. È il quartiere della città più in crescita in termine di popolazione. Non solo perché è quello in cui si fanno più figli (un po’ perché i migranti fanno più figli, un po’ perché anche i nativi in età da figliare tendono a prendere casa qua), ma anche, appunto, perché la gente ci viene a vivere. Perché i prezzi delle case, pur drasticamente in crescita negli ultimi anni, sono ancora più abbordabili che in altre zone della città, soprattutto a parità di collegamento con il centro e con la stazione. Perché c’è il tram, c’è il treno a due passi, c’è il centro a massimo 15 minuti in bici.
E anche perché c’è gente che non si scandalizza ad avere dei vicini bengalesi, o che comunque non è disposta a pagare il doppio di affitto o di mutuo per non averli.

Sinceramente, io qui ci sto bene. Sarà che dopo dodici anni di Firenze anche New Delhi sembrerebbe vivibile, però… Mi muovo sempre in bici, è pieno di gente simile a me per età, situazione familiare, background (provinciali inurbati per l’università e poi rimasti qua), con cui abbiamo fatto anche insieme un’associazione, l’Associazione Genitori per l’Arcella, ci sono le scuole, i parchi, il cinema. C’è un tessuto sociale e culturale davvero forte, tra parrocchie, spazi sociali, associazioni, realtà sportive e culturali, festival. Alla faccia della retorica della sinistra Ztl che non conosce i quartieri popolari: noi quasi tutti qua stiamo. C’è anche tanta fuffa, tanto marketing territoriale profit-oriented travestito da innovazione sociale. È un posto un po’ strano, sinceramente, in cui d’inverno se vuoi andare a bere una birra dopo le 22 hai tipo 3 posti aperti in tutto (in un’area da 40 mila abitanti), ma poi d’estate hai qualsiasi cosa, tra festival, sagre, ecc. Ci sono tante realtà che si stanno accavallando, in questo quartiere, per cui ci sono pezzi di gentrificazione e pezzi di periferia urbana, un po’ di tutto. Si è creata, insomma, grazie a politiche infrastrutturali e al mercato immobiliare, una strana combinazione tra pensioni autoctoni, famiglie migranti e trentaquarantenni italiani studiati. C’è di peggio, ve lo devo dire. Non è una brutta combinazione, anzi.

E devo dire che se penso ai problemi che mi fanno sentire insicuro, ogni tanto, lo spaccio e la criminalità esistono, ma non sono proprio ai primi posti. Mi sento insicuro quando viaggio sulla sedicente pista ciclabile di via Buonarroti, trovo una macchina parcheggiata davanti al tabacchino, e mi devo buttare in mezzo alla strada sperando che non mi tranci un bus. Mi sento insicuro quando visito la scuola dell’infanzia a cui ho iscritto mio figlio e vedo un edificio che avrebbe avuto bisogno di una ristrutturazione profonda 30 anni fa. Mi sento insicuro quando non trovo un medico di base con posti liberi, quando c’è un pomeriggio di pioggia e non c’è un posto al chiuso dove far giocare i bimbi che non sia dentro casa, quando mio fratello non trova casa per mesi perché la speculazione sugli studenti si mangia tutto, quando i miei vicini bengalesi non so in quanti devono vivere in quella casa.

Risolverà qualcosa di tutto ciò, la zona rossa? A me, abitante dell’Arcella, ne verrà qualcosa? Mi permetto di essere scettico, diciamo così.

Avrei preferito, dal governo, che so, due soldi sulle case popolari, o su scuola e sanità, lo dico per assurdo. Ma, appunto, non interessa.

La zona rossa è il governo che mi dice che, quando vedo ragazzi di origine magrebina accampati in un parco, devo considerare un problema la loro presenza lì, e spostarli altrove la soluzione. Quando il problema per me è l’incrocio tra assenza di prospettive, assenza di spazi, e dipendenze: niente che sarà risolto in alcun modo della zona rossa.

Ma poi, non prendiamoci per il culo: stanno rivendicando tutto sui giornali. La zona rossa è un’imposizione del prefetto, per ordine del ministro dell’interno leghista Piantedosi, su incitamento del sottosegretario leghista Ostellari (che vive nel quartiere), per fare propaganda contro l’insicurezza che regna sovrana nel regime comunista guidato dal maoista Sergio Giordani. A questo serve: a far parlare di quanto è insicura Padova sotto il centrosinistra.

Ora, ci sarebbe parecchio da dire su come queste retoriche della sicurezza siano state costruite nei decenni, su come anche il centrosinistra le abbia alimentate, su quanto inefficaci quando non controproducenti si siano dimostrate quando sono state trasformate in politiche. Su come si miri a dividere la città tra ghetti e vetrine, tutto sulle spalle della gente. Ne abbiamo parlato, continueremo a parlarne.

Però a me in questo specifico caso e in questo preciso momento interessa dire prima di tutto un’altra cosa: che questa cagata della zona rossa è un’imposizione insopportabile sulla testa delle persone che abitano nei quartieri popolari. Che nessuno ci ha chiesto un cazzo. E che al di là della retorica dell’immagine dei valori immobiliari che rischiano di scendere (cosa che non sarebbe neanche troppo negativa, anche se capisco che chi ha magari un’attività commerciale la pensi diversamente), vedere la mappetta sul giornale con casa mia circondata dal recinto rosso e il posto dove vivo identificato dal mio governo come un problema da risolvere bonificando chi è sgradito, invece che, appunto, un posto dove vive della gente, che ha dei problemi e sta provando a fare delle cose per risolverli, fa cascare i coglioni.

Non dico dare una mano, per carità, non ci si aspetta più niente. Ma almeno non rompere i coglioni, grazie.

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Lasciando perdere i modi sbagliati, magari stanno cercando un tipo che ti somiglia in quanto a descrizione fisica e ti hanno fermato per accertamenti.

Se uno non ha nulla da nascondere che problemi ci sono a esibire i documenti e rispondere a una domanda di 10 secondi? Che sono il nemico da dover combattere? :madsaw:

Se la mia ipotesi fosse azzeccata e non gli avessi dato i documenti saresti stato portato in caserma di sicuro per accertamenti.

Comunque per rispondere alla domanda, dipende.

Se hai documenti e non li vuoi volutamente esibire e/o non vuoi dare le tue generalità, è reato e puoi incorrere a sanzioni. Se cammini per strada, sei disponibile a darli ma non li hai addosso, non è reato.

Articolo 651 del Codice Penale:
*Stabilisce che chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale, rifiuta di fornire le proprie generalità, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a 206 euro.

Regolamento di esecuzione del Testo Unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS):
*Questo regolamento stabilisce che il rifiuto di esibire un documento di identità è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a 103 euro.

Conseguenze del rifiuto:
Rifiuto di dare le generalità: Punito dall’articolo 651 del Codice Penale.
Rifiuto di esibire il documento: Punito dall’articolo 294 Reg. TULPS e 221 TULPS.
Soggetti pericolosi o sospetti: Se sei considerato tale, potresti essere obbligato a fornire un documento di identità e l’eventuale rifiuto è punito dall’articolo 4, 17 TULPS.

Quindi NON stare a sentire chi qui dentro ti dice che è vero che puoi rifiutarti la prossima volta. Che non gliene frega un cazzo se gli dici “ma NGI mi ha detto che potevo” :asd:

È se ti comporti così, ti piace proprio prenderlo nel culo, figurativamente parlando :asd:

Dove c’è scritto nella roba che hai riportato il fatto che io debba dire, a uno che ha il cazzetto ed è felice che ci siano i fasci al governo, dove sto andando e soprattutto il perché ?

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Su quello infatti non ho detto nulla. Non sei assolutamente obbligato a dire a nessuno dove stai andando.

Però, ad esempio, nello scenario in cui ci fosse un’indagine in corso e tu ti rifiutassi di rispondere a una domanda di un pubblico ufficiale, potresti incorrere nel reato di resistenza a P.U.

In sintesi, come in ogni situazione che la vita ci mette davanti, il buon senso vince sempre.

Non vuoi dirglielo? Basta dire “sto facendo una passeggiata”.

Attaccare il pippone “come si permette di chiedermi una cosa simile :madsaw:” non serve a un cazzo di niente.

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Non ti meriti la libertà e la privacy se ragioni così

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No hai capito cosa diceva la gente, che si riferiva a rispondere a domande su cosa stai facendo

Insomma il grande suggerimento di Krudar è di mentire alle forze dell’ordine, cazzo che tecnica raffinata è questa invece.

Non è mentire, è dire in modo garbato “fatti i cazzi tuoi”.

E sei liberissimo di farlo, perché fisicamente stai proprio facendo una passeggiata. Quindi non mi sembra che tu stia mentendo.

Se non stai facendo una passeggiata ma andando da qualche parte stai mentendo.
Il che per me puoi tranquillamente farlo con i maiali, però fa ridere come consiglio dato da quello che fa il precisino sulle norme.

Precisino? Ho unicamente postato le leggi, elencando a cosa vai incontro se non fai determinate cose. E l’ho fatto a domanda dell’utente.

Precisino :mad:

Sicuramente più utile di dirgli che può sostenere di andare a scopare le mogli dei poliziotti.

Non credi?

Non è l’utilità o meno che fa ridere, ripeto che magari non era chiaro.
È il rispondere “occhio che così commetti un reato” e poi dare come suggerimento di… commettere un reato.

Ripeto, se sto passeggiando per andare a un punto X, quella è privacy, è non sei tenuto a dirlo. Puoi semplicemente dire che stai facendo una passeggiata.

Non è reato omettere dove si sta andando. Altrimenti linkami la legge.

Può comportare reato dire “fatti i cazzi tuoi” invece.

Ripeto, basta buon senso.

Ma è normale per chi porta il fez essere convinti che la legge valga per tutti eccetto loro e i loro camerati :asd:

Ah capisco, la mancanza di chiarezza è dovuta all’italiano.
Se stai andando da X a Y e non tornando indietro, in italiano questa non è una passeggiata.

Sarebbe ridicolo contestare questo come mentire ad un poliziotto? Certo, ma sono appunto dei maiali il cui lavoro principale è mantenere nella coscienza della popolazione che possono rovinargli la giornata, o la vita, quando vogliono. Quindi non è un buon consiglio.

Ma sinceramente io sta roba del “rovinare la vita” a un passante qualsiasi che si sta facendo i cazzi suoi perché sono dei cattivoni l’ho vista solo nei film.

Sarà sicuramente un mio limite conoscitivo, ma ogni volta che la polizia mi ha fermato sono stati professionali e si è risolto tutto in una manciata di minuti.

Ultima volta mi hanno fermato a Napoli il giorno del mio compleanno, mi hanno anche fatto gli auguri a fine controllo :asd: