Vent’anni sono tanti.
Quando ci hai lasciato avevo poco meno di 23 anni e ora ne ho quasi il doppio. Vent’anni passati senza di te, a chiedermi come sarebbe stato e a domandarmi come sarebbe cambiata la nostra amicizia.
I primi anni di questi venti sono stati infiniti, estenuanti, dolorosi. Lenti. Poi, a un tratto, tutto ha accelerato, come un salto nell’iperspazio, giusto per citarne una che so apprezzeresti. Ed è cambiato tutto. Gli anni sono volati via, sono successe mille cose e ne sono cambiate altre mille, fino ad arrivare a oggi, in cui di anni ne sono passati addirittura venti e niente è più come era stato.
Vent’anni sono pochi.
Quando ci hai lasciato avevo poco meno di 23 anni e non avevo ancora combinato un cazzo, non sapevo un cazzo e non capivo un cazzo. Ero ancora un bambino che non sapeva come affrontare quello che ti è successo.
I primi anni di questi venti sono vacui e sfocati. Solo occhi gonfi e ore passate su uno scomodo gradino di un cimitero. Sono volati via insieme a tanti ricordi. Poi tutto ha rallentato e i ricordi sono diventati più vividi. Sono successe mille cose e ne sono cambiate altre mille, fino ad arrivare a oggi, in cui di anni ne sono passati già venti e niente è più come era stato.
Vent’anni in cui il passare del tempo ha perso ogni significato.
Sono tanti? Sono pochi?
Forse il tempo non va misurato in anni, ma nella tua assenza.
Pesante e dolorosa come venti lunghissimi anni. Vivida e recente come se fosse successo ieri.
Tu sei rimasto lì, in quell’età che non invecchia mai. Io ho i capelli bianchi e mi muovo sempre più lento.
Dopo vent’anni tutto è più silenzioso, ma la tua assenza è ancora qui con me.