Nuovo film di Jane Schoenbrun, una delle migliori registe emergenti. La cosa che mi fa incazzare è che lo vendono come un “horror slasher queer”. Non è un horror, come non era un horror I saw the tv glow.
Poi la gente lo va a vedere aspettandosi un horror e non capisce un cazzo. Questo film parla di identità in mille sfaccettature che poi ognuno di noi può interpretare usando la propria chiave di lettura rendendo l’esperienza personale.
Tecnicamente è uno spettacolo, si vede che Jane ha avuto più budget e più “tranquillità” di sperimentare. Ha il suo tocco personale che la rende unica, ma in questo Camp Miasma si vede la sua evoluzione. Secondo me ci troviamo davanti alla nuova Lynch, non è un film per tutti.
Alcune scese rasentano la perfezione, gli sfondi dipinti a mano
Premesso che è più hipster di tre Wes Anderson messi uno sopra l’altro, il film ha delle idee veramente notevoli e momenti di eccellenza. Ma possa Salis ispirare le mie mani e le mie azioni in croce deve cambiare editor perché il film non è manco lento, è proprio il montaggio fatto tirando un dado da 6 che lo rende molto, molto peggiore di quello che poteva essere.
L’allegoria non l’ho trovata particolarmente ermetica, voglio dire il killer di chiama Little Death non è che ci voglia la laurea in psicologia
In ogni caso sicuramente apprezzabile visto che è originale e quirky.
Se questa è la nuova Lynch io sono il nuovo Michael Jordan.