Infatti a me sarebbe piaciuto se il protagonista avvilito, amareggiato e disperato per le modalità della sua coscrizione ed in prospettiva della sua inevitabile dipartita, un sacrificio deciso da altri, ponderasse vedicativamente di non comunicare alla Terra il successo della missione.
Può essere un tratto caratteristico dell’autore e non lo contesto, le scelte espressive sono insindacabili, criticabili magari ma libera scelta artistica, però la mia opinione a riguardo rimane quantomeno scettica; è un approccio molto superficiale, semplicistico e immaturo, una sorta di fan-fiction. E The Martian l’ho veramente trovato uno dei libri peggio scritti con cui mi sia imbattuto, stilisticamente e sintatticamente, sembrava una dettatura di una lunga serie di messaggi WhatsApp e non una vera prosa.
A me è piaciuto tantissimo, interpretazione di lui ottima e messa in scena fantastica, l’ho trovato un film con cuore enorme e, per una volta, una fantascienza dove c’è la scienza: si fanno esperimenti, si sbaglia, c’è metodo.
La mano di Lord e Miller alla regia si sente e secondo me gli da quel qualcosa che lo fa funzionare al meglio.
Non ho letto il libro, ma posso dire che come film secondo me è molto riuscito e a differenza di Malanic trovo che il finale sia comunque agrodolce: un “happy ending” per Grace forse, ma che conferma anche la sua solitudine in quanto essere umano, alla fine trova il suo posto solo su un pianeta alieno.
Altro tema secondo me è l’incomunicabilità con Grace che deve letteralmente trovarsi un alieno come amico e alla base di quell’amicizia c’è lo sforzo enorme - comune tra entrambi - di riuscire a parlarsi.
Mentre al contrario, sulla terra, non riesce a stabilire nessuna relazione perchè non ci prova nemmeno a parlar con le persone perchè tanto lo ritengono uno “strambo”.
Visto anche io stasera (dopo aver letto il libro 2 mesetti fa): il film mi è piaciuto, visivamente, musicalmente e a livello attoriale è stato molto bello.
La storia alla fine è un pretesto per parlare di una storia di amicizia (aliena) e su quello ci riesce bene: mi ha fatto un po’ storcere il naso il peso della realizzazione finale di Grace riguardo alla sua partecipazione e alla decisione di andare a salvare il suo amico , che mi sono sembrate molto meno sentite rispetto a quello che avrebbero potuto essere (almeno rispetto alla narrativa del libro). Punto forte il karaoke di Stratt
Comunque in toto un bel film da guardare su un grande schermo, ma la pecca più assoluta è stata vedere uno con un PhD in biologia molecolare mettere due provette una accanto all’altra prima di azionare una centrifuga Ma un errore che nemmeno uno studente della triennale al primo laboratorio farebbe Soprattutto dopo che per generare la gravità sulla nave usano il principio della centrifuga
E’ frutto del suo processo di genesi, approfondisci come lo ha scritto e vedrai il perché è venuto fuori così
Comunque esco ora dalla sala, molto molto bello, toccante e ironico.
Io trovo particolarmente significativa la tipologia e conformazione di
Rocky, una sorta di doppio significato, alla fine Grace (nome non casuale?) salva comunque la roccia. Sia la roccia di tutti, la terra, che la sua roccia, rocky. Per me il fatto che l’alieno sia una pietra non è per caso, ma rappresenta proprio la terra, la casa, cioè quella che è di tutta l’umanità, sì, ma anche in piccolo la casa di ogni individuo, e vagando nello spazio quando sono tutti morti, Grace trova una sua casa, in piccolo, e diventa anche la sua vera e propria casa, in grande, e glie la costruiscono proprio una casa alla fine.
E nella sua casa ritrova la sua vera essenza, insegnare.
Per il resto, particolarmente belle certe scene e la colonna sonora.