Cosa stai leggendo adesso? (Part 2)

Oddio, anche Clarke dopo il primo libro mi sembra si perde di 2001 non ricordo che dopo il primo sia tutto sto che (poi avevo 16 anni o giù di lì e forse 3001 non era neanche uscito ) , 2010 è molto “commerciale" , 2061 non ricordo una riga.

Io sto proseguendo la mia bella rilettura di Proust, un mesetto fa ho finito Sodoma e Gomorra, dove improvvisamente il narratore si rende conto che tre quarti della gente che conosce è gay o lesbica, e ora sono a metà de La prigioniera, che è un altro punto alto dopo i primi due libri

Proust racconta una visione dell’amore che è veramente terribile, anzi, il narratore lo chiama amore ma a leggerlo sembra l’esatto contrario :asd: l’amore così nominato nella Recherche è tutto gelosia, possesso, annullamento dell’amato, frivolezza, insomma un incubo

E poi mi sono reso conto di quanto Proust sia uno dei pochi autori che io abbia letto veramente capace di descrivere la musica e le emozioni che la musica suscita. È un esercizio difficilissimo, eppure lui ogni volta che parla della sonata di Vinteuil (e poi dopo delle altre opere) riesce a trasmettere perfettamente cosa quell’opera smuova in chi l’ascolta. Sono pagine bellissime quelle sulla musica, tra le più belle di tutta la Ricerca

Ho letto Sphere di Michael Crichton che mi mancava, la prima parte è veramente ottima ma il finale è un po’ una Lostata, mille domande zero risposte, boh.

Però lui sempre piacevole da leggere, low effort high results, avete qualcos’altro da consigliarmi di suo? Ho letto i “grossi” (JP, the Andromeda Strain, etc)

Io ho letto Sphere di recente e secondo me il finale è piuttosto chiaro in realtà.

Lei non “dimentica” il potere.

Non era quella la domanda, sphere è un whodunit con l’artefatto alieno, alla fine whodunit ha una conculsione raffazionatissima e di tutto il resto non ti spiegano una sega. E’ successa sta roba, fine. Tipo Lost

Letto un po’ di roba.

Solaris che mi mancava. Belle le descrizioni dei pianeti, dell’oceano gelatinoso e di tutte le formazioni che lo ricoprono, poi si perde imho. Non ho gradito molto la spruzzata finale con la religione.

La città della gioia che avevo sul comodino da un po’. Bellissimo racconto di una baraccopoli di Calcutta, delle condizioni umane in cui vivono e del pieno di resilienza e umanità che si riesce a fare vivendoci dentro. Impressionante sia una storia vera.

Fiori per Algernon tema etico non indifferente in questo romanzo. La stessa persona che passa da un quoziente intellettuale misero a uno oltre la media (per poi riscendere) e il modo in cui le persone ti trattano. Particolare perché visto con gli stessi occhi che cambiano percezione degli eventi al migliorare/peggiorare della situazione.

Kolchoz vabbeh Carrere, come raccontarti la storia della sua famiglia, o meglio di quella figura istituzionale imponente che è stata sua madre senza sbagliare un colpo.

Il soccombente di Thomas Bernhard appena iniziato.

Beh, è la descrizione perfetta dell’amore, ecco perché la società ha elaborato tutta una serie di procedure e istituzoni per iimpedirlo :asd:

Utimamente non ho avuto molto tempo per la letteratura ma qualcosa ho letto quindi approftto per un recap:

Estinzione di Bernhard, prima non consigliavo Bernhard perché lo ritenevo onesto ma estremamente oscuro e complesso, anche problematico, mi sono avvicinato a questo libro con questa idea ma molti anni dopo i miei primii incontri con l’autore ho concluso che ha ragione e basta, cazzi degli altri se non reggono botta.

Herzog di Saul Bellow, storia di un ebreo piagnone americone scritta da un ebreo piagnone americano, veramente una gran penna e ha anche delle intuizioni interessanti che non riesce a sviluppare perché essendo un conservatore nonostante sia un uomo colto e intelligente rimane un castrato sostanzialmente e non può mai arrivarci veramente. Letterariamente però è valido, se non vi scocciano i frignoni.

Il deserto dei tartari di Buzzati: super famoso, così tanto che mi aspettavo ancora di più di quanto ho trovato, forse è un problema mio, perché è un lbro ben scritto, onesto e anche toccante in certi punti, solo che forse non siamo destinati l’uno all’altro e ne sono rimasto parzialmente deluso, ma forse dipende solo dalla sua fama di “capolavoro assoluto”. Mi è capitata la stessa cosa con il sopra citato Fiori per Algernon che ho trovato un po’ datato e invecchiato male nonostante non sia manco un libro di cinque secoli fa.

I convitati di pietra del recente vincitore dello strega Michele Mari, l’idea c’è (la vita è inutile e vuota come un gioco a perdere in cui si aspetta sempre finché esso stesso non diventa solo l’ombra che è sempre stato), ma letterariamente è deludente, una lista di eventi, nomi e toponomastica (pare sia una cifra del suo stile, ma non ho letto altri suoi e credo non ne leggerò mai) che solo di tanto in tanto cede il posto a qualche pagina interessante, un po’ poco per raggiungere la sufficienza. Alla fine non mi stupisco che sia stato il vincitore dello straga.

Estasi di libertà di Zweig, mi confermo in una “relazione complicata” con Zweig e pur riconoscendone l’indubbio valore c’è in ogni suo libro che leggo qualcosa che casca corto, che non mi convince, un idea che quasi è on point ma poi storce e frana. E’ un giodizio che può non dire nulla, me ne rendo conto, ma è un autore che pare avere tutto per essere un top ma alla fine risulta sempre un po’ mancante, forse di coraggio per un’esposizione definitiva o può essere anche una cifra letteraria dell’incompleto, alla Kafka, chissà. Comunque il libro è la storia di una donna mediocre che scopre che i soldi sono allo stesso tempo un tiranno e la libertà, così decide di fare una rapina con l’uomo di cui si è innamorata per il fatto che rappresenta “l’altro” rispetto alla vita grama che conduce.

Dovresti leggere Campo Archimede di Thomas Disch, è la versione migliore di Fiori per Algernon.

Te lo saprò dire fra cinquant’anni, o forse mai :dunnasd:

Anch’io ho recentemente letto “Il deserto dei Tartari” e condivido il tuo punto di vista. Non sono mai riuscito a connettermi emotivamente con il protagonista, Giovanni Drogo. Ha la possibilità di deviare il proprio percorso più volte nel romanzo, prendere in mano le redini della sua vita e fare scelte in linea con i suoi veri desideri. Invece, sceglie di farsi trascinare dalle decisioni altrui e dalla routine, finché non è troppo tardi. Ma forse è proprio questo il punto che voleva fare Buzzati: l’illusione di un “domani” che ci scivola di mano e si trasforma in trappola.