100 Best Food Cities in the World: L'italia sbanca!

l’imprinting della merda :asd:

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Buona eh, mica dico di no, però magari ho avuto sfiga io (anche perché qua intorno la trovi dovunque) e non ho mai trovato quella buona davvero, ma trovare torte più buone della Sachertorte non è così difficile :asd:

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Palermo al 31 esimo posto non si può vedere

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non sono sorpreso, Milano sta dove deve stare: lassù dove osano le aquile :eagle:

Londra non nella top 50 mi sa di meh…

a Londra i ristoranti buoni non servono piatti locali :asdno:

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perché considerano solo piatti locali/nazionali

Fustigatemi, dovevo leggere più a fondo.

:frust:

a me piace perchè esattamente come una pizza margherita, nella sua semplicità, mixando pochi elementi genera un suo sapore “unico” , che non è il sovrapporsi di vari sapori, ma si crea proprio un suo “sapore” che è inconfondibile

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Allò Milano è il buco del culo del mondo e andrebbe vetrificata, ma anche se mi scoppia il cuore a dirlo a Milano si mangia VERAMENTE da dio, soprattutto etnico. Io farei un biglietto per Milano tipo ora solo per Mao Hunan/Iyo/Yuan/Noodle House/Maoji e così via.

Ironicamente quando ho fatto il puttantour gastronomico di Bologna il posto che mi ha colpito di più è stato Amole, che è un ristorante sichuanese :asd:

Si parla di piatti locali/regionali/nazionali, quindi ITALIANI.

Verissimo che si mangia benissimo etnico, ma non c’entra in questo contesto

Questo perché ti sei fatto guidare da uno senza papille gustative o da chakra, che quando ha chiesto info su cosa mangiare a Bologna ha ignorato tutti i post di consigli e ha ascoltato un podcast random che lo ha convinto ad andare da Gennarino O’ Bolognese ad ordinare un piatto di tortellini alla panna da 20 €

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Beh ero solo e ho fatto i primi 8 posti su Tripadvisor in 3 giorni, comprese merende da Mò e Indegno :asd:

si è definitivamente stabilità la superiorità morale e materiale del risotto rispetto al tortellino, il resto è noia, gg ai nappoletani vittoria meritata :sisi:

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Quindi hai fatto come chakra :dunnasd:

La prossima volta mi porti in giro tu :dunnasd:

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Tutto molto romantico ma un mesetto fa ho preso in pasticceria una torta cioccolato nocciole e caramello che dava le piste a qualunque sacher abbia mai mangiato in vita mia :asd:

non lo so perchè non l’ho provata, ma diciamo che il cibo è un po’ come la musica

ci può essere il solista, la band, il coro, l’orchestra ecc ecc

io solitamente prefrescio le band, di 3-4 elementi che quando suono assieme, le percepisci come un unico
alcuni cibi come la pizza margherita, la sacher ecc rientrano in questa mia personale preferenza

la tua torta probabilmente sarà stata probabilmente più “corale”, dove in momenti diversi in base alla masticazioni sentivi più un elemento o un altro, ma senza creare un sapore specifico diverso dagli originali.

/Thread
Non mettere Modena è veramente oltre.

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Trovo interessante anche il rank dei piatti che non mi pare sia così sbilanciato sull’italia, con una decina su 100. Che mi suscita una riflessione sul petchè come città invece il rank è così differente.

Probabilmente nel rank delle città pesa anche il fatto che la qualità media dei posti, diciamo turistici, unito al fatto che i luoghi dove mangiare sono diventati mediamente più goduriosi rispetto al passato, unito alla presumibile maggiore numericità di piatti ritenuti tipici rispetto ad altre nazioni, o forse più noti, mettici anche il paesaggio già di suo fenomenale, e questo l’ho notato anche dalle mie parti, cioè prima trovavi la panineria improbabile da totò u 'ngrasciatu, ora con il ricambio generazionale ci trovi delle robe da sbavare proprio. Anche se ancora riscontro posti come dire, abbastanza di merda, anche di recente apertura, anche di aspetto imvitante con arredi fighi, hightech, app 4.0, ma dove se non fai attenzione ti magni veramente la merda e ci passa un solo euro rispetto alle delizie che trovi in un posto come dire meno cool.

Per dire sono stato a Bologna di recente e non mi sono messo manco a cercare il posto recensito, il primo che ho beccato con un tavolo libero ho avuto un orgasmo al primo boccone di una lasagna, per dire ho capito qual’è il vero sapore del parmiggiano. Sembrava fatta dagli Elfi, oserei dire magica.

Stessa cosa ho percepito a Roma, anche se il ricordo che ho degli anni 90 a roma di un posto per camionisti dove ho magnato una pasta col cervello vs una cacio e pepe mangiata ai mercati dopo decenni, insomma il livello me lo ricordo da svenimento in entrambi i casi. E sarò banale ma la carbonara a Roma è di un altro pianeta.

A Milano non sono stato di recente ma devo dare merito dai miei ricordi di molto tempo fa all’Ossobuco e al Risotto, che ricordo di aver mangiato in versioni che dopo volevo la mamma. Minchia l’ossobuco è una roba fuori parametro, che a farlo bene serve secondo me che si allineano i pianeti ma dopo non c’è sushi che può competere.

Napoli secondo me invece andrebbe vissuta a casa di qualcuno, non ce l’ho mai avuta sta possibilità ma mi immagino livelli da coma già con due spaghi al pomodoro.

Che a me piacciono con quell’equilibrio magico della passata di fresco, con quella consistenza liquida della salsa, con lo spaghetto che succhi e accompagni con il cucchiaio di quella dose di sugo essenziale dove percepisci l’odore della composizione chimica del terreno dove è cresciuto, con una gestione in padella che trenta secondi in meno o in più ci passa un mondo, un piatto che a sgarrarlo ci metti niente, conplicatissimo farlo venire come cristo comanda. Ma quando ci riesci te lo devi magnare senza altro, niente formaggio. Così, si direbbe raw.

Oppure la pappa al pomodoro a Firenze, io credo che non esiste mix più mostruoso tra il pane e un altro ingrediente a caso. Anzi secondo me il il pane se potesse parlare direbbe con la pappa al pomodoro “si cazzo”.

Cioè ho la sensazione che la competizione feroce culinaria tutta italiana tra migliaia di posti che sono proliferati come funghi poi nel medio termine ha creato un setup di posti che per restare appetibili hanno dovuto alzare l’asticella di parecchio con un ventaglio di offerta da mascella per terra.

Non ti basta una vita per farti un giro gastronomico in italia con i controcazzi.

Probabilmente la nomea di popolo maniacale sul cibo con un palato che già in famiglia è per lo meno a livello coma mi lascia immaginare che per un turista trovarsi davanti una tale offerta culinaria diventa quasi motivo primario per farsi un viaggio.

Poi vabè noi giochiamo sgravati secondo me, cioè Pasta, Pizza, Gelato e Dolci. Cazzo resta agli altri? :asd:

Palermo sotto nel Rank secondo me paga l’ambiente non sempre, come dire, a la page, però se ti viene voglia di sfasciarti le budella, Palermo ti accontenta easy, direi proprio in scioltezza. :asd:

Un menù, come dire, diverso, che potrei suggerire per un normopeso sarebbe il seguente:

Inizierei con uno sfincionello alla palermitana, servito su legno, la variante con quell’aspetto superficiale croccantoso, ottenuto da spolvero di derivati vari, ma che al primo morso sprigiona umidità che levati, porzione piccola, un ellisoide nelle fattezze di non più di 15cm, ben condito, caldissimo, da prendere leggermente oleoso, per togliere subito il morso allo stomaco ma lasciando la fame ancora a livello adeguato.

Una spremuta di limoni frizzantina appena appena allungata con due gocce di marsala ce la vedrei bene per spurgare subito.

Seguirebbe Pasta c’anciova, piatto sottovalutato, tendente all’aspro all’odore, cioè già svieni dai, rigorosamente con la pasta ondulata ai lati se no non capisci una minchia, la muddica atturrata con il sugo di sarde, i pinoli e l’uva passa di Battiato, e già hai perso la dignità. Fondamentale la sucata che non sazia alla fine e leccata di piatto.

Qui ci appoggerei un nero d’avola lascivo, quasi saponoso, che apre al seguito.

Di secondo proporrei un panino alla milza a puntate, cioè metterei la milza già preparata poco prima come si deve, portata su fornellino a candele al tavolo, una bella porzione sbrodolosa ma senza esagerare, ti deve restare il disìo, a fianco il caciocavallo e la limonata, anzichè il pane metterei delle panelle a scarpetta, le panelle di questa foggia inconsueta da tirare via dall’olio bollente col prezzemolino vedo non vedo, e la pellicina croccantosa ai bordi e sfragnante al centro, e ricoprirle di milza, caciocavallo e mentre mastichi ti succhi un niente di limonata per formare un bolo paradisiaco.

Qui d’obbligo gazzosa, dozzinale, obbligo di rutto convinto.

Poi farei seguire un arancina da competizione, realizzata su misura dell’incavo della bocca del commensale, in modo da formare un unico boccone paleolitico che al morso esplode in bocca tutto il mood accarne. Cercherei lo spessore perfetto del riso, lo zafferano lo voglio sentire, il ragù 12 ore messo, chiuso e instantfritto, imboccato da una concierge di fattezze arabo-normanne, diciamo che il commensale giunto qui sarebbe già in preda ai suoi sensi più primordiali.

Per alleggerire ci adagerei mezzo bicchiere di siero di ricotta, caldo.

Seguirebbe colpo di grazia con una sfincia di San Giuseppe, servita fredda, molto fredda, appena riempita di ricotta di pecora indigena, i canditi sopra, al primo morso il commensale verrebbe adagiato in una barella, poi la concierge di cui sopra si occuperebbe di infilargli in bocca il resto della portata, con le mani, cioè sfragni un pezzo per volta costringendo il cliente a leccare le dita della dolce donzella. I pezzetti di cioccolato dentro a scrocchio in ogni boccone.

Per favorire la digestione metterei un bicchiere di acqua di cottura, a 38 gradi.

Poi taxi e a casa.

A bordo del taxi sound seguente perchè dopo due ore hai di nuovo fame ma devi soffrire il ricordo.