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Old 14th December 2018, 00:39   #4381
darthrevan
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Sto leggendo storie delle mie puttane tristi che mi sembra una bella cagata.

Ho finito il secolo dei lumi di Carpentier che e' un gran romanzo sudamericano ed ho amato molto
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Old 17th December 2018, 19:31   #4382
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L'esperienza interiore di Bataille
L'ho odiato molto, un libro rancoroso come pochi, quei libri che scrivono i sedotti e abbandonati. E' stato come leggere Orwell ma capace di letteratura anziché no e intelligente anziché ritardato. Contra Hegel, Heidegger, Dostoevskij ma soprattutto contra (lo spettro di) Marx che sempre aleggia senza mai essere nominato.

In sostanza B. prova a fare una mossa niciana andando mistico di sto cazzo (con tutto il carrozzone Eckart, Santa Teresa e compagnia cantante) mezzo new age (i riferimenti alle pratiche orientaleggianti ecc...). Il risultato è che non riesce a fare filosofia come Nietzsche e abbandona il binario che gli era proprio (che poi è coerente con il progetto del libro, se non fosse che poi rinnega la progettualità ecc... ecc...) partorendo un libro che non piace manco a lui (Non sono soddisfatto di questo libro in cui avrei voluto esaurire la possibilità di essere... Ne odio la lentezza e l'oscurità... scrive nella postfazione). In effetti è un saggio frammentato, contraddittorio e oscuro con l'aggravante che queste sono le sue caratteristiche migliori.

Nonostante tutto è worth perché:

a) Mi ha fatto conoscere Sant'Anna da Foligno, una tizia del tredicesimo secolo che era chiacchierata (famiglia, amanti ecc...) prima che la peste (o non mi ricordo cosa) gli sterminasse tutta la sua famiglia allorché ha cominciato a "ringraziare Dio per averli ammazzati così poteva essere tutta per il figlio" e inizia a scoparsi i crocifissi scrivendo roba come:

- Poscia venni a un così grande ardore che se udivo parlar di gesù, ardevo di piacere"
- E anche se qualcuno si fosse tenuto sopra di me con una scura, per uccidermi, non avrei potuto astenermi"


Insomma ne ho preso gli scritti perché fap.

b) La parte su Proust è buona e citando un passo integrale da "All'ombra delle fanciulle in fiore" mi ha fatto capire come quel passo fosse un contrappunto magnifico al trionfo de Il tempo ritrovato (qui citato come quasi-esperienza interiore o mancata esperienza) proprio come La prigioniera è un contrappunto stilistico allo stesso Tempo ritrovato. Copio il passo perché è stupendo:

<<...ad un tratto fui colmo di quella felicità profonda che non mi era avvenuto di sentire spesso dal tempo di Combray, una felicità analoga a quella che mi avevano dato, tra l'altro, i campanili di Martinville. ma questa volta rimase incompleta. Avendo scorto, in disparte dalla strada a schiena d'asimo che stavamo seguendo, tre alberi che dovevano servire da ingresso ad un viale coperto e formavano un disegno che non vedevo per la prima volta, non potevo arrivare a riconoscere il luogo da cui essi erano come staccati, ma sentivo che mi era stato familiare in passato; cosicché il mio spirito prese a oscillare tra alcuni anni lontani e il momento presente, i dintorni di Balbec vacillaron e mi domandai se tutta quella passeggiata non fosse una finzione, Balbec un luogo dove non fossi mai andato fuorché con l'immaginazione, la signora di Villeparisis un personaggio di un romanzo e i tre vecchi alberi la realtà che si ritrova alzando gli occhi dal libro che si stava leggendo e che ci descriveva un
mondo nel quale si era finito col crederci effettivamente trasportati.

Guardavo i tre alberi, li vedevo bene, ma il mio spirito sentiva che essi riscoprivano qualcosa su cui non aveva presa, come su quegli oggetti situati troppo lontani di cui le dita nostre, allungandosi in cima al nostro braccio teso, sfiorano solo un istante l'involucro senza riuscire a prendere nulla.
Allora ci si riposa un momento per gettare innanzi il braccio con slancio più forte cercare di giungere più lontano. Ma perché il mio spirito potesse a questo modo raccogliersi, prendere lo slancio, avrei dovuto essere solo.
Come avrei voluto potermi trarre da parte come facevo nelle passeggiate dalla parte di Guermantes, quando mi isolavo dai miei! Mi sembrava anzi che avrei dovuto farlo. Riconoscevo quel genere di piacere che esige, è vero, un certo lavoro del pensiero su se stesso, ma a confronto del quale le attrattive della concuranza che ci fa rinunciare ad esso sembrano davvero mediocri. Quel piacere il cui oggetto era soltanto presentito, e che io stesso dovevo creare, lo provavo solo di rado, ma ogni volta mi sembrava che le cose accadute nel frattempo non avessero affatto importanza e che solo aderendo alla realtà avrei finalmente potuto iniziare una vera vita.

Misi un attimo la mano davanti agli occhi per poterli chiudere senza che la signora di Villeparisis se ne accorgesse. Stetti senza pensare a nulla, poi con il pensiero raccoltosi in sé, e ripreso con più forza, balzai più avanti in direzione degli alberi, o, piuttosto, in quella direzione interiore al cui termine li vedevo in me stesso. Di nuovo, dietro di essi, sentii il medesimo oggetto noto, ma vago, e che non potrei ricondurre a me. Tutti e tre, intanto, via via che la carrozza procedeva, li vedevo avvicinarsi. Dove li avevo già visti? Non c'era intorno a Combray nessun punto dove un viale si aprisse così. Per il luogo che mi rammentavo non c'era posto nemmeno nella campagna tedesca, dove ero stato un anno con la nonna per una cura termale. Dovevo credere che venissero da anni tanto lontani della mia vita che il paesaggio circostante dosse stato interamente abolito nella mia memoria e, come le pagine che a un tratto, con commozione, si ritrovano in un'opera che si immaginava di non avere mai letta, emergessero da soli del libro dimenticato della mia prima infanzia?

Non appartenevano invece a quei paesaggi del sogno, sempre gli stessi, almeno per me, il cui aspetto strano era soltanto l'oggettivazione del mio sonno sullo sforzo che compivo da sveglio sia per raggiungere il mistero in un luogo dietro alla cui appartenenza lo presentivo, come mi era accaduto tanto spesso dalla parte dei Guermantes, sia per cercare di di reintrodurlo in un luogo che avevo desiderato conoscere e che dal giorno che l'avevo conosciuto mi era parso tutto superficiale, come Balbec?

Oppure non li avevo mai visti, e nascondevano dietro di sé, come certi alberi, certi ciuffi d'erba che avevo avevo visto sulla strada di Guermantes, un senso oscuro, difficile da afferrare, quanto un passato lontano, di modo che, sollecitato da essi ad approfondire un pensiero, credevo di dover riconoscere un ricordo?

O ancora, non nascondevano neppure dei pensieri ad era solo la stanchezza della mia visione a fermeli vedere doppi nel tempo come talvolta si vede doppio nello spazio? Non sapevo.

Intanto venivano verso di me; forse apparizione mitica, girotondo di streghe e di Norne che mi proponeva i suoi oracoli. Credetti piuttosto che fossero fantasmi del passato, cari compagni della mia infanzia, amici scomparsi che invocavano i nostri comuni ricordi. Come ombre, sembravano chiedermi di portarli via con me, di restituirli alla vita. Nella loro gesticolazione ingenua ed appassionata, riconoscevo il rimpianto impotente di un essere amato che ha perso l'uso della parola, che sente che non potrà dirci quel che vuole e che non sappiamo indovinare. Presto ad un incrocio di strade, la carrozza li abbandonò. Mi trascinava lontano dalla sola cosa che credessi vera, da ciò che mi avrebbe reso veramente felice: somigliava alla mia vita.

Vidi gli alberi allontanarsi agitando disperatamente le braccia, e sembravano dirmi: "Quel che non apprendi oggi da noi non lo saprai mai. Se ci lasci ricadere in fondo a questo sentiero di dove cercavamo di issarci fino a te, tutta una parte di te stesso che noi ti portavamo cadrà per sempre nel nulla". Se più tardi, infatti, ritrovai il genere di piacere e di inquietudine che ancora una volta mi era avvenuto di provare, e se una sera -troppo tardi, ma per sempre- mi tenni stretto ad esso, di quegli alberi invece non seppi mai che cosa avessero voluto portarmi, né dove li avessi veduti. E, quando la carrozza svoltò e io volsi loro la schiena e cessai di vederli, mentre la signora di Villeparisis mi domandava perché avessi quell'aria trasognata, ero triste come se avessi perduto un amico, come se fossi morto io stesso, avessi rinnegato un morto e disconosciuto un dio. >>
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Old 25th December 2018, 22:21   #4383
Iroel
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Matthew Pressman - On Press: the liberal values that shaped the news

Una buona storia del cambiamento del giornalismo americano dagli anni 60, e di come sia diventato più interpretativo e anche piu interessato a storie di costume
__________________
Here is what you craved, to be remembered, and what does it amount to? The tears of those few who knew you, the continued indifference of the multitude who did not.
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Old 26th December 2018, 19:05   #4384
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Oltre le passioni tristi di Benasayag. M'ha fatto rivalutare in parte la mia posizione sui danni delle terapie psi, anche se il suo approccio è talmente differente e minoritario nell'ambito della psicanalisi istituzionale che probabilmente ha un'influenza quasi nulla.
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Old 28th December 2018, 23:41   #4385
Bargle
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Savant, di Jon Mirko
Non fosse altro che mi piacciono i thriller non potevo davvero esimermi è un mio amico/ex collega di Firenze e non gli ho detto nulla, i libri scritti dagli amici si comprano e si pagano.
Thriller interessante ed insolito, per ora sono a poco meno della metà.
La partenza è eccessivamente verbosa e prolissa ma poi finalmente l'indagine ingrana e rimani con quella piacevole sensazione che anche a palpebra calante ti fa dire "dai, solo un'altra pagina"
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"Your last words?" "No regrets"
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Old 30th December 2018, 16:52   #4386
Heaven - Lord
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Oltre le passioni tristi di Benasayag. M'ha fatto rivalutare in parte la mia posizione sui danni delle terapie psi, anche se il suo approccio è talmente differente e minoritario nell'ambito della psicanalisi istituzionale che probabilmente ha un'influenza quasi nulla.
danni delle terapie psi? puoi approfondire il discorso che mi interessa?
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Old 1st January 2019, 18:15   #4387
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danni delle terapie psi? puoi approfondire il discorso che mi interessa?
Non è brevissimo come discorso, comunque qui e lì per il forum trovi discussioni in cui io e N6 ci spizzichiamo con Crism1 che ha un approccio più tecnico riduzionista\ogranicista (se segui pure agorà avrai visto che lo si trolla con la storia della pagina del DSM ). Comunque semplificando queste sono le mie critiche alla prassi clinica psicanalitica.

1) Contesto l'incapacità della prassi clinica di "stare nel mondo" (quando mi trovi a dire che "fa gossip"), cioè il suo astenersi dall'occuparsi dei problemi esistenziali e politici per ripiegarsi sui pettegolezzi privati (rapporti di coppia, problemi familiari, pensieri interiori, desideri ecc...); critica vecchia (Deleuze-Guattari) ma ancora valida.

2) Contesto il prestarsi della clinica, come istituzione, al potere (quando parlo del suo essere "chirurgia estetica comportamentale"), cioè l'essere prona a funzionalizzare l'uomo per rendere possibile la sua pacificazione con esercizio del potere in senso stretto.

3) Contesto certi limiti epistemologici che impestano le scuole maggioritarie nella disciplina (il considerare l'essere sano e la malattia qualcosa di esterno e parassitario. Si è sani, ma si ha il disturbo posttraumatico o il deficit dell'attenzione ecc...) oltre al fagocitare i propri stessi principi, il rifiuto del confronto col negativo (l'uomo è naturalmente spinto al benessere mentre una dei fondamenti della psicanalisi è il riconoscimento della volontà di sofferenza dell'uomo).

4) Contesto la sua incapacità di gestire la complessità, ossia il continuo ridurre fenomeni a somma di altri di livello inferiore.

5) Contesto il suo astoricismo su due versanti, il primo nell'incapacità di affrontare la dissoluzione del soggetto per ripiegarsi sull'individuo, il secondo nel rincorrere l'umanesimo nella follia di credere in un universalismo dogmatico e pseudoreligioso (a fronte dell'assunzione di un uomo universale degli umanisti corrisponde l'assunzione di un inconscio universale degli psi) fino a costruire una prassi magica (praticamente alla Spinoza ma full retard).

In breve Benasayag risulta molto consapevole del problema 1 e 4 e comunque sensibile agli altri anche se li postula in maniera differente da caso a caso rispetto a me, ma parlarne nello specifico diventa veramente troppo lungo qui.
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Old 10th January 2019, 17:57   #4388
JaKo
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Sto leggendo contemporaneamente A che Punto è la Notte, di Fruttero&Lucentini, un giallone torinese assolutamente adorabile e scritto divinamente, e Essere una Macchina, di Mark O'Donnel, un saggio sul mondo dei transumanisti e delle sue varie forme, piuttosto godibile.
__________________
int getRandomNumber{
return 4; //chosen with a fair dice roll. guaranteed to be random.
}

- BORZI: 5CPZ8fg3ZaHbzaZ4mAguJyHoJQ7jJfPbWk
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Old 10th January 2019, 23:39   #4389
Heaven - Lord
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Non è brevissimo come discorso, comunque qui e lì per il forum trovi discussioni in cui io e N6 ci spizzichiamo con Crism1 che ha un approccio più tecnico riduzionista\ogranicista (se segui pure agorà avrai visto che lo si trolla con la storia della pagina del DSM ). Comunque semplificando queste sono le mie critiche alla prassi clinica psicanalitica.

1) Contesto l'incapacità della prassi clinica di "stare nel mondo" (quando mi trovi a dire che "fa gossip"), cioè il suo astenersi dall'occuparsi dei problemi esistenziali e politici per ripiegarsi sui pettegolezzi privati (rapporti di coppia, problemi familiari, pensieri interiori, desideri ecc...); critica vecchia (Deleuze-Guattari) ma ancora valida.

2) Contesto il prestarsi della clinica, come istituzione, al potere (quando parlo del suo essere "chirurgia estetica comportamentale"), cioè l'essere prona a funzionalizzare l'uomo per rendere possibile la sua pacificazione con esercizio del potere in senso stretto.

3) Contesto certi limiti epistemologici che impestano le scuole maggioritarie nella disciplina (il considerare l'essere sano e la malattia qualcosa di esterno e parassitario. Si è sani, ma si ha il disturbo posttraumatico o il deficit dell'attenzione ecc...) oltre al fagocitare i propri stessi principi, il rifiuto del confronto col negativo (l'uomo è naturalmente spinto al benessere mentre una dei fondamenti della psicanalisi è il riconoscimento della volontà di sofferenza dell'uomo).

4) Contesto la sua incapacità di gestire la complessità, ossia il continuo ridurre fenomeni a somma di altri di livello inferiore.

5) Contesto il suo astoricismo su due versanti, il primo nell'incapacità di affrontare la dissoluzione del soggetto per ripiegarsi sull'individuo, il secondo nel rincorrere l'umanesimo nella follia di credere in un universalismo dogmatico e pseudoreligioso (a fronte dell'assunzione di un uomo universale degli umanisti corrisponde l'assunzione di un inconscio universale degli psi) fino a costruire una prassi magica (praticamente alla Spinoza ma full retard).

In breve Benasayag risulta molto consapevole del problema 1 e 4 e comunque sensibile agli altri anche se li postula in maniera differente da caso a caso rispetto a me, ma parlarne nello specifico diventa veramente troppo lungo qui.
Il discorso è veramente lungo, hai ragione.
Alcune cose non le capisco, ma su altre proprio non sono d'accordo: definire il rapporto di coppia o i pensieri interiori come "pettegolezzi privati" lo trovo assurdo.
Aggiungo che io sono in terapia da ormai 1 anno e mezzo e, so di essere malato, altro che sano.
Tu mai stato in terapia?
Io capisco il muovere una critica agli psicoterapeuti, quello si. Ma non alla psicoterapia.
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Old 11th January 2019, 01:19   #4390
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Old 12th January 2019, 15:01   #4391
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Il discorso è veramente lungo, hai ragione.
Alcune cose non le capisco, ma su altre proprio non sono d'accordo: definire il rapporto di coppia o i pensieri interiori come "pettegolezzi privati" lo trovo assurdo.
Beh si, lo sono. Lo trovi assurdo perché è minoritario nel discorso pubblico che causa i problemi di cui sopra. I "pensieri interiori" sono il modo in cui si manifesta il problema "1", per me l'inconscio è pubblico, se cerchi "dentro alle persone" non trovi nulla, solo nonsense, devi sempre guardare fuori. I rapporti di coppia sono utili alla terapia perché puoi affogarci tutti i problemi del mondo potendo dire tutto e il suo contrario, è un trick.

Quote:
Tu mai stato in terapia?
Sono mica matto ad andare in terapia

Quote:
Io capisco il muovere una critica agli psicoterapeuti, quello si. Ma non alla psicoterapia.
Ma il problema non è mai il singolo terapeuta, ce ne sono di buoni e no, il problema è l'istituzione.

A proposito di libri invece intanto ho iniziato Tenera è la notte.
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Old 12th January 2019, 15:47   #4392
darthrevan
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Sto leggendo il libro dell'inquietudine di Pessoa, sono un po' perplesso devo dire
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Old 12th January 2019, 15:52   #4393
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Sto leggendo il libro dell'inquietudine di Pessoa, sono un po' perplesso devo dire
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Old 12th January 2019, 18:24   #4394
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Beh si, lo sono. Lo trovi assurdo perché è minoritario nel discorso pubblico che causa i problemi di cui sopra. I "pensieri interiori" sono il modo in cui si manifesta il problema "1", per me l'inconscio è pubblico, se cerchi "dentro alle persone" non trovi nulla, solo nonsense, devi sempre guardare fuori. I rapporti di coppia sono utili alla terapia perché puoi affogarci tutti i problemi del mondo potendo dire tutto e il suo contrario, è un trick.
Bho, non riesco a seguirti

L'inconscio è ignoto e remoto, anche all'individuo stesso: come può essere pubblico?
I problemi esistenziali sono tutt'altra cosa rispetto alle disfunzionalità della psiche.
Ma che ci siano terapeuti furbeschi è innegabili, magari sono anche la maggior parte (temo), ma in una terapia seria "non si può dire tutto e il contrario di tutto".
Detta così sembra che, stare in un rapporto di coppia in cui si è abusati o simili, a volte può andare bene e a volte può andare male. Ma non è così.
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Old 12th January 2019, 19:03   #4395
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Chiaramente essere abusati è un problema ma per spiegarti meglio riprendo un esempio proprio di Benasayag, gli arriva un tossico in terapia, il ragionamento che il terapista Benasayag fa è questo: il mercato di narcotici fa girare i miliardi, non si riesce nemmeno a pensare un mondo senza traffico di stupefacenti. Questa cosa genera X tossicodipendenti. E' più rilevante nella tossicodipendenza il traffico che le ragioni che portano quell'individuo piuttosto che un altro ad essere un tossico.
Cosa fa invece l'istituzione clinica? Indaga il singolo tossico. Vede i suoi rapporti familiari, le sue relazioni amorose ecc... fa pettegolezzo. Così il discorso sul traffico di droga può essere ignorato.
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