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Old 1st June 2020, 15:12   #1
Blackbear
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Posts: 270
Covid e depressione

Ciao a tutti.

apro questo topic per indagare su quello che questo periodo di covid e quarantena ha lasciato nella testa di coloro che come me soffrono di questa patologia, ma anche per confrontarmi con chi non ne soffre ma ha contatti con qualcuno che ne è affetto.

quattro parole su di me molto velocemente: ho circa 33 anni, soffro da 15 anni di depressione causata da un lutto abbastanza importante in famiglia e la fine di una relazione molto significativa. sono passato attraverso alcuni percorsi farmacologici che hanno sortito effetti molto blandi, con parecchi problemi collaterali prettamente di natura mentale (non ho avuto grazie a dio problematiche fisiche, scompensi ormonali o cose del genere). attualmente non sono in cura per una scelta volontaria, e sono seguito semplicemente da una psicologa.

personalmente, da depresso questo periodo mi ha lasciato dentro alcune considerazioni

1) la mia malattia, che solitamente è un problema che causa la fine di relazioni con l'altro sesso, l'interrompersi di rapporti di lavoro e di amicizia, sembra quasi paradossalmente avermi preparato meglio al lockdown: non ho avuto grosse difficoltà nello stare a casa da solo, dato che solitamente passo periodi di tempo molto lunghi in condizioni organizzative che sono tranquillamente paragonabili alla quarantena. ho amici che si sono disperati, forse prendendo atto per la prima volta delle loro insicurezze o di piccole depressioni latenti, e in questo periodo mi viene da ridere a dirlo ma sono stato per loro quasi un appiglio più che un problema come capita spesso.

2) il rapporto col cibo è diventato problematico. ho passato l'adolescenza come un ragazzo di 90 chili, e la mia malattia e la mia paranoia mi ha portato a pesarne ora 60: l'estrema attenzione alle porzioni e all'apporto calorico si è acuita durante questo periodo fino a diventare una ossessione, complice il fatto che sono più spesso in grado di decidere io cosa mangiare probabilmente. sembra quasi una sorta di sindrome anoressica anche se per il momento si riduce semplicemente a regolare il cibo quasi come se fosse un "veleno necessario"

3) la fiducia verso il futuro è completamente sparita. un evento epocale come il covid ci ha lasciato con la solita guerra tra poveri, con le solite diseguaglianze e le solite pulsioni grette e primitive che ci spingono a consumare merce per riempire vuoti emotivi causati da una società profondamente diseguale. un pensiero frequente che ho ora è che, se potessi mettere le mani su una pillola magica in grado di causare la morte entro pochi minuti, la inghiottirei senza esitare: ho perso quella parte grottescamente romantica del suicida che organizza la sua ultima serata e scrive messaggi da lasciare ai posteri.

4) il rapporto con il virus è strano: fa paura non tanto per la minaccia di morte, ma per l'agonia che può portare. la paura si genera dal finire in un letto di ospedale intubato e incapace di muovermi piuttosto che dal morire tout court, e diventa un pericolo impossibile da gestire e dunque ancora più preoccupante. l'unico modo che ho per affrontarlo è rimanere a casa il più possibile. grazie a dio lavorativamente posso gestire le mie mansioni da casa ma come tutti prima o poi dovrò tornare in ufficio, e non so come gestire la cosa.

5) i ritmi pre covid sembrano ora del tutto assurdi. mi rendo conto per esempio lavorando da casa che prima perdevo circa 4 ore della mia giornata, tornavo a casa emotivamente esaurito e le attività pot lavoro venivano viste più come un contentino. adesso riesco per esempio a correre al mattino prima di collegarmi ai sistemi dell'ufficio, cosa che prima mentalmente mi era impossibile organizzare. tutto questo non fa altro che acuire la sensazione di vivere una vita che non ha senso portare avanti.

so che il post è lungo ma parlare, soprattutto se depressi, aiuta parecchio, soprattutto se ci si confronta con persone che hanno lo stesso tipo di problema.
Blackbear is offline   Reply With Quote
Old 1st June 2020, 16:44   #2
kaioz
(. Y .)
 
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Join Date: Dec 2004
Posts: 7,773
il mio rapporto col cibo è al contrario sono sempre a casa, lavoro famiglia famiglia lavoro, lasciare la porta del frigo chiusa in questo periodo di stress è taaaanto taaaanto difficile, infatti ho preso 5-6 chili (e mi faccio più schifo del solito).

Non ho fatto un giorno di cassa integrazione o di ferie forzate, e perciò mi sento fortunato, ma lavoro nei buchi di tempo in cui non debbo gestire il piccolo, e non è facile abituarsi mentalmente a questa cosa, quando fai un lavoro di concetto come il mio (non lavoro alla nasa, sono un impiegato, ma comunque con un ruolo che prevede attenzione e concentrazione).

Per risponderti sul futuro credo che i giornali abbiano avuto un ruolo nel montare l'isteria per la pandemia, sulla quale riescono a vendere copie, e quando i virologi cominciano a discutere su facebook invece che in pvt, ci vanno a nozze; Il problema COVID è serio e non va sottovalutato, ma non è la prima volta ne l'ultima che succede, e le persone più sensibili (come chi soffre di depressione) rischiano di sviluppare psicosi.
In realtà di malattie mortali ce ne sono molte in giro, la prima delle quali è la stupidità umana, che di morti all'anno ne fa moooolti di più.

Il 20% parte della popolazione mondiale (che gode more or less dell 80% delle risorse del globo) non si è mai voluta tutelare, per stupidità e miopia, dal problema di una possibile pandemia; e se il cittadino medio se ne frega, il politico di turno che cerca di intercettarne il voto, se ne fregherà a sua volta e non farà investimenti per prevenire il problema.

Capisco la tua ansia del futuro, che secondo me deriva primariamente dal fatto che in Italia non eravamo preparati a gestire questa situazione, ne a prevenire quello che potrebbe succedere dopo.
La mentalità è quella di tappare buchi dove ci sono e stop, vedi la manutenzione delle strade, delle ferrovie, del sistema idrico etc... ovvero vivere come le cicale, invece che come le formiche.
Però non esiste solo l'Italia, esistono modi diversi e culture diverse.. alla fine volenti o nolenti, ci ispireremo a loro per venirne fuori.
Ci saranno sacrifici da fare, probabilmente, come ne hanno fatti a suo tempo i parenti che sono emigrati, chi ha affrontato le guerre mondiali o le grandi crisi economiche del 1900.
Rimangono sacrifici ridicoli comunque, se paragonati a quelli che fa una famiglia che cerca di emigrare dall'africa su un barcone o un Siriano che passa per la turchia.
__________________
Saggio è colui che sa di non sapere.
This is the ending of the beginning,
This is the beginning of the end.
kaioz is offline   Reply With Quote
Old 2nd June 2020, 00:07   #3
panserbjorne
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Join Date: Feb 2019
Posts: 1,024
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Originally Posted by Blackbear View Post
1) la mia malattia, che solitamente è un problema che causa la fine di relazioni con l'altro sesso, l'interrompersi di rapporti di lavoro e di amicizia, sembra quasi paradossalmente avermi preparato meglio al lockdown: non ho avuto grosse difficoltà nello stare a casa da solo, dato che solitamente passo periodi di tempo molto lunghi in condizioni organizzative che sono tranquillamente paragonabili alla quarantena. ho amici che si sono disperati, forse prendendo atto per la prima volta delle loro insicurezze o di piccole depressioni latenti, e in questo periodo mi viene da ridere a dirlo ma sono stato per loro quasi un appiglio più che un problema come capita spesso.
io soffro anche di depressioni cicliche (sono bipolare di tipo 1), ho avuto la stessa sensazione. per la prima volta in dieci anni quello che potevo e volevo fare coincidevano: stare a casa e non vedere gente . a un certo punto è poi arrivata anche la consapevolezza che finito il lockdown si sarebbe presentato il problema del ritorno della stracazzo di routine di merda che tutti (tranne me e pochi eletti) volevano, per cui ho avuto un momento di qualche giorno di scoraggiamento (ipersonnia e appuntamenti - tipo la psichiatra - rimandati a data da destinarsi) e poi però mi son detto che tutto sto casino mi ha almeno insegnato che non ho tempo per fare cose che non mi va di fare (a naso è una semicit di qualche film), mi sto prendendo delle libertà rispetto a prima e noto con piacere che fnora nessuno le contesta.

ho notato che vivere per dieci anni sul chi va là per scongiurare crisi maniacali o depressive mi ha reso molto semplice fronteggiare la "crisi covid 19", banalmente essendo sempre sotto stress per me era solo cambiata la fonte di quello stress.
panserbjorne is offline   Reply With Quote
Old 2nd June 2020, 02:09   #4
=]kBz[=suck
Heil myself!
 
=]kBz[=suck's Avatar
 
Join Date: Apr 2003
Location: On Stage.
Posts: 43,699
La cit è de La grande bellezza.

Tieni duro blackbear che di compagni non ce n'è mai abbastanza
=]kBz[=suck is offline   Reply With Quote
Old 2nd June 2020, 02:21   #5
Nakiami
symbolic
 
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Join Date: Feb 2010
Posts: 1,451
Io soffro di un grave disturbo d’ansia praticamente da sempre e qualche anno fa si è aggiunta la depressione a causa della morte di entrambi i miei genitori, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altra, oltre a tutte le altre belle cose che in genere capitano a seguito dei lutti.

Per mia fortuna, sono attualmente seguita da una psicologa e da uno psichiatra per la terapia farmacologica. A causa del covid ho dovuto aumentare un po’ i dosaggi perché la mia ansia mi stava schiacciando di nuovo. Il pensiero delle malattie è uno dei trigger principali quindi all’inizio me la sono vista brutta, ma tutto sommato è andata bene, anche se a un certo punto ho dovuto smettere completamente di seguire tg e aggiornamenti per stare bene. Al massimo seguivo le storie di Roberta Villa e Bressanini su Instagram.
Com’è ovvio, la parte brutta non è stata lo stare in casa, ma uscire. Durante la
Quarantena sono uscita due volte per la spesa, con conseguenti attacchi di panico, per cui mio marito si è occupato degli approvvigionamenti per il
Resto del tempo.

A fine quarantena, uscire per la prima volta anche con i miei figli è stato orribile, terrore puro. Ora mi sto abituando ma quando la gente in fila al supermercato o in farmacia mi si avvicina troppo, vado in panico. È una cosa che proprio non sopporto, quando posso lascio tutto e me ne vado.

Ci sto lavorando su.
Al futuro non ci penso affatto. Vivo giorno per giorno, altrimenti non vado avanti e mi godo i piccoli momenti. O così, o non sopravvivo. È una lotta giornaliera, ma lo sarebbe pure senza covid.

Ah comunque fottutissima mascherina la odio. Non mi fa respirare e mi fa sentire venti volte peggio. Spero che le eliminino al più presto, tanto le portano tutti sotto il mento, assolutamente inutili. Io invece che la metto e ho pure gli occhiali soffro come un cane. Mortacci loro.
Nakiami is offline   Reply With Quote
Old 2nd June 2020, 11:32   #6
Heaven - Lord
i'm not cool or funny
 
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Location: In a raging storm on a..
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Ciao a tutti.

apro questo topic per indagare su quello che questo periodo di covid e quarantena ha lasciato nella testa di coloro che come me soffrono di questa patologia, ma anche per confrontarmi con chi non ne soffre ma ha contatti con qualcuno che ne è affetto.

quattro parole su di me molto velocemente: ho circa 33 anni, soffro da 15 anni di depressione causata da un lutto abbastanza importante in famiglia e la fine di una relazione molto significativa. sono passato attraverso alcuni percorsi farmacologici che hanno sortito effetti molto blandi, con parecchi problemi collaterali prettamente di natura mentale (non ho avuto grazie a dio problematiche fisiche, scompensi ormonali o cose del genere). attualmente non sono in cura per una scelta volontaria, e sono seguito semplicemente da una psicologa.

personalmente, da depresso questo periodo mi ha lasciato dentro alcune considerazioni

1) la mia malattia, che solitamente è un problema che causa la fine di relazioni con l'altro sesso, l'interrompersi di rapporti di lavoro e di amicizia, sembra quasi paradossalmente avermi preparato meglio al lockdown: non ho avuto grosse difficoltà nello stare a casa da solo, dato che solitamente passo periodi di tempo molto lunghi in condizioni organizzative che sono tranquillamente paragonabili alla quarantena. ho amici che si sono disperati, forse prendendo atto per la prima volta delle loro insicurezze o di piccole depressioni latenti, e in questo periodo mi viene da ridere a dirlo ma sono stato per loro quasi un appiglio più che un problema come capita spesso.

2) il rapporto col cibo è diventato problematico. ho passato l'adolescenza come un ragazzo di 90 chili, e la mia malattia e la mia paranoia mi ha portato a pesarne ora 60: l'estrema attenzione alle porzioni e all'apporto calorico si è acuita durante questo periodo fino a diventare una ossessione, complice il fatto che sono più spesso in grado di decidere io cosa mangiare probabilmente. sembra quasi una sorta di sindrome anoressica anche se per il momento si riduce semplicemente a regolare il cibo quasi come se fosse un "veleno necessario"

3) la fiducia verso il futuro è completamente sparita. un evento epocale come il covid ci ha lasciato con la solita guerra tra poveri, con le solite diseguaglianze e le solite pulsioni grette e primitive che ci spingono a consumare merce per riempire vuoti emotivi causati da una società profondamente diseguale. un pensiero frequente che ho ora è che, se potessi mettere le mani su una pillola magica in grado di causare la morte entro pochi minuti, la inghiottirei senza esitare: ho perso quella parte grottescamente romantica del suicida che organizza la sua ultima serata e scrive messaggi da lasciare ai posteri.

4) il rapporto con il virus è strano: fa paura non tanto per la minaccia di morte, ma per l'agonia che può portare. la paura si genera dal finire in un letto di ospedale intubato e incapace di muovermi piuttosto che dal morire tout court, e diventa un pericolo impossibile da gestire e dunque ancora più preoccupante. l'unico modo che ho per affrontarlo è rimanere a casa il più possibile. grazie a dio lavorativamente posso gestire le mie mansioni da casa ma come tutti prima o poi dovrò tornare in ufficio, e non so come gestire la cosa.

5) i ritmi pre covid sembrano ora del tutto assurdi. mi rendo conto per esempio lavorando da casa che prima perdevo circa 4 ore della mia giornata, tornavo a casa emotivamente esaurito e le attività pot lavoro venivano viste più come un contentino. adesso riesco per esempio a correre al mattino prima di collegarmi ai sistemi dell'ufficio, cosa che prima mentalmente mi era impossibile organizzare. tutto questo non fa altro che acuire la sensazione di vivere una vita che non ha senso portare avanti.

so che il post è lungo ma parlare, soprattutto se depressi, aiuta parecchio, soprattutto se ci si confronta con persone che hanno lo stesso tipo di problema.
Sono stato in cura (sedute con lo psichiatra+farmaci) per depressione per diversi anni, con anche diversi effetti collaterali.
Nel mio particolare caso la diagnosi era sbagliata o non del tutto corretta e quindi sono riuscito ad uscirne ed ora sono seguito da un altro terapeuta per le problematiche di cui realmente soffro.

Io per le prime settimane non ho avuto problemi a dir la verità, mi sono adattato alla solitudine senza grossa fatica.
Ma ho poi iniziato ad accusare e il mio umore ne ha risentito parecchio: la socialità, quella giusta per me, nei tempi e nei modi, almeno un poco, mi aiuta a stare bene.

E ora, sono preoccupato per la possibilità di un secondo lockdown...
__________________
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