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Old 11th September 2019, 13:49   #1
Chimay
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Quarantasei undici nove



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ci sarebbero tante cose da dire ma preferisco lasciare la parola a chi c'era


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Salvador Allende, settembre, Ricordi sparsi 11: un rivoluzionario per il XXI secolo

“Signori della terra, signori della vita,
i conquistadores appesero al petto del creolo una coccarda.
E il popolo? E il popolo che ieri combatteva?
Il passaggio del guardiano frantuma appena la pace coloniale.
Il suo passo si allontana nelle umide stradine
e nella notte inquieta gli occhi di un uomo l’osservano mentre si perde.
Ave, Maria Purissima: l’aurora ormai è in arrivo.”
Patricio Manns, “La noche”

Mi ero ripromesso di concludere questo periodo provando a fare un bilancio sull’esperienza cilena. Mi ero pure impegnato in tale senso con alcuni amici ai quali chiedo scuse per il mancato rispetto dell’accordo.
Comunque quest’anno, per la prima volta dopo 46 anni dal colpo di Stato, ho scritto a lungo sul tema con relativa serenità.
Tuttavia, oggi non ho voglia di provare a tracciare un bilancio che, malgrado non pochi tentativi, secondo me continua ad essere zoppo.
Naturalmente, non è detto che io possa riuscire a colmare tale vuoto.
Oggi preferisco parlare di Salvador Allende, questa volta presentandovelo con più cura.
Mi sembra più giusto ed è ciò che mi va di fare.
Forse un giorno proverò a fare un testo complessivamente più analitico.

Era ormai passata la mezzanotte del 4 settembre 1970 quando Salvador Allende compariva sul balcone della nostra Federazione di Studenti dell’Università del Cile (FECh).
Con un modesto microfono si rivolse alle migliaia di cileni che festeggiavano la vittoria elettorale di Unidad Popular sulla principale strada di Santiago, in una notte di fine inverno in cui la sinistra festeggiava la vittoria che aveva inseguito durante tutto il XX secolo.
Fu un discorso emozionante in cui rese omaggio alla dura storia del movimento popolare, insistette sul pluralismo delle forze sociali e politiche che l’avevano appoggiato e s’impegnò a mantenere fedeltà verso la fiducia che gli era stata manifestata.

Non credo ci fosse un luogo più simbolico per le sue prime parole come futuro Presidente del Cile.
Il suo battessimo di fuoco aveva avuto luogo proprio nell’Università del Cile nella seconda metà degli anni ’20.
Nel 1931 partecipava attivamente, nel marxista Gruppo Avance (la sua prima esperienza militante), nelle lotte che portarono alla caduta della dittatura del colonnello Carlos Ibáñez e durante un breve periodo fu vicepresidente della FECh.
L’anno dopo, prese parte alla effimera Repubblica Socialista del giugno 1932. Gli costò alcune settimane di galera ed un processo davanti ad un tribunale militare.

Salvador Allende Gossens (26 giugno 1908-11 settembre 1973) aveva un forte impegno sociale e politico del tutto inusuale tra i ragazzi della sua appartenenza sociale, ma per i suoi nemici e per non pochi tra i suoi compagni, restò il “pije Allende”, uno snob sempre elegante che, tuttavia, non arrivò ad esibirsi coi golf o giacche di cachemire alla Bertinotti.
Questione di gusto, di feeling, di pudore o, forse non ne aveva.

Nel 1933 passava il Rubicone partecipando alla fondazione del Partito Socialista (PS) a Valparaiso, principale porto e seconda città del Cile. Nel 1935 ne diventava il segretario regionale, nel 1936 vicepresidente del Fronte Popolare della città, nel 1937, appena eletto deputato, responsabile locale de la campagna presidenziale di Pedro Aguirre Cerda che si concludeva con lo storico trionfo del 25 ottobre 1938.
Nel dicembre 1938 era vicesegretario generale del PS e nel settembre 1939, a 31 anni, Ministro della Sanità.
Tra il 1943 ed il 1944 era, per la sola volta nella sua vita, Segretario generale del PS.
Nel 1945 era eletto senatore.
Nel 1947-1948 si allontanava dal settore anticomunista del socialismo criticando fermamente la persecuzione del PC ordinata dal traditore Gabriel González Videla. Chi sia interessato a questo episodio può leggersi Pablo Neruda, “Canto generale”.
Nel 1952, quando la maggioranza del PS decideva di appoggiare l’opzione populista del generale Carlos Ibáñez del Campo alla presidenza, formava con i comunisti il Fronte del Popolo, una opzione controcorrente nel contesto dell’ormai galoppante “guerra fredda”.
Eletto candidato alla presidenza, Allende percorreva per la prima volta il paese, “da Arica a Magallanes”.
Lo scopo dichiarato non era quello di vincere, ma di conformare un potente movimento politico e sociale.

Nel 1958, col socialismo riunificato e una forte sinistra organizzata nel Fronte di Azione Popolare (FRAP), ci riprovava, questa volta seriamente. Perdeva per appena 33.000 voti
Accettava la sconfitta malgrado diverse irregolarità nello scrutinio e la sorprendente comparsa all’ultimo momento di un folclorico personaggio, il “prete di Catapilco”, che finanziato dalla destra otteneva 41.244 voti. Il nuovo presidente era il conservatore Jorge Alessandri. Il prete diventerà successivamente collaboratore di Pinochet.
Nel febbraio 1959, era a Cuba, dove la rivoluzione aveva vinto un mese prima.
Amico e compagno di Fidel Castro e di Ernesto Che Guevara, fu sempre un estremo difensore della Cuba socialista pur riaffermando che la strada rivoluzionaria più adeguata per il Cile era un’altra.
Critico e distante dal modello politico e sociale dell’URSS, esponeva le sue opinioni in un discorso al Senato già nel giugno 1948 e successivamente respingeva senza tentennamenti le invasioni militari dell’Ungheria (1956) e della Cecoslovacchia (1968), pur definendo l’URSS un alleato nella lotta antimperialista del popoli del Terzo Mondo, specie negli anni del Vietnam.

Nel 1964 la battaglia presidenziale era con il democristiano Eduardo Frei Montalva, ma anche con la CIA e contro il Governo di Lyndon Johnson, che finanziava una incredibile campagna propagandistica anticomunista … assai simile nei contenuti a quella condotta in Italia nel 1948. La notte del 4 settembre, funzionari dell’Ambasciata statunitense a Santiago scrivevano al Dipartimento di Stato: “Abbiamo infranto tutte le regole. Ora abbiamo aperto lo champagne e celebriamo”.
Per Allende era la terza sconfitta, ma ciò non lo fece moderare le sue posizioni politiche né accettare lo strepitoso processo di radicalizzazione retorica del suo partito che nel suo Congresso del 1967 decise di puntare esclusivamente sulla via armata.
Presto diventarono evidenti le limitazioni del programma riformista della Democrazia Cristiana e della sua “Rivoluzione in Libertà”. La successiva nascita del MAPU ed il massacro della Pampa Irigoin a Puerto Montt (1969) confermavano le sue tesi.
Quindi, nell’ottobre 1969 si formava la Unidad Popular e, per la prima volta, accanto alla egemonica sinistra marxista si allineavano forze tradizionalmente centriste (Partito Radicale), d’ispirazione maggioritariamente cristiana (MAPU) e gruppi rappresentanti dei ceti medi (API e PSD).
Nella campagna presidenziale del 1970 esplodevano il movimento muralista e la Nuova Canzone Cilena
Accanto alla tradizionale mobilitazione dei lavoratori, comparivano nuovi attori sociali come i pobladores, gli abitanti dei miseri quartieri della periferia urbana.
Era un immenso movimento popolare destinato ad aprire le porte della Storia in quel indimenticabile 4 settembre 1970.

Subito dopo la vittoria elettorale, il nuovo governo doveva assumere l’incarico il 3 novembre, si vivevano 60 giorni di estrema tensione.
La destra, il freismo, il potere economico (Agustín Edwards, proprietario del quotidiano El Mercurio si recava a Washington il 14 settembre per ricevere istruzioni) ed il Governo di Richard Nixon, la multinazionale ITT e la CIA, cospiravano apertamente per impedire l’investitura di Allende nel Congresso.
I cospiratori non ebbero successo, grazie alla Democrazia Cristiana alla cui testa si trovava la sua tendenza progressista e alle Forze Armate alla cui testa c’era il generale René Schneider, assassinato a fine ottobre dalla ultradestra e dalla CIA.

Quindi, il 3 novembre 1970 Salvador Allende dava inizio ad uno dei processi politici più significativi del XX secolo. Un periodo irto di difficoltà e, anche, di errori da parte nostra, ma nel quale brillano i grandi risultati, del Governo e del popolo cileno: la nazionalizzazione del rame, la riforma agraria e lo sradicamento del latifondo, la creazione dell’Area di Proprietà Sociale e la partecipazione dei lavoratori alla direzione delle industrie nazionalizzate e le aziende statali, una esemplare politica estera, un progetto culturale inedito nella storia precedente e successiva del paese (l’editoriale Quimantú, il Treno Popolare della Cultura, la crescita e apertura agli operai dell’ Università Tecnica dello Stato, l’inizio di costruzione di un sistema di crediti di studio che considerava ciò che l’università della vita aveva insegnato a chiunque) ed un programma di misure sociali molto variegato (dal mezzo litro di latte a testa in ogni asilo infantile ed in ogni scuola dell’obbligo, per concretizzare un manifesto dei nostri artisti plastici, “La felicità del Cile inizia dai suoi bambini”, “I bambini nascono per essere felici” e lo sviluppo commovente della coscienza rivoluzionaria dei ceti popolari, della sua allegria e della sua permanente mobilitazione a difesa della strada di costruzione del socialismo “in democrazia, pluralismo e libertà”.

Il 21 maggio 1971, nel suo primo Messaggio presidenziale al Congresso, Allende affermava:
“Calpestiamo un terreno nuovo.
Marciamo senza guida su di un terreno sconosciuto.
La nostra bussola è la fedeltà all’umanesimo di ogni epoca, specie all’umanesimo marxista.
Il nostro nord è il progetto di società che desideriamo, ispirato ai desideri con più radici del popolo cileno. (…)
Ci incamminiamo verso il socialismo non per amore accademico ad un corpo dottrinario. (...) Andiamo verso il socialismo per il rifiuto volontario, attraverso il voto popolare, del sistema capitalista e dipendente il cui saldo è una società ferocemente disuguale stratificata in classi antagoniste, deformata dalla ingiustizia sociale e degradata dal deterioramento delle stesse basi della solidarietà umana.
Coloro che vivono dal loro lavoro hanno oggi la direzione politica dello Stato.
Suprema responsabilità.
La costruzione del nuovo regime sociale trova alla base, nel popolo, il suo protagonista e il suo giudice.
Allo Stato tocca orientare, organizzare e dirigere, ma mai sostituire la volontà dei lavoratori. Tanto in campo economico come in quello politico i lavoratori devono avere il potere di decisione.
Riuscire in ciò sarà la vittoria della rivoluzione.
Per questo obiettivo combatte il popolo.
Con la legittimità derivata dal rispetto dei valori democratici.
Con la certezza derivata da un programma.
Con la forza dell’essere maggioranza.
Con la passione del rivoluzionario.
Venceremos”.

Salvador Allende rappresenta per l’umanità quel progetto politico, quegli anni indimenticabili … penso anche per chi non l’ha vissuto direttamente. Rifacendomi al motivo cantato un secolo prima alla Comune di Parigi, Allende è l’attore principale di quel Tempo delle ciliegi.
Oggi, 11 settembre 2019, non un martedì come nel 1973, mi scalda corpo e memoria il ricordo del ragazzo che chiacchierava e giocava a scacchi col vecchio anarchico Demarchi nella sua modesta falegnameria a Valparaiso, del giovane militante del Gruppo Avance, del fondatore del Partito Socialista, del medico con profonda vocazione sociale, del massone orgoglioso dei suoi antenati che definiva sé stesso affermando “sono, anzitutto, un uomo libero”, del candidato presidenziale che unificò la sinistra e guidò quel immenso e bellissimo movimento popolare che ha aperto con lui le porte della Storia una fredda notte del settembre 1970.

L’11 settembre 1973 Salvador Allende si è trasformato in un mito del XX secolo.
Le immagini del bombardamento de La Moneda,
la bellezza quasi poetica e la drammaticità delle sue ultime parole,
la sua morte in difesa della democrazia cilena e del progetto rivoluzionario al quale consacrò tutta la sua vita
la odiosa e depravata tirannia militare che se installò successivamente
tutto ciò, e tanto altro, hanno dato al suo nome una dimensione universale oggi iscritto in viali e piazze, strade e scuole, ospedali e auditori musicali, porti e centri culturali, associazioni e cattedre universitarie, squadre di calcio e comunità indigene in decine di paesi quale sinonimo di valori come democrazia, giustizia sociale, pluralismo, diritti umani, libertà, socialismo.

Ricordare Allende richiede andare oltre l’immane tragedia iniziata l’11 settembre 1973. Ricordare Allende implica percorrere la sua appassionante traiettoria politica, evocare la costruzione di quel gigantesco movimento popolare nel Cile, riflettere sulla storia della sinistra nel XX secolo.
Ricordare Salvador Allende è un invito a pensare e a ricreare il Socialismo nel XXI secolo.
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Old 11th September 2019, 13:51   #2
Galaahd
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Eh ma Pinochet era un liberale, e come faceva funzionare l'economia lui!

:fungo:
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Originally Posted by Farrentina Alò View Post
D'altronde ormai non c'e' piu' dubbio se stiamo vincendo la lotta al cambiamento climatico. La risposta e' si'.
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Old 11th September 2019, 13:52   #3
sciallo
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Non ci sono più i topic sull'11 settembre di una volta
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Old 11th September 2019, 14:17   #4
Chimay
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E forse è meglio così, non si sente particolarmente il bisogno di assistere alle classifiche su quali disgrazie siano più degne di essere ricordate di altre, ognuno celebra i suoi morti come si sente di fare.

Io scelgo di celebrare la vita di chi ci è stato portato via.

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Old 11th September 2019, 14:24   #5
sciallo
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Massí, stavo ovviamente scherzando
Anzi, sto topic potrebbe darmi l'opportunità di informarmi su qualcosa che non conosco.
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sciallo is online now   Reply With Quote
Old 11th September 2019, 14:26   #6
Galaahd
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Originally Posted by sciallo View Post
Massí, stavo ovviamente scherzando
Anzi, sto topic potrebbe darmi l'opportunità di informarmi su qualcosa che non conosco.
Puoi chiedere alle tue amiche su whatsapp magari
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Originally Posted by Farrentina Alò View Post
D'altronde ormai non c'e' piu' dubbio se stiamo vincendo la lotta al cambiamento climatico. La risposta e' si'.
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Old 11th September 2019, 17:11   #7
Pjem
La gaia scienza
 
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Dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone


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"Disapprovo quello che dite, ma difendero' fino alla morte il vostro diritto di dirlo? Ecco, non mi spingerei a tanto." - The real Goblin Co.
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Old 11th September 2019, 17:21   #8
LiquidSnake
Il faccendiere
 
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Originally Posted by Pjem View Post
Dittatura e religione fanno l'orgia sul balcone


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usti che citazione colta....
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sarà difficile
ma sarà come deve essere
metterò via i giochi
proverò a crescere.
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Old 11th September 2019, 17:24   #9
Pjem
La gaia scienza
 
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Comunque se volete informarvi genericamente, Rare Earth ha fatto uno dei loro meravigliosi video su Allende


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"Disapprovo quello che dite, ma difendero' fino alla morte il vostro diritto di dirlo? Ecco, non mi spingerei a tanto." - The real Goblin Co.
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Old 11th September 2019, 17:55   #10
Chimay
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ci sta il documentario di Moretti uscito un anno fa che secondo me è fatot molto bene btw, "santiago"
penso che ormai si trovi facilmente in dvd
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Chimay? Chimay chi?
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