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Old 6th October 2018, 17:13   #318
Number Six
Persona non grata
 
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Originally Posted by Iroel View Post
Eppure sai come e` finito l'ultimo sokal: Derrida e` nel canone e Pinker beh e` Pinker

In studi che non solo non sono maturi, ma mal finanziati e fuori dall'ortodossia e con professori principalmente giovani e` normale che ci sia ciarpame e pure sai bene quanto questi dipendano sulla buona fede di tutti (ripensa al fatto che ci sono stati peer reviewers che hanno buttato via ore cercando di dare suggerimenti a quelli che pensavano fosse un collega).

Cioe` ti ricordi come era la filologia quando e` iniziata?

E dopo tutto il platonismo non e` una frode che viene perpetrata regolarmente sui dipartimenti di filosofia "a modo"?
Se sovrainterpreti l'importanza e la pretesa probatoria dell'hoax in sé, finisce che hai tutte le ragioni di questo mondo, come anche l'articolo che hai linkato prima dice cose sensatissime.
Peraltro, giusto per mettere i puntini sulle i, naturalmente trovo che quest'hoax sia assolutamente non-etico, e mi metto soprattutto nei panni dei poveri revisori.

A parte questo, il liberal bias non interessa solamente settori immaturi e mal finanziati, come magari saranno quelli presi di mira da questo hoax (non so, roba tipo Fat Studies, che prima di ieri non sapevo manco che esistesse). Cioè, per dire, nell'ambito dei Gender Studies, non c'è solo il Department of Gender Studies (che poi non so neanche quanto "mal finanziato" possa essere un dipartimento di Gender Studies, per gli standard delle scienze storico-sociali), ma gli approcci metodologici e teoretici dei Gender Studies sono anche utilizzati, per esempio e per quanto mi concerne, nello studio dei classici. E ben venga, per carità. Il problema è quanto l'adesione a determinate narrative e la ricerca nell'ambito di determinati paradigmi diviene il requisito necessario per pubblicare e per lavorare nell'accademia.

Esempio: l'attuale panorama degli studi sulla tarda antichità e l'alto medioevo.
Dopo la seconda guerra mondiale, come reazione ai nazionalismi e alle teorie della razza che avevano dominato anche nel mondo dell'antichistica e degli studi classici, inizia una revisione dei paradigmi della razza e del processo di formazione delle nazioni nell'Europa post-romana. Il nuovo orientamento inizia a emergere con un libro di Reinhard Wenskus del 1961, Stammesbildung und Verfassung: Das Werden der frühmittelalterlichen gentes. Inizia a farsi strada l'idea che i popoli "germanici" non fossero portatori di un'immutabile identità di sangue, ma che l'identità collettiva fosse un qualcosa di assai più fluido e di continuamente negoziato; risultato, la storia dello stanziamento delle popolazioni barbariche nei territori dell'impero ha iniziato a essere riscritta come una storia d'integrazione piuttosto che di invasioni.
Com'è, come non è, la generazione successiva degli storici tedeschi (in particolare Herwing Wolfram, di una ventina d'anni più giovane di Wenskus) continua a lavorare su questo tipo di visione della storia, che peraltro va abbastanza d'accordo con la lettura che contemporaneamente si andava diffondendo nel mondo anglofono a partire dall'opera di Peter Brown, fin tanto che, sul finire degli anni Novanta, con Walter Pohl e la cosiddetta Scuola di Vienna, la linea interpretativa che corre da Wenskus a Pohl diviene pressoché il dogma nell'interpretazione dei suddetti aspetti della tarda antichità e dell'alto medioevo.
E' un accentramento che, peraltro, passa anche attraverso un grosso progetto finanziato dalla European Science Foundation e durato cinque anni, dal 1993 al 1998, Transformation of the Roman World, il quale ha prodotto 14 volumi e, se non ricordo male, ha coinvolto un'ottantina di studiosi di tutta Europa. Erano gli anni immediatamente successivi a Maastricht, prima del 9/11 e prima del fallimento del progetto della Costituzione Europea, in cui si vagheggiava un'unione europea e una pace perpetua; erano gli anni della collana "Fare l'Europa" diretta da Jacques Le Goff e pubblicata in cinque lingue, le cinque lingue scientifiche, inglese, francese, tedesco, italiano e spagnolo.
In questo clima culturale e politico si colloca il progetto della ESF, nel quale confluiscono i contributi della scuola austriaca. In un'Europa a trazione tedesca non può peraltro sopravvivere l'idea di un'invasione del Sud da parte dei popoli del Nord; la narrativa dominante diventa quella dell'integrazione e del melting pot.
All'esito del progetto della ESF, i giochi erano sostanzialmente fatti. Vent'anni dopo, il paradigma interpretativo della scuola di Vienna è ormai il dogma, il criterio d'accesso alle riviste, alle conferenze, e alle sede universitarie più prestigiose. Chi la pensa diversamente è stigmatizzato e marginalizzato (ma chi la pensa diversamente, salvo qualche cioto, semplicemente si guarda dal trattare certi temi).

E' a vicende come questa che mi riferisco quando parlo di un liberal bias nell'antichistica e negli studi classici. Non stiamo parlando di qualche settore marginale e sottofinanziato, ma di uno dei centri propulsori (anche sotto il profilo finanziario) dell'antichistica tout court.

Questo è uno dei casi più grossolani che mi vengono in mente, ma, a mia scienza, è più o meno così un po' in tutte le sfere e i sottosettori dell'antichistica e degli studi classici (a seconda della misura in cui un dato sottosettore od oggetto di studio risulti politicizzabile).
Il termine di paragone più prossimo di ciò di cui parlo non è Derrida vs. Pinker. Il termine di paragone più prossimo sono, per es., le revisioni alle quali abbiamo sottoposto l'interpretazione "imperialistica" (vittoriana e fascista) dei classici. Oggi diciamo: caro Sellar, non hai capito un cazzo di Virgilio, eri semplicemente un filo-imperialista dell'età vittoriana. Magari domani qualcuno dirà la stessa cosa dell'interpretazione di Putnam e di Thomas (e magari della mia ): siete dei sinistrelli figli della seconda metà del Novecento, non avete capito un cazzo di Virgilio! (Infatti è già stato detto, e alla fine han vinto Putnam & Co.).

Chiaro, la scienza oggi funziona così perché ha sempre funzionato così (non entro nel merito della questione, perché so che ad Agorà non piace l'epistemologia; però, ecco, ci tengo a precisare che sono perfettamente consapevole di come funzioni la scienza nonostante ma anche grazie a i propri biases ideologici). Però che non ci s'incazzi quando qualcuno lo fa notare in relazione al momento storico presente e all'ideologia "di sinistra" E non c'è alcun "complotto" del Cultural Marxism o robaccia del genere; semplicemente una serie di naturalissimi micro- e macro- processi di selezione determinati dalla presenza di orientamenti culturali e politici di volta in volta più forti.
La scienza funziona nonostante e anche grazie a tutto questo, però bisogna anche essere in grado di notarlo e di farlo notare, perché la scienza funziona anche grazie alla capacità di notarlo e farlo notare. E poi i monopoli e le esagerazioni non sono mai belli.
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Last edited by Number Six; 6th October 2018 at 17:30.
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