PDA

View Full Version : Da "Regime" di Travaglio-Gomez: il caso "Corriere-De Bortoli" (1a Parte)


Fr4nz
9th December 2004, 10:50
Sto leggendo il libro "Regime" di Marco Travaglio e Peter Gomez.

Che dire? I retroscena raccontati nel libro sono sconcertanti, soprattutto quando vengono affrontati i casi di epurazione dalla tv pubblica di personaggi scomodi al governo, come Santoro, Biagi, Luttazzi, la Guzzanti e tutti i comici non allineati.

Siccome le parti riguardanti la tv pubblica sono roba forte e disgustosa per chi detesta le forme di censura, pensavo di iniziare con qualcosa di più leggero: Le dimissioni forzate di Ferruccio de Bortoli dal Corriere della Sera.

Spero che questa parte del libro sia di vostro gradimento (e scusate per qualche errorino, l'OCR non è sempre esatto nel riconoscere il testo :D )

De Bortoli, censura impunitaria (1° parte)


“Pare a noi che il «Corriere» [...] potrebbe, ripigliando la sua antica tradizione di giudice pacato ed obiettivo, prestare al fascismo quella serena attesa che ormai gli è offerta dagli uomini più rappresentativi d'ogni colore politico affine al nostro, senza infliggergli continui colpi di spillo.”

L'editore Mario Crespi al direttore antifascista Luigi Albertini, giugno 1923

II primo allarme Ferruccio de Bortoli lo lancia la mattina del 22 febbraio 2002. Quel giorno il direttore del «Corriere della Sera» apre la riunione di redazione scuro in volto e, senza mai accennare al governo, dice ai capiredattori e ai capiservizio: «Le pressioni si fanno sentire. L'impressione è che vogliano un'formazione vassalla. E un problema: parlatene con i colleghi».

Ai giornalisti di via Solferino non servono domande per capire. Dopo due articoli sul conflitto d'interessi firmati dal politologo liberalconservatore Giovanni Sartori, sono piovute le telefonate di protesta di Paolo Bonaiuti da Palazzo Chigi. E soprattutto una raffica di pressioni sempre più insistenti, tutte incentrate sui processi milanesi che vedono imputati il premier e il fido Cesare Previti per corruzione giudiziaria. E dal 1999 che Previti tempesta il «Corriere» con lettere su lettere (regolarmente pubblicate), in un crescendo di attacchi ai giudici e ai giornalisti. La Fininvest non è da meno: proteste e pressioni non solo a proposito dei processi, ma anche in difesa della legge Gasparri, molto apprezzata in casa del Biscione.

Nel 2001 il quotidiano della borghesia milanese, ha guardato con simpatia alla vittoria di Berlusconi. Ma senza modificare la vecchia e sacra regola delle notizie: si danno sempre, si danno tutte. Per questo, nell'autunno 2001, quando la maggioranza approva a tappe forzate la legge sulle rogatorie per rendere inutilizzabile la documentazione bancaria giunta dalla Svizzera che inchioda Previti, la Fininvest e alcuni giudici romani, esplode il primo casus belli. Il cronista giudiziario Paolo Biondani pubblica due lunghi articoli che illustrano il contenuto di quelle carte. Insieme alla replica degli avvocati difensori, il «Corriere» mette in pagina anche le fotografie delle contabili bancarie che costituiscono la «prova regina» del processo: il doppio bonifico che il 6 marzo 1991 trasferì 434.404 dollari dal conto estero «Ferrido», gestito dal dirigente della tesoreria Fininvest Giuseppino Scabini, al conto estero «Mercier» di Cesare Previti, al conto estero «Rowena» del giudice Renato Squillante. Quella di Biondani è cronaca pura: spiega ai lettori perché la legge sulle rogatorie è così urgente per il premier imputato. La maggioranza, ovviamente, non la prende bene. Vedere stampate nero su bianco le prove documentali dei passaggi di denaro, cioè della corruzione dei giudici, è un brutto colpo. Difficile parlare ancora di «teoremi politici» o discettare sull'attendibilità di Stefania Ariosto. Carta canta.

La Fininvest protesta, ma non smentisce. Ne d'altronde potrebbe farlo, perché i documenti sono autentici, anche se il Parlamento vorrebbe cancellarli per legge. Ma in una nota l'azienda si dichiara «sconcertata di fronte a comportamenti giornalistici di questo tipo e si augura che le loro reali motivazioni nulla abbiano a che fare con inaccettabili speculazioni di carattere politico». «Sconcertati siamo noi», ribatte de Bortoli a chi «insinua un inaccettabile sospetto di speculazione politica» in un articolo di pura cronaca.

Sembra un temporale d'autunno: uno di quegli scontri che costellano i rapporti spesso burrascosi fra stampa e potere. Già nel novembre '97 Fallerà segretario del Pds Massimo D'Alema aveva denunciato all'Ordine dei giornalisti de Bortoli e altri due giornalisti del «Corriere», per una serie d'articoli su un presunto piano per «ulivizzare il sindacato», cioè per creare un'unica rappresentanza dei lavoratori e depotenziare la Cgil di Sergio Cofferati. L'Ordine aveva poi stabilito la correttezza del «Corriere» e del suo direttore. Ma D'Alema si era rivolto al tribunale civile, dicendosi diffamato da un editoriale di de Bortoli che definiva il suo esposto «l'ultimo di una serie di atti d'intimidazione nei confronti di un giornale libero da parte di un uomo politico: atti che ricordano il miglior Craxi». E la guerra era proseguita fino al gennaio '99, quando, auspice Indro Montanelli, il segretario e il direttore avevano fatto pace nel ristorante dell'Hotel Diana di Milano, davanti a un piatto di risotto.

Ora però lo scontro con Berlusconi, Previti e i loro pretoriani è qualcosa di molto diverso. Tre anni di pressioni, ogni giorno più pesanti e minacciose. Al punto da indurre persino l'editore Cesare Romiti, uomo prudente e non certo antiberlusconiano, a uscire allo scoperto il 20 aprile 2002 alla presentazione del Premio Montanelli: «Mi sembra di vedere di nuovo una voglia di limitare la libertà». Da tempo ormai l'offensiva berlusconiana è passata agli attacchi adpersonam contro i singoli giornalisti sgraditi. Non contro i commentatori per le loro opinioni. Ma contro i cronisti per i loro resoconti. Soprattutto quelli giudiziarii, ma non solo. Nel mirino della maggioranza, e di Forza Italia in particolare, sono finiti Gian Antonio Stella, Giovanni Bianconi, Luigi Ferrarella e Paolo Biondani (oltre all'editorialista Francesco Merlo, per alcuni apprezzamenti poco graditi da Previti, che lo ha citato in giudizio). A palazzo di giustizia, l'onorevole avvocato Niccolo Ghedini saluta così l'ingresso di un cronista del «Corriere» nell'aula del processo Sme-Ariosto: «Ecco, arriva la disinformatjia...».

Dietro le quinte, poi, accade ben di peggio. Il 2 maggio 2002, all'assemblea dell'Hdp (la società che controlla la Rcs), gli azionisti ascoltano sbigottiti le parole di Raffele Fiengo, storico componente del comitato di redazione. Fiengo racconta le telefonate di protesta alla direzione del «Corriere» «anche di personaggi inquisiti» che definiscono il quotidiano «servo della Procura». Per i pasdaràn di Forza Italia, ogni notizia sgradita alla maggioranza non rientra nel diritto-dovere di cronaca, ma è frutto di un complotto politico della sinistra. E non solo per questioni giudiziarie. Quando, il 29 giugno 2002, il ministro dell'Interno Claudio Scajola si lascia sfuggire davanti agli inviati del «Sole 24 Ore» e del «Corriere» che Marco Biagi (appena assassinato dalle Br) era un «rompicoglioni» avido di denaro e di consulenze, Bonaiuti chiama fino a tarda notte via Solferino per tentar di (bloccare la notizia. Ottiene solo un gentile, ma fermo rifiuto.


Buonanotte, avvocato


Poi scendono in campo gli avvocati-deputati del premier: Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia, e Niccolò Ghedini, membro della medesima. È il 18 luglio 2002. In Senato si lavora alacremente per approvare a tempo di record l'ennesima legge su misura: la Cirami, che reintroduce nel codice il principio del «legittimo sospetto» per allontanare i processi dalla loro sede naturale (Berlusconi & C. gradirebbero traslocare da Milano a Broscia). Quel mattino, a casa del premier, si tiene una riunione fra lui, Previti, il responsabile giustizia Giuseppe Gargani, il capogruppo Schifarli e il duo Pecorella-Ghedini. Secondo il «Corriere» e altri quotidiani, nel vertice si è parlato anche di come «accelerare l'iter della Cirami». Poi i due difensori volano a Milano per l'ultima udienza del processo Sme prima della pausa estiva, prevista per l'indomani.

Quel che accade in tribunale il 19 luglio lo spiega Luigi Ferrarella, in un breve articolo su due colonne a pagina 16: per l'ennesima volta la difesa Berlusconi ha fatto saltare l'udienza. Come? Pecorella e Ghedini hanno sollevato un «legittimo impedimento»; le votazioni in Parlamento su una legge molto importante. Processo rinviato di due mesi, a dopo le vacanze. Normalmente si sarebbe andati avanti lo stesso, visto che sia Ghedini sia Pecorella hanno dei sostituti processuali (gli avvocati Filippo Dinacci e Piero Longo) in grado di rimpiazzarli egregiamente. Questa volta però hanno avuto cura di revocarli per tempo. Una chiara manovra dilatoria: quello stesso giorno, al processo ALL Iberian (Berlusconi è imputato anche lì, ma sa di poter vincere grazie alla sua legge che ha depenalizzato il falso in bilancio), l'avvocato Dinacci ha regolarmente difeso il Cavaliere al posto di Pecorella e Ghedini. Che, in quel caso, non l'hanno revocato. Il perché è lampante. «I difensori del premier spiega Ferrarella perseguono [...] una strategia. Da quando la loro istanza alla Cassazione per trasferire i processo da Milano a Broscia è appesa alla decisione della Consulta sul "legittimo sospetto", le difese chiedono che i processi per corruzione di giudici non arrivino a sentenza prima del doppio i verdetto di Consulta e Cassazione».



Delitto di cronaca



La reazione di Ghedini all'articolo è furibonda. Il 22 luglio l'onorevole avvocato scrive una lettera «personale e riservata» a de Bortoli (che sarà depositata agli atti di una causa civile per diffamazione). Accusa il «Corriere» di faziosità per le sue cronache dei processi Previti-Berlusconi e, fatto senza precedenti, preannuncia un'azione giudiziaria contro il solo Ferrarella, senza coinvolgere il direttore ne la società editrice. In pratica chiede la testa del cronista, giocando la carta del divide et impera, mascherata dietro improbabili «ragioni affettive».

La lettera, intestata ampollosamente all’'«Illustrissimo Signor Direttore», è un capolavoro di ambiguità. Elogia la «grande passione» e la «pari attenzione» con cui de Bortoli dirige il «Corriere». Ma poi lo accusa di aver trascinato il giornale su una «linea precisa e incontrovertibile» contro Berlusconi. Una linea colpevolista che offende le nobili «tradizioni» di via Solferino. Una linea che trapelerebbe dagli articoli di «noti giuristi di una determinata area» (allusione al professor Vittorio Grevi dell'Università di Pavia) e soprattutto dai resoconti dei cronisti, viziati da «una prospettazione degli avvenimenti squisitamente di parte e fortemente critica», insensibile alla tesi della difesa. Ghedini lamenta di non aver visto pubblicato un suo intervento sul falso in bilancio e nemmeno le proteste degli avvocati Fininvest per alcuni presunti «verbali scomparsi» (che in realtà scomparsi non erano). Colpito nel suo antico «affetto» per il «Corriere», osserva che il quotidiano è peggio di «Repubblica», le cui cronache «seppur faziose» sarebbero più corrette. Poi parte all'attacco di Ferrarella, per l'ultimo articolo «assolutamente destituito di ogni fondamento» e «non vero». Ecco: l'onorevole avvocato si vede «costretto» a denunciare il giornalista, ma non il «Corriere», sempre per l'affetto che gli porta. È vero che l'ultima udienza è saltata per gli impedimenti parlamentari suoi e di Pecorella, ma le faccende da trattare erano così «delicate» che i due non potevano proprio farsi sostituire. Nessun intento dilatorio, dunque, per carità: semplicemente i sostituti Dinacci e Longo non sarebbero molto ferrati sul falso in bilancio, e proprio di falso in bilancio si discuteva quel giorno. Ghedini invita de Bortoli a leggersi i verbali delle udienze, per potersi render conto dello «scandalo» che si sta consumando al tribunale di Milano, dove da tre anni e mezzo si tenta di processare Berlusconi. Poi passa al terzo bersaglio, dopo Grevi e Ferrarella: è Giovanni Bianconi, che ha dato conto della riunione a casa Berlusconi infilandoci pure il nome di Ghedini, che invece giura di non essere andato, ma di aver incontrato Berlusconi per puro caso e per tutt'altri motivi del tutto innocenti. Segue un lungo e barocco elogio di de Bortoli e del «Corriere» che fu e che, purtroppo, non è più. Infine la precisazione che la lettera è «riservata».

Il messaggio è fin troppo chiaro: il problema non è (ancora) il «Corriere». Sono alcune mele marce, eliminate le quali fra Palazzo Chigi e via Solferino può tornare il sereno. Veda un po' de Bortoli che cosa vuoi fare. Cordiali saluti e auguri di buon lavoro.



«Cortesi solleciti»



II 23 luglio, mentre la «riservata personale» di Ghedini è ancora in viaggio, sulla scrivania di de Bortoli arriva un'altra lettera spedita via fax e firmata da Cesare Previti. Riecheggia in molti passi quella dell'avvocato. Ma stavolta è destinata alla pubblicazione. Anche il coimputato e sodale del premier accusa il «Corriere» di aver sposato «in foto la causa della Procura di Milano nei processi che vedono imputati me e il presidente del Consiglio». Scrive Previti: «Su quei processi il "Corriere" procede in modo monodirezionale, senza un solo cedimento dalla linea colpevolista, sia nel merito sia nel modo di conduzione della difesa processuale». Nel mirino questa volta, oltre a Bianconi, c'è un articolo di Biondani e Flavio Haver (che però non vengono espressamente citati). Qual è la colpa di Bianconi? Aver adombrato il legittimo sospetto che alcune leggi varate in tutta fretta sulla giustizia servano a risolvere i guai giudiziari del premier e dei suoi coimputati. Scrive ancora Previti:


Quando viene compiuto un qualsiasi passo legislativo o amministrativo, che con una lettura maliziosa possa apparire come un possibile appiglio per i miei difensori, mi imbatto in intere pagine del «Corriere della Sera», con cronache, retroscena e l'immancabile commento, quasi esclusivamente a firma di Giovanni Bianconi, che accusa questa maggioranza di essere al servizio dei problemi giudiziari del premier e di Previti (magari fossi ancora cosi influente per il partito o la coalizione da determinarne la linea politica, nonostante sei anni d'incredibile persecuzione giudiziaria nei miei confronti).

Poi tocca a Biondani e Haver, «rei» di aver ricostruito in modo sgradito alle difese quanto è accaduto alla Procura di Milano una settimana prima, quando un ufficiale della polizia giudiziaria ha rotto incidentalmente un ed rom posto sotto sequestro dalla Procura di Perugia e contenente la celebre intercettazione ambientale dei giudici Squillante e Misiani al bar Mandara.



Nessun dubbio balena nella mente [...] circa il fatto che una delle prove della manipolazione, il cd-rom con la copia originale delle intercettazioni, sia andato distrutto «nella concitazione» (sono parole del procuratore aggiunto) di consegnare gli atti agli investigatori [...]. Ha mai provato a distruggere un cd-rom [...]? Sa quanta forza ci vuole per piegarlo? Ma di questi interrogativi sul suo quotidiano non ne ho letto uno, eppure i giornalisti dovrebbero sempre cercare la verità.



Nella concitazione, Previti dimentica che il dischetto in questione non è affatto un «originale», ma solo uno dei tanti doppioni, e che un'altra copia digitale (uguale a quella distrutta) è da tempo in mano alla difesa di Berlusconi: come scrive subito il «Corriere» e come confermeranno le indagini dei giudici di Perugia, investiti del caso proprio da Previti e Berlusconi.

Ferruccio de Bortoli pubblica la lettera e risponde con un breve corsivo anonimo, ricordando i «diversi interventi dell'onorevole che il "Corriere" ha volentieri ospitato e che avrebbe pubblicato anche senza i cortesi solleciti di Palazzo Chigi». Allusione al bombardamento di telefonate cui è sottoposto dall'insistente Bonaiuti. Poi aggiunge:


Spiace che, nella comprensibile ansia di difendersi, l'onorevole Previti esprima opinioni sull'informazione giudiziaria del «Corriere» inesatte ed ingenerose. La magistratura di Milano non è esente da critiche. E il «Corriere» non ha mai mancato di formularle. Anche quando il suo procuratore generale ha lasciato con un discorso rimasto celebre. Così come abbiamo stigmatizzato alcuni comportamenti corporativi della magistratura, ultimo caso lo sciopero delle toghe. Ma le notizie sono notizie, comprese quelle che provengono dal Parlamento e possono incidere sui processi in corso. Se sono fondate, si pubblicano senza chiedersi preventivamente se facciano gli interessi dell'accusa o della difesa. A quest'ultima abbiamo dato sempre grande spazio, come avvenne il 20 gennaio scorso con un'ampia intervista all'onorevole Previti, piena di pesanti rilievi a pm e giudici, firmata proprio da Bianconi.


In conclusione de Bortoli invita Previti a un pubblico dibattito, in via Solferino, su giustizia e informazione. Ovviamente invano.

Il «Corriere» non si adegua. Bianconi, Ferrarella e Biondani continuano a scrivere. E il mellifluo ultimatum di Ghedini sembra scadere. Il 26 e il 31 luglio «II Giornale» della famiglia Berlusconi attacca alzo zero il «Corriere» per la penna di Giancarlo Lehner, giornalista di scuola craxiana, già autore di libelli diffamatori contro la Procura di Milano e futura colonna del sito Internet www.cesarepreviti.it (http://www.cesarepreviti.it). Lehner prende di mira, citandoli per nome e cognome, Biondani e Haver. E accusa il primo quotidiano d'Italia di «stravolgere in modo insidioso la verità». Il 27 luglio, ecco la risposta (in codice) di via Solferino: una breve notizia di sei righe informa che la Mondadori è stata appena condannata a risarcire il pool di Milano con 120 mila euro per le falsità contenute in un pamplet di Lehner allegato a «Panorama» dal titolo Attentato al governo Berlusconi.



«Giornalismo impossibile»



In questo clima di assedio, il 29 luglio de Bortoli risponde alla «riservata personale» di Ghedini:



Gentile avvocato, ho letto e riletto con intima sofferenza la lettera che mi ha gentilmente indirizzato. Sofferenza perché da una persona come lei, che stimo professionalmente ed umanamente, non me la sarei mai aspettata. Sofferenza acuita dalla constatazione, amara, che in un momento come quello che stiamo vivendo la professione di giornalista (ma anche quella di avvocato, credo) sia semplicemente impossibile. Il sospetto di parzialità è la regola. La concessione del beneficio della buona fede nemmeno l'eccezione. Una preoccupante deriva morale. Non ci si confronta, ci si sospetta.

Lei sostiene nella sua lettera, e il giudizio è assai ingeneroso, che il giornale da me diretto ha ormai assunto una linea «precisa e incontrovertibile» sulle questioni giudiziarie, esaltando le notizie in qualche modo favorevoli alla Procura e sminuendo quelle positive per la difesa. Mi spiace che lei non noti come il giornale abbia stigmatizzato più volte il comportamento della Procura, criticando per esempio le famose esternazioni di Borrelli (e persino in prima pagina i troppo frequenti festeggiamenti all'atto del suo addio alla Procura generale); e si sia fermamente schierato contro lo sciopero dei magistrati.

Sul falso in bilancio non ricordo sinceramente di aver respinto un suo scritto, ma se ciò è avvenuto da parte della mia struttura non posso che scusarmi. Le dico di più: con un editoriale di Paolo Franchi spiegammo che, se anche il premier dovesse essere condannato, e personalmente mi auguro di no, non chiederemo mai le sue dimissioni e se ciò avvenisse questa sarebbe la posizione del «Corriere». Non risulta che nell'ambito della Casa delle Libertà, e persino del governo, tutti la pensino allo stesso modo.

E veniamo alle contestazioni di merito contenute nella Sua lettera, per le quali premetto che, nel caso di una sua eventuale azione giudiziaria, mi riterrò chiamato in causa in solido con i miei colleghi. All'udienza del 19 luglio del processo Sme, lei e Pecorella avete fatto valere un legittimo impedimento perché impegnati, come parlamentari, nelle votazioni del decreto «omnibus»; nello stesso tempo avete revocato i sostituti processuali, professor Longo e avvocato Dinacci, «stante la delicatezza delle questioni». Ciò ha determinato il rinvio del processo al 21 settembre perché non si è potuta celebrare l'udienza che avrebbe dovuto tenere conto della nuova legge sul falso in bilancio. Immagino però che lei, avvocato, non abbia dimenticato che nello stesso pomeriggio del 19 luglio l'avvocato Dinacci aveva discusso nel processo AH Iberian (dove rappresentava la difesa Berlusconi insieme al professor Mazzacuva) la medesima questione procedurale sul falso in bilancio in calendario nella mattinata al processo Sme. E credo anche che il 20 gennaio 2001 l'avvocato Dinacci abbia parlato di falso in bilancio qualitativo e quantitativo, svolgendo una consulenza tecnico-contabile. E ancora: 1'8 maggio del 2001 è stato il professor Longo a consegnare al tribunale una memoria difensiva (in una cartellina verde con sul bordo la scritta «avvocato Pietro Longo, Padova» e sottoscritta da tutti gli avvocati difensori) sulle istanze di nullità del decreto che dispone il giudizio: la memoria, tra i vari punti, esaminava anche la questione della richiesta di «incidente probatorio in riferimento ai falsi in bilancio contestati al capo B». Lei ricorderà, inoltre, avvocato, che il 19 gennaio del 2001, dopo le contestazioni suppletive mosse dal pm, fu O professor Longo a illustrare la questione della competenza territoriale per connessione incentrata proprio sul nesso tra falso in bilancio e la nuova formulazione dell'accusa di corruzione. E che il 16 luglio del 2001 lo stesso professor Longo è intervenuto più volte nell'esame del colonnello Federico D'Andrea, fra i principali testi del pm sui movimenti finanziari esteri Fininvest. In quell'occasione, assenti lei. Pecorella e Dinacci, Longo chiese che il teste tornasse un'altra volta, ma il tribunale respinse la richiesta con la motivazione che c'era stato il tempo sufficiente per decidere chi dovesse assistere all'esame. Può darsi che O 19 luglio lei e l'avvocato Pecorella abbiate pensato a questo precedente quando, rimanendo in Parlamento, avete revocato i vostri sostituti processuali Longo e Dinacci «per evitare equivoci e fraintendimenti». Una scelta legittima, ma mi riesce difficile comprendere perché si dolga del fatto che il «Corriere» ne abbia dato conto.

Inoltre lei, avvocato Ghedini, afferma che la difesa Berlusconi non ha mai addotto impedimenti, ma solo chiesto «in un paio di occasioni, spostamenti per impegni pregressi». Il verbale d'udienza del 20 gennaio 2001, ad esempio, non rinvia alla prevista udienza del 22 gennaio, ma al «5 febbraio, atteso il legittimo impedimento della difesa Berlusconi». E il 20 aprile del 2001 il tribunale, preso atto della volontà degli avvocati

Ghedini e Pecorella di abbandonare il processo se i giudici non avessero recepito i loro impegni di candidati nella campagna elettorale, cancellò cinque udienze già in calendario, così motivando in ordinanza: «L'ordinamento non appresta concretamente strumenti atti a contrastare una scelta di abbandono di difesa, che del resto è stata esplicitamente preannunciata».

Chiedo scusa per la lunga citazione processuale, per la quale ho attinto, ovviamente, alle competenze redazionali.

Quanto all'articolo a firma Bianconi (giornalista già fatto oggetto di pubbliche attenzioni da parte dell'onorevole Previti, in una lettera che spero che lei come privato cittadino non condivida nel tono), dell'incontro del 18 luglio a Palazzo Grazioli ha riferito subito l'Ansa (lancio delle 13,39) e, il giorno successivo, ne hanno dato conto oltre al «Corriere», «la Repubblica», «La Stampa», «II Resto del Carlino», «La Nazione». Non metto in dubbio la sua parola, ma mi domando perché tutte queste cronache non siano state smentite.

Quanto alla nostra presunta parzialità ho chiesto ai miei collaboratori di fare una ricerca in archivio della quale le allego i risultati. Dei titoli del «Corriere» dedicati al processo, 27 danno conto di notizie o tesi favorevoli alle difese, 6 di notizie o tesi ascrivibili all'accusa. Lei afferma inoltre che non abbiamo mai pubblicato, o solo incidentalmente, la vicenda dei verbali scomparsi. Il 19 luglio a pagina 12 ne abbiamo riferito con ampiezza. Il «Corriere», inoltre, non ha mai mancato d'intervistarla, credo correttamente, in più occasioni.

Caro avvocato Ghedini, al termine di questa lunga lettera vorrei rinnovarle tutta la mia disponibilità ad incontrarla come e quando vorrà. Ho troppa stima nella sua serietà professionale e nella sua sensibilità civile per non trovarla concorde sul fatto che, al di là degli esiti del processo che grava troppo sui destini del nostro paese, in Italia di giustizia non si possa più parlare. O si è con voi o si è contro di voi. Ma, mi creda, molti non sono ne con voi, ne contro di voi. E, come riconosciamo a lei il beneficio assoluto della buona fede (che va di pari passo col principio della presunzione d'innocenza), gradiremmo avere in cambio la stessa moneta che peraltro esce dalla buona zecca della tradizione giuridica italiana, alla quale lei appartiene a buon diritto.

Ps: Mi scusi se le pongo questa domanda. La lettera riservata personale è rimasta limitata alle nostre persone o è stata inviata in copia anche al suo assistito? In quel caso, la pregherei di fargli pervenire anche la mia risposta. Grazie. Ferruccio de Bortoli.

eXo
9th December 2004, 10:53
e fu così che franzz venne denunciato per violazione del copyright :asd:

Fr4nz
9th December 2004, 10:56
e fu così che franzz venne denunciato per violazione del copyright :asd: Commento intelligentissimo Exo. Come al solito.

Se fosse così, allora sarebbe illecito pure riportare gli articoli dei quotidiani.

Però non mi sembra che qualcuno abbia protestato per questo.

eXo
9th December 2004, 11:05
Commento intelligentissimo Exo. Come al solito.

Se fosse così, allora sarebbe illecito pure riportare gli articoli dei quotidiani.

Però non mi sembra che qualcuno abbia protestato per questo.

Sono 2 cose completamente diverse, il libro è pubblicato su internet?
così come lo era il tuo topic di Yushenko, è una cosa trita e ritrata.
Nulla di nuovo dal fronte occidentale

Fr4nz
9th December 2004, 11:10
Sono 2 cose completamente diverse, il libro è pubblicato su internet?
così come lo era il tuo topic di Yushenko, è una cosa trita e ritrata.
Nulla di nuovo dal fronte occidentale CVD.

Quando uno non ha argomenti si attacca alle cazzate.

Ma leggi quel cazzo di brano e parliamone, invece che attaccarti alle boiate!

PS: Anche se l'autore pubblica una sua opera su internet, essa è comunque coperta dal diritto d'autore. Quindi, se facciamo il tuo ragionamento, io non potrei ricopiare o riportare parti della sua opera sul mio sito o altrove.

In questo modo però si bloccherebbe la libertà di parola e di critica...non trovi?

eXo
9th December 2004, 11:28
CVD.

Quando uno non ha argomenti si attacca alle cazzate.

Ma leggi quel cazzo di brano e parliamone, invece che attaccarti alle boiate!

PS: Anche se l'autore pubblica una sua opera su internet, essa è comunque coperta dal diritto d'autore. Quindi, se facciamo il tuo ragionamento, io non potrei ricopiare o riportare parti della sua opera sul mio sito o altrove.

In questo modo però si bloccherebbe la libertà di parola e di critica...non trovi?


Certo così come riportato nel tuo articolo, avvenne con D'Alema, ora per fortuna in quel caso ci fu un Indro Montanelli a risollevare la situazione.

In Italia la libertà d'espressione è una cosa molto delicata e altrettanto difficile da amministrare.

Fr4nz
9th December 2004, 11:33
Certo così come riportato nel tuo articolo, avvenne con D'Alema, ora per fortuna in quel caso ci fu un Indro Montanelli a risollevare la situazione.

In Italia la libertà d'espressione è una cosa molto delicata e altrettanto difficile da amministrare. Con D'Alema però la RAI aveva due "polisti" (persone del polo) a capo di Rai1 (Saccà) e Rai2....inoltre d'Alema non puntava alla "scalata" del Corriere, cosa gravissima IMHO per una democrazia moderna. Insomma, durante la sinistra bene o male il pluralismo era assicurato.

Analizzator
10th December 2004, 12:52
di la verità hai appena comprato uno scannero con un software ocr e lo volevi provare ;)
ora non c'ho tempo, merita il libro in ogni caso? c'è scritto cose che non si sanno?
io di de bortoli no sapevo di quelli televisivi si tutti..ci sono dettagli in piu, ci sono fonti piu che certe citate?
:)grazie

ZACKK
10th December 2004, 12:59
Di solito i libri di travaglio sono interessanti proprio per le fonti citate e per la ricchezza di informazioni.

Io ho letto "lo chiamavano impunita' " e ho apprezzato molto che non si tratta di un libro di pareri di travaglio ma di notizie raccolte un po' ovunque, dalle carte processuali, giornali ecc.

Oath
10th December 2004, 13:18
Credo sia violazione di copyright, franz.

Forse non lo è perchè è meno del 30% del libro, ma non lo so.


Cmq ottima idea quella di postarlo tutto, sicuramente lo leggerò stasera, del resto è corto e leggibilissimo. :approved:


(ma il fatto che chi è interessato al libro lo può andare a comprare non ti è saltato in mente? :mumble: )

ZACKK
10th December 2004, 13:29
Credo sia violazione di copyright, franz.

Forse non lo è perchè è meno del 30% del libro, ma non lo so.

Ci siamo gia' informati con lamu' che conosce a menadito il codice e non ci sono ancora gli estremi per la violazione del copy, altrimenti avremmo gia' lockato.


Cmq ottima idea quella di postarlo tutto, sicuramente lo leggerò stasera, del resto è corto e leggibilissimo. :approved:

:asd:

Purtroppo questo e' uno dei difetti di franz per cui lo avevamo gia' avvertito e per cui tornera' a risponderti solo nell'anno nuovo.

N3m0
10th December 2004, 14:14
Credo sia violazione di copyright, franz.

Forse non lo è perchè è meno del 30% del libro, ma non lo so.


Cmq ottima idea quella di postarlo tutto, sicuramente lo leggerò stasera, del resto è corto e leggibilissimo. :approved:


(ma il fatto che chi è interessato al libro lo può andare a comprare non ti è saltato in mente? :mumble: )

si ma il libro costa circa 9.80. Io direi di comprarlo, son soldi strameritati.

Oath
10th December 2004, 16:57
Infatti ero sarcastico, sul forum più di 10-15 righe non sono leggibili :asd:

Teocrazia
10th December 2004, 20:31
ho perso 9 decimi per colpa di franz
ma legge quello che scrive?

[MH]LAMU
10th December 2004, 20:37
no, copia incolla e basta :asd:

Teocrazia
10th December 2004, 21:19
Fr4nz ti consiglio di girare 1 po di newsgroup e cercare un certo Pomero o sergio, diventerete grandi amici :)